“Economia, gestione e finanza dei football club professionistici” di Claudio Sottoriva e Gimede Gigante

MESE DELLO SPORT IBS.IT
Prof. Claudio Sottoriva, Lei è autore con Gimede Gigante del libro Economia, gestione e finanza dei football club professionistici edito da Egea come si configurano, dal punto di vista giuridico, le società di calcio professionistiche?
Economia, gestione e finanza dei football club professionistici, Claudio Sottoriva, Gimede GiganteLe società di calcio professionistiche sono regolamentate dalla disciplina legge 23 Marzo 1981, n.91 che ha introdotto profonde novità regolamentando in modo diverso un settore, (non solo per il calcio ma per lo sport in generale) fino a quel punto non considerato per quanto dovuto. A questa disciplina si aggiungono le Norme Organizzative Interne della FIGC (NOIF) secondo cui con il termine “società” si indicano tutti gli enti a struttura associativa che, indipendentemente dalla forma giuridica adottata, svolgono l’attività sportiva del giuoco del calcio. Da ultimo, e il nuovo volume la considera, occorre fare riferimento alla normativa prevista dalla c.d. riforma dello sport che ha dato origine ai decreti legislativi attuativi della delega ricevuta del febbraio 2021 (in particolare il decreto legislativo 28 febbraio 2021, n. 36 recante “Attuazione dell’articolo 5 della legge 8 agosto 2019, n. 86, recante riordino e riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici, nonché di lavoro sportivo”).

Come si articola il modello di business delle società di calcio professionistiche?
Il sistema calciò è un business che merita particolare attenzione, abbiamo di fatto un solo vincitore per ogni competizione ogni anno ed è un sistema che “vive” solo grazie alla presenza di tutti gli altri operatori (clubs), che hanno il doppio ruolo di cooperazione e competizione.

Fatta questa premessa, le caratteristiche principali del sistema economico dei club professionistici sono:

  • Imprevedibilità del risultato sportivo e forte “dipendenza” dallo stesso.
  • Ruolo attivo del tifoso e dello spettatore;
  • Diverso appeal tra le diverse società;
  • Unicità dei fattori produttivi;
  • Differenti modalità di erogazione del prodotto sportivo;
  • Necessità di creazione di nuovi vantaggi competitivi.

Qual è il panorama economico-finanziario del mondo del calcio professionistico?
Ad oggi è possibile evidenziare delle differenze notevoli tra i club dei principali campionati europei.

In Inghilterra, grazie ad un cambiamento avviato con la Thatcher, abbiamo club che non solo presentano stadi di proprietà all’avanguardia, ma anche una forte diversificazione tra i ricavi: merchandising, ticketing e diritti tv.

In Germania, con i Mondiali del 2006, abbiamo assistito ad un’importante riqualificazione degli stadi, che consentono oggi alle squadre tedesche di avere sold out in quasi tutte le partite di campionato. In Germania è interessante anche sottolineare la composizione societaria dei club e la presenza importante anche della forma dell’azionariato popolare.
In Italia, abbiamo ancora pochi stadi di proprietà ed una fortissima dipendenza dai ricavi derivanti dai diritti tv e dai ricavi da botteghino.

In Spagna, infine, assistiamo ad un’equa ripartizione tra ricavi derivanti dai diritti tv, ricavi da gare e da iniziative commerciali.

Quali sono le principali problematiche economico-manageriali che caratterizzano i football club?
Da un punto di vista organizzativo/manageriale quello di cui viene accusato il mondo del calcio, è di essere un sistema chiuso e di non avere all’interno figure professionali altamente qualificate.

L’evoluzione del calcio, ha però modificato in parte tutto questo. I club hanno dovuto rivedere le proprie figure professionali basti pensare alla necessità di creare sempre nuove forme di ricavi, la necessità di “aggredire” nuovi mercati, l’ingresso dei social all’interno del mondo del calcio o la necessità di sviluppare investimenti infrastrutturali fino ad arrivare all’analisi delle prestazioni sportive tramite l’utilizzo dei big data.

Direttori commerciali, direttori marketing, esperti di comunicazione e social sono solo alcune figure che negli ultimi anni stanno avendo un’importanza sempre maggiore all’interno dei club.

Per quanto concerne le difficoltà economiche dei club, riguardano principalmente la capacità di raggiungere gli obiettivi sportivi con un occhio di riguardo ai bilanci. Partecipare ed essere competitivi nei rispettivi campionati nazionali ed internazionali (Champions League su tutti), comporta maggiori ricavi in termini di botteghino, di abbonamenti per assistere alle partite, ricavi commerciali e diritti tv oltre a ricavi da merchandising.

