Economia drogata. Il traffico di droga in America Latina, Giorgio Malfatti di Monte TrettoAmb. Giorgio Malfatti di Monte Tretto, Lei è autore del libro Economia drogata. Il traffico di droga in America Latina pubblicato da Eurilink University Press: quali dimensioni assume ormai il fenomeno del narcotraffico nell’America Latina?
Il fenomeno della criminalità organizzata dedita al narcotraffico è, senz’altro, uno dei maggiori problemi che affliggono l’America Latina. Il narcotraffico ha ormai assunto dimensioni difficili da contrastare. Per il clima e la posizione geografica, l’America Latina vanta il primato mondiale della coltivazione di piante ritenute stupefacenti. Il sub continente viene considerata l’area più importante del mondo per il narcotraffico, che non sempre è stato un fenomeno devastante, ma a causa di diversi fattori lo è diventato. Da anni gli Stati della regione si confrontano con questo problema, ma le politiche sinora adottate non hanno raggiunto i risultati sperati. Qualsiasi tipo di criminalità è indissolubilmente legato alla società che lo circonda e ai suoi problemi. Il fenomeno del narcotraffico, va inquadrato nell’area geografica nella quale ha avuto origine e si è sviluppato. L’America Latina è un insieme eterogeneo di nazioni, che hanno in comune l’idioma spagnolo (salvo il Brasile e alcune isole caraibiche), il retaggio coloniale e la soggezione economica moderna degli Stati Uniti. Sullo sfondo vi è un comune paradigma planetario: una crisi economica che genera lo scontento della maggior parte della popolazione e il crescere della povertà. Emergono oggi populismi o derive autoritarie, già in passato esistenti, in risposta alle difficoltà economiche, alle proteste e al dissenso, che portano alla ribalta forme di potere anche più forti di quanto lo fossero in passato. Sono forze che cercano di dare risposte, spesso “rivoluzionarie”, all’incapacità dei governi di risollevarsi dalle conseguenze di una crisi mondiale, che colpisce maggiormente i paesi a struttura sociale molto debole.

Quali sono le principali organizzazioni criminali latinoamericane dedite al traffico di droga e in quali aree geografiche operano?
Le principali organizzazioni criminali dedite al traffico di droga sono i cartelli della droga messicani, che hanno preso il posto dei grandi e famigerati cartelli colombiani. In Messico i cartelli hanno un’organizzazione territoriale di tipo orizzontale. Sono una rete imprenditoriale, con accordi di vario genere, che legano tra di loro gruppi e singoli soggetti, senza assoggettarli ad una struttura piramidale, per gestire le varie fasi dell’attività. La loro organizzazione è in grado di assolvere diverse funzioni nei settori riguardanti la coltivazione delle piante, l’acquisto di foglie e di sostanze chimiche, il trasporto delle materie prime nella zona dei laboratori, il confezionamento della cocaina e la vigilanza dei depositi. Attività queste che, unitamente alla protezione dei capi, hanno comportato la militarizzazione dei cartelli dotandoli di unità armate, impiegate nella protezione dei laboratori e delle rotte. Non esiste un cartello predominante e tra i più influenti si possono citare: il “Cartello di Sinaloa”, fondato da Joaquim Guzman, detto “El Chapo”, che fino al suo arresto controllava il 25% del mercato della droga; il “Cartello del Golfo”; “La Familia”; “Los Caballeros Templarios”; il “Cartello di Tijuana” e “Los Zetas”. Tutti questi sopracitati gruppi agiscono non soltanto nel proprio paese ma in tutto il resto del continente. Accanto ai cartelli messicani abbiamo dei gruppi emergenti in America meridionale. Il più importante è pericoloso è senz’altro il brasiliano “Primeiro Comando da Capital” (PCC), un gruppo nato e cresciuto nel problematico sistema penitenziario dello Stato di San Paolo, un po’ come accaduto in Italia, negli anni Ottanta, con la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Il PCC è passato dalle rivendicazioni sul trattamento dei detenuti al traffico di droga ed è in rapida espansione.

Quali sono le conseguenze delle loro azioni sui vari settori della vita degli Stati latinoamericani?
Il narcotraffico produce conseguenze devastanti sulla vita dei paesi. A parte gli episodi di violenza che colpiscono la popolazione civile. Nelle sparatorie tra gruppi rivali molto spesso sono gli innocenti a farne le spese, trovarsi al momento e al posto sbagliato è fatale. La criminalità si infiltra nella politica condizionando il comportamento di rappresentati eletti democraticamente ma grazie anche ai loro voti. La corruzione avvolge le decisioni dei governi e sono sempre più i Presidenti latinoamericani destituiti a causa dei legami con la criminalità. I narcos non vogliono sovvertire lo Stato o prenderne il posto, ma costituire una struttura parallela. In situazioni di crisi economica e disoccupazione i giovani sono chiaramente attratti per darsi un futuro migliore dalle opportunità offerte dai criminali. L’America Latina malgrado sia un continente esente da conflitti è il più violento al mondo. Lo dimostrano il tasso di omicidi. L’America Latina e i Caraibi sono attualmente le regioni più violente del mondo. Si registrano ventitré omicidi ogni centomila abitanti, il doppio rispetto all’Africa e cinque volte rispetto all’Asia. Al 10% della popolazione mondiale corrisponde il 30% delle uccisioni violente del pianeta.

