#Egophonia. Gli smartphone fra noi e la vita, Monica BormettiD.ssa Monica Bormetti, Lei è autrice del libro #Egophonia. Gli smartphone fra noi e la vita edito da Hoepli: quale ruolo ha acquisito lo smartphone nelle nostre vite?
Lo smartphone è diventato una protesi del nostro corpo, ormai non possiamo più farne a meno e nel momento in cui non è nel nostro spazio intimo, ci sentiamo deprivati di un elemento fondamentale. L’evoluzione del ruolo di questo strumento nelle nostre vite è sicuramente dovuto anche al fatto che ci aiuta nello svolgimento di svariate attività. Non si tratta quasi più di un telefono cellulare, ma di un device che ci aiuta a trovare la strada giusta quando siamo in una città sconosciuta, che ci permette di vedere cosa fanno i nostri conoscenti dall’altra parte del mondo, che ci fa accedere al nostro conto corrente, che ci tiene in contatto con amici e famigliari, ecc. Dunque un oggetto con molteplici funzionalità che vanno a cucire, click dopo click, la nostra relazione con “lui”.

Per descrivere l’uso smodato dello smartphone è stato anche coniato un neologismo, phubbing
Fenomeno curioso e caratteristico dei nostri tempi, “phubbing” come termine nasce dall’unione di “phone” e “snubbing” (snobbare). Credo sia sotto gli occhi di tutti, quando entriamo in un ristorante o in un qualsiasi luogo pubblico e vediamo persone che interagiscono con il proprio device mentre sono in compagnia. E questo pone l’individuo in una condizione di continua alternanza tra il luogo fisico intorno a sé e il luogo virtuale con cui è in contatto. L’aspetto curioso del phubbing è che a nessuno piace subirlo e quindi essere la persona che viene ignorata perché l’altro sta scrollando il proprio feed social o sta rispondendo a delle persone lontane (fisicamente). D’altra parte il mondo è pieno di phubbers e quindi necessariamente chi non ama essere ignorato, talvolta sarà colui che veste i panni di chi ignora.

Credo sia importante non fare generalizzazioni semplicistiche di questo fenomeno, come di altri che riguardano la relazione tra esseri umani e tecnologia. Ad ogni modo però, dopo una prima fase storica in cui siamo stati abbagliati e ci siamo follemente innamorati della tecnologia, oggi forse è il momento di fermarsi e porsi alcune domande sul come la utilizziamo. In questo quadro, una riflessione che comprende gli spazi di socializzazione, è necessaria.

Quali effetti produce l’abuso dello smartphone?
Premetto che è molto scivoloso parlare di abuso, nel senso che sarebbe poco sensato ragionare in termini meramente quantitativi per cui un determinato numero di minuti di uso giornaliero vada bene ed eccedendolo si possa parlare di abuso. Per lo meno non è il quadro teorico a cui voglio riferirmi io. Detto questo è sotto gli occhi dei più il fatto che l’uso sconsiderato del telefono cellulare abbia degli effetti a più livelli su noi esseri umani. In primis sulle capacità cognitive e quindi sulla nostra attenzione, concentrazione, memoria e creatività. In secondo luogo, riprendendo quanto scritto sopra, c’è sicuramente un impatto a livello relazionale, il modo in cui stiamo insieme tra atomi e bit è cambiato. Il cambiamento non significa necessariamente un peggioramento perché se pensiamo all’effetto straordinario delle videochiamate nel mantenimento dei legami famigliari, è innegabile che lo strumento giochi un ruolo protettivo. Infine non dimentichiamoci gli effetti sul nostro corpo: la postura da smartphone (testa china sul piccolo schermo) è caratterizzata da una certa chiusura verso l’esterno e ha un effetto su cervicale, vista, tendini delle braccia, ecc.

Lo smartphone è uno strumento di innegabile utilità: dove si pone il confine tra necessità e benessere?
Domanda interessante e di difficile risposta, se non si vuole scadere nella banalità che è poco utile. Possiamo però dire che, come tutti gli strumenti, la grossa differenza è data dal modo in cui li usiamo. Per quanto riguarda lo smartphone credo che il limite sia il tipo di risposta che ci diamo alla domanda “Posso farne a meno?”. Se non possiamo mai farne a meno, a questo punto diventa più una necessità che non una fonte di benessere. Gli elementi necessari nella nostra vita sono cibo, acqua, sonno ecc. insomma attività di cui non possiamo fare a meno per sostentarci. Se lo smartphone diventa un elemento nella sfera dei bisogni primari, perde il suo ruolo di device funzionale allo svolgimento di certe attività e diventa invece un oggetto che ha un valore per noi, di per sé.

Quali consigli può darci per un uso più consapevole dello smartphone?
Ci sono dei piccoli accorgimenti che possiamo mettere in atto e adattare alla nostra quotidianità a seconda di ciò che più fa per noi. In generale un primo consiglio è determinare dei luoghi e dei tempi in cui lo smartphone non entri, non tanto come forzatura nell’espellere l’elemento tecnologico ma piuttosto come preservazione di uno spazio in cui, appunto, non è necessario. In questo senso una strategia che ben funziona è il recupero delle sveglie analogiche per alzarsi al mattino, così facendo si potrà tenere il cellulare fuori dalla stanza durante la notte (momento in cui non dovrebbe essere necessario averlo a portata di mano). Un secondo consiglio che do spesso è la disattivazione di tutte le notifiche del cellulare per poi, piano piano, riattivare solo quelle che sentiamo essere importanti e utili. In questo modo è più semplice capire e toccare con mano quali notifiche non è importante avere in realtà. Infine un altro elemento su cui operare è l’organizzazione delle App sul cellulare: togliere da sotto gli occhi le App maggiormente distraenti (prime fra tutti i social media) è un modo per non avere la tentazione di fronte a noi sempre.

Monica Bormetti, psicologa e autrice di #Egophonia. Gli smartphone fra noi e la vita (Ed. Hoepli). Dal 2015 al 2018 lavora in una start up digitale, in quegli anni durante un viaggio in Indonesia le si rompe lo smartphone e così trascorre tre settimane di digital detox. Lì inizia a studiare il rapporto tra essere umano e digitale. Nel 2017 apre smartbreak.it con l’obiettivo di fare divulgazione sul benessere digitale. Attualmente vive a Milano dove lavora come consulente nella formazione sull’uso consapevole dei media digitali in ambito aziendale e scolastico.