Un club vincente, ha maggiore appeal, anche sulle nuove generazioni (con conseguente aumento del numero dei tifosi) e maggiore possibilità di avere seguito nei nuovi mercati (Asia e America su tutti). Una delle difficoltà maggiori, a mio avviso, riguarda la gestione dei ricavi generati annualmente dal calcio. Basti pensare che mediamente il livello di salari e stipendi lordi corrisposti ai calciatori si assesta sul 65-70% del fatturato prodotto. Quindi stiamo parlando di un sistema in cui ogni anno viene prodotto 100 di ricavo e 65-70 sono destinati ai calciatori, con la conseguenza che quei soldi escono dal sistema e non rientrano nel ciclo obbligando le società a ricreare nuova ricchezza che uscirà nuovamente dal sistema.

Cosa ha stabilito la normativa europea relativa al Financial Fair Play?
Il Financial Fair Play è un insieme di norme approvate dalla UEFA nel 2012, i cui principali obiettivi sono:

  • Maggior disciplina e stabilità economico finanziaria dei clubs;
  • Rispetto delle scadenze dei debiti;
  • Incentivare i clubs ad operare sulla base dell’ammotare dei propri ricavi;
  • Promuovere investimenti di lungo periodo (investimenti infrastrutturali e sviluppo del settore giovanile e del calcio femminile).

L’obiettivo massimo del FFP è quello di rendere i clubs più sani dal punto di vista economico-finanziario e di rendere il sistema calcio più sostenibile.

Evitare quindi spese folli, e le vecchie gestioni familiari, avvicinando ulteriormente la gestione dei clubs a quella di qualsiasi altra azienda.

I clubs infatti hanno una serie di parametri da rispettare, sia per quanto concerne la compravendita dei calciatori, sia per quanto concerne il rapporto stipendi calciatori/ricavi.

In che modo i recenti trends (Blockchain, Minibonds, Retail Bonds, Kickbonds) potrebbero impattare sui futuri modelli di business dei principali club?
La blockchain è un trend che non può essere sottovalutato e il mondo del calcio non rimane fuori da questa innovazione. Parlando del calcio a livello mondiale, parliamo infatti di uno dei settori industriali più importanti e la blockchain non può essere ignorata. Questa tecnologia al momento supporta la capacità dei club di coinvolgere i tifosi come il caso di Socios.com che permette ai tifosi, attraverso l’uso di Fan Token, di partecipare alla vita della propria squadra oltre all’accesso premi, contenuti ed esperienze uniche studiate appositamente per i fan. Anche il mondo del Fantacalcio è stato impattato dalla rivoluzione blockchain, come il caso di Sorare. Certamente nei prossimi anni vedremo un proliferare di attività basate sulla blockchain che potrebbero impattare anche il settore della regolamentazione giuridica e contrattuale delle negoziazioni tra club.

Che lezione può trarsi, a Suo avviso, dal recente (e subito abortito) progetto di una Super League?
Sicuramente è importante non dimenticare il grido di allarme lanciato da parte dei grandi club, insieme alla necessità di rivedere il sistema economico del calcio europeo.

I club infatti hanno evidenziato grandi difficoltà economiche dovute solo in parte alla pandemia, quali assenza di incassi derivanti da botteghino da stadio, abbonamenti e introiti commerciali.

In realtà la pandemia da Covid-19, ha accelerato ed evidenziato il non perfetto stato di salute di tanti clubs.

Sicuramente nel corso dei prossimi anni, assisteremo ad operazioni di mercato diverse, i club hanno la necessità di rivedere al ribasso il monte ingaggi dei propri calciatori, creare nuove forme di ricavi e migliorare la propria solidità economica finanziaria. La lezione che ci portiamo dietro è che c’è la necessità di creare un modello sostenibile. In questo il FFP non ha fallito ma piuttosto non ha portato la sostenibilità del mondo del calcio al livello sperato, acuendo comunque il livello di indebitamento dei club che è solo fisiologicamente salito nell’ultimo periodo a causa di un fattore straordinario ed esogeno come la pandemia.

Claudio Sottoriva è Professore Aggregato di Metodologie e Determinazioni Quantitative d’Azienda presso l’Università Cattolica di Milano e Coordinatore Scientifico del Corso di Alta formazione Finance per non Finance Manager, patrocinato dalla Lega Nazionale Professionisti Serie B (LNPB). Dottore commercialista e Revisore legale dei conti, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali in tema di bilancio, gestione aziendale e corporate governance. Nell’ambito sportivo, è autore di numerose pubblicazioni relative alla redazione del financial reporting delle società di calcio professionistiche e dei contratti di sponsorizzazione. È coautore del volume L’applicazione del financial fair play alle società di calcio professionistiche. Indicazioni operative e considerazioni critiche (Aracne).

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