Il narcotraffico è un fenomeno ormai globalizzato: quali sono le sue ramificazioni internazionali e quale seria minaccia rappresenta per tutte le società del mondo civilizzato?
La criminalità dedita al narcotraffico è un fenomeno, che si va determinando sempre più nelle economie in crescita e viene ormai considerato una nuova forma di potere geopolitico o addirittura geoeconomico transnazionale. Tale fenomeno è in grado di incidere tanto nella sfera economica quanto nella sfera politica, provocando un circolo vizioso, nel quale l’economia illegale finisce per diventare indispensabile rispetto a quella nazionale. Il sistema dei “narco-stati” o delle “narco-democrazie” rischia di contagiare, non soltanto le economie dei paesi in via di sviluppo, ma anche quelle dei paesi più avanzati.

L’Unione Europea finanzia un programma per il contrasto alla criminalità organizzata transnazionale in America Latina: quali misure sono, a Suo avviso, necessarie per arginare tale fenomeno criminale?
Abbiamo oggi una criminalità senza frontiere, che rappresenta una seria minaccia per le istituzioni democratiche e lo sviluppo economico dei paesi. Per contrastarla, serve un impegno politico dei governi e una stretta collaborazione internazionale. Il concetto nuovo, emerso in sede internazionale, è che non può esservi un regolare sviluppo economico finché esista un tipo di criminalità cosi organizzata. La consapevolezza della sempre maggiore interconnessione tra le diverse criminalità organizzate a livello internazionale ha spinto le istituzioni politiche sopranazionali, come le Nazioni Unite e l’Unione Europea, a dare l’impulso, attraverso convenzioni, trattati e decisioni quadro, ad un lento processo di incremento della collaborazione tra i rispettivi paesi membri nel contrasto alla criminalità organizzata.

L’Unione Europea si è recentemente occupata anch’essa del problema. Bruxelles ha così deciso di finanziare programmi pluriennali di assistenza tecnica ai paesi latino americani nella lotta al crimine organizzato. Tra questi il più completo è El PAcCTO, nel quale l’Italia ha una partecipazione di rilievo. Il progetto risponde a un’esigenza espressa dai paesi latinoamericani nel corso della riunione dei Capi di Stato UE-CELAC del giugno 2015 e muove dalla consapevolezza che, in un mondo globalizzato, nessun paese è immune agli effetti del crimine organizzato. Il piano di azione sulla “Sicurezza Cittadina”, adottato nella stessa riunione, accolse quella richiesta e ne fece un impegno condiviso. EL PAcCTO è un programma estremamente innovativo sia nel contenuto sia nella modalità di gestione, in quanto, per la prima volta, agisce sull’intera catena penale. La finalità è contribuire a rafforzare lo stato di diritto e la sicurezza cittadina in America latina. Il rafforzamento della sicurezza del cittadino nel rispetto dei diritti umani è un delicato tema politico. Si tratta di utilizzare norme e strumenti che non ledano le libertà individuali e democratiche. In questo, le esperienze di paesi europei che hanno saputo combattere forme di antica criminalità organizzata come la mafia o il terrorismo interno e internazionale, senza ricorrere a leggi coercitive, sono fondamentali. La lotta contro il grave fenomeno della droga e della conseguente crescita delle organizzazioni criminali transnazionali, oramai globalizzate, presuppone una sempre più incisiva collaborazione internazionale e una capacità di comprendere e affrontare i problemi che stanno alla base anche del consumo.

Inutile giudicare quello che abbiamo fatto e dove si è sbagliato, si tratta di agire sempre con maggiore volontà riuscendo a chiudere i rubinetti dei flussi finanziari della criminalità. Giovanni Falcone diceva “Follow the money”, quella è la strada da percorrere.

Giorgio Malfatti di Monte Tretto, laureato in Scienze Politiche alla Università della Sapienza di Roma, è entrato nella carriera diplomatica nel 1975. Nel corso della quale, ha ricoperto incarichi presso il Ministero degli Affari Esteri e come capo missione a Cuba, nel Kazakhstan e nell’Uruguay. Nell’ultimo decennio ha ricoperto la carica di Segretario Generale dell’Istituto Italo-Latinoamericano di Roma. È attualmente responsabile istituzionale di un programma europeo per il contrasto alla criminalità organizzata nell’America Latina.

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