Dottor Bissattini, Lei è autore del libro Elagabalus. Il Bene e il Male, il Maschile e il Femminile: chi era Elagabalo?
Elagabalus. Il Bene e il Male, il Maschile e il Femminile Cristian BissattiniVario Avito Bassiano era il rampollo di una nobile famiglia sacerdotale di Emesa, l’odierna Homs, antica città della provincia romana di Siria. Nella sua città di origine aveva ereditato il titolo di gran sacerdote della divinità solare di Elagagal, da cui il nome Elagabalo che gli storici gli affibbiarono dopo la sua morte. Quando salì al trono era un fanciullo di soli quattordici anni caratterizzato da una bellezza delicata ed effeminata.  Un aspetto fisico, quindi, non propriamente in linea con lo stereotipo del vir romano, improntato più alla dignitas che non alla venustas. Il ruolo sacerdotale e le sue origini orientali esasperarono ulteriormente questa androginia intrinseca che si manifestò attraverso gli indumenti di seta, i bracciali, le corone gemmate, il viso truccato e il corpo depilato. Il suo regno fu caratterizzato da numerosi eccessi sessuali e religiosi anche se probabilmente amplificati da una storiografia antica morbosa e ostile.

Elagabalo è passato alla storia per i suoi eccessi: giudizio storico obiettivo o falsato dai suoi detrattori?
Gli eccessi che gli storici attribuiscono a Elagabalo sono in molti casi totalmente inventati oppure colpevolmente strumentalizzati. Ho raccolto molti di questi divertenti aneddoti che vi invito a leggere nel libro. In alcuni casi i racconti sono così fantasiosi da essere addirittura smentiti dallo stesso autore che li ha esposti. Un esempio è la ricostruzione etimologica del nome Vario che Lampridio racconta nell’Historia Augusta. Nelle prime pagine della Vita Antonini Heliogabali, l’autore latino sostiene che il soprannome Vario gli fu affibbiato dai suoi compagni di scuola per evidenziare il comportamento trasgressivo della madre Giulia Soemia che avrebbe concepito il figlio attraverso una mescolanza di “vario” sperma. Qualche riga dopo, però, lo stesso Lampridio si contraddice clamorosamente sostenendo che il nome Vario fu ereditato dalla nonna materna (Varia Avita Mesa).
I motivi per i quali la storiografia antica ideò questa operazione di “ingegneria storica” sono complessi e probabilmente originati da una serie assai diversificata di concause. Innanzitutto Elagabalo partiva con un pesante handicap rappresentato dal suo aspetto fisico che la rigida forma mentis romana non riusciva ad associare all’immagine classica del perfetto imperatore romano. Il suo ruolo sacerdotale, i costumi e le tradizioni orientali che inevitabilmente caratterizzarono il suo comportamento amplificarono ulteriormente questo gap culturale. Le controverse riforme religiose e gli eccessi sessuali, soprattutto le relazioni omosessuali con l’atleta Zotico e l’auriga Ierocle, gli alienarono i favori della classe senatoria e dei pretoriani. Infine Il contesto storico del III secolo d.C. caratterizzato dall’avvento del cristianesimo e dalla crisi politica e militare che culminerà con la lunga anarchia militare completa il quadro.

Come giunse sul trono Elagabalo?
Elagabalo salì al potere in modo piuttosto rocambolesco. L’8 aprile 217 l’imperatore Caracalla fu ucciso misteriosamente da una congiura di palazzo mentre si trovava in Asia Minore. Marco Opellio Macrino, capo delle guardie imperiali, coordinò l’assassinio e ne usurpò il trono. Per arginare l’influenza della potente famiglia dei Severi il nuovo imperatore fece esiliare a Emesa la capostipite Giulia Domna, che morirà di lì a poco, la sorella Giulia Mesa con le due figlie, Giulia Soemia e Giulia Mamea, e i giovanissimi nipoti Vario e Alessiano. Relegate nella loro terra d’origine le Giulie riallacciarono i rapporti con i potentati locali e diffusero la voce tra i pretoriani di stanza in Oriente che il giovane Vario era il figlio illegittimo dell’imperatore Caracalla, nato da una relazione incestuosa con la madre Soemia. Le voci sulla presunta discendenza dell’amato Caracalla, unitamente alle generose elargizioni economiche promesse dalla famiglia di Emesa, fornirono ai soldati il pretesto per una rapida rivolta che si concluse con la sconfitta di Macrino nella battaglia di Immae e l’acclamazione di Elagabalo come nuovo imperatore.

Chi erano le Giulie?
Le Giulie furono un matriarcato dai tratti orientali che si legò alla dinastia dei Severi in virtù del matrimonio tra Giulia Domna, figlia di Giulio Bassiano gran sacerdote di Emesa, e Settimio Severo. La sorella di Giulia Domna era Giulia Mesa che aveva due figlie: Giulia Soemia, madre di Elagabalo, e Giulia Mamea, madre di Alessandro, ultimo erede della dinastia dei Severi. Le Giulie esercitarono probabilmente una sorta di potere occulto dietro il trono di Elagabalo, non fosse altro per il semplice motivo che il ragazzo salì al trono a soli quattordici anni senza alcuna esperienza politica e militare. Tuttavia la politica religiosa intrapresa dal giovane imperatore sfuggì probabilmente al controllo delle Giulie, per i motivi che sono spiegati nel libro.

Quale politica religiosa adottò il giovane imperatore?
La politica religiosa di Elagabalo si manifestò con il trasferimento a Roma della divinità solare di Elagabal, che per l’occasione assunse il nuovo nome di Sol Invictus Elagabal, e dell’enorme pietra sacra che rappresentava la dimora del dio. Furono fatti costruire due enormi e magnifici templi per custodire il betilo, uno sul Palatino e l’altro a Trastevere, e la nuova divinità esotica fu posta a capo del pantheon romano in sostituzione di Giove. Lo ieros gamos tra il dio di Emesa e le statue di Pallade Atena e Afrodite Urania, nonché il matrimonio terreno con la vestale Aquilia Severa scatenarono l’indignazione dell’aristocrazia romana che culminerà con rivolta dei pretoriani e la sua morte.

Come si concluse il regno di Elagabalo?
Il regno di Elagabalo si concluse l’11 marzo 222 allorché il giovane imperatore fu ucciso dai pretoriani, assieme alla madre Soemia, in una latrina all’interno della quale si era rifugiato per sfuggire alla morte. Il suo corpo fu martoriato e seviziato prima di essere gettato nelle acque luride del Tevere. Fu decretata la damnatio memoriae affinché il ricordo di questo sacerdote imperatore e del suo dio sole fosse per sempre cancellato dalla storia dell’Urbs. E invece nel 270 d.C., esattamente quarantotto anni dopo la sua morte, accadde qualcosa di inaspettato e sconvolgente…

A cosa è dovuta la scelta di questa figura per il Suo libro?
Ho voluto dedicare un libro a Elagabalo per cercare di far conoscere al grande pubblico un imperatore romano poco noto e ingiustamente associato ai “cattivi” sovrani, come Nerone e Caligola. In realtà molti degli eccessi che la storiografia antica gli attribuisce possono essere spiegati attraverso il contesto culturale e religioso nel quale era cresciuto questo imperatore fanciullo, profondamente diverso e assolutamente inconciliabile con la tradizione romana e il costume degli antenati. Questo libro non vuole essere una riabilitazione gratuita di Elagabalo bensì un’analisi storica, imparziale e obiettiva, di un quadriennio che anticipò di fatto la fine del paganesimo e la nascita del cristianesimo.