Donato Carrisi: il maestro italiano del thriller

È dal 2009, anno di uscita del suo primo romanzo, Il suggeritore, che Donato Carrisi appassiona e inquieta i suoi lettori, confermandosi il maestro italiano del thriller psicologico, genere che prima del suo esordio sulla scena era appannaggio quasi esclusivo dei grandi autori americani.

Premiato con il Prix Polar e il Prix Livre de Poche in Francia e il Premio Bancarella in Italia, Carrisi è autore di svariati bestseller internazionali, tradotti in più di 30 lingue.

I suoi libri di maggior successo includono Il tribunale delle animeLa donna dei fiori di cartaL’ipotesi del maleIl cacciatore del buioLa ragazza nella nebbia, tutti editi da Longanesi; da alcuni di essi sono stati tratti anche dei film, confermando il talento di Carrisi anche come sceneggiatore.

Inutile dire che il suo successo è ampiamente motivato. Laureato in giurisprudenza e specializzato in criminologia, Carrisi sa bene di che cosa parla quando scrive di delitti. Ma è soprattutto il risvolto psicologico a rendere inquietanti, e dunque ipnotici, i suoi libri. Carrisi esplora con le sue storie le zone grigie tra il bene e il male, tra il possibile e l’inverosimile: «Tutto ciò che è irrazionale apre le porte al racconto», afferma infatti lo scrittore in un’intervista.

È proprio il labile confine tra bene e male che lo scrittore percorre nella cosiddetta “trilogia di Marcus”, a cui appartengono i tre romanzi Il tribunale delle anime, Il cacciatore del buio e Il maestro delle ombre. Marcus è un penitenziere, ossia un sacerdote autorizzato dal vescovo a confessare casi speciali; la sua abilità consiste nello scovare anomalie, connessioni nascoste alla vista della maggior parte delle persone, che gli permettono di raggiungere la verità, risolvendo i delitti: «Quando la verità è scritta sulla pelle, è alla portata di chiunque, nascosta eppure così vicina. Ma nessuno la vede.»

La ragazza della nebbia, da cui è stato tratto un appassionante film con Toni Servillo, è un thriller potente che si svolge in una isolata valle alpina, in mezzo alle cui nebbie scompare Anna Lou, una ragazza di 16 anni. L’agente Vogel, chiamato a indagare sul caso, trasforma l’indagine in un evento mediatico: «Un tempo la tv si limitava a riproporre la realtà, adesso era l’artefice del processo inverso. La rendeva tangibile, consistente. La creava.»

Anche da L’uomo del labirinto è stato tratto un film di grande successo, in cui accanto a Toni Servillo compare anche Dustin Hoffmann. Anche in questo caso la protagonista è una ragazza scomparsa; questa volta però Samantha viene ritrovata, anche se ferita e traumatizzata. Attorno a lei e ai misteri che cela si muovono due uomini: Bruno Genko, investigatore privato, e il dottor Green, profiler che cerca di risolvere il caso tuffandosi nella mente della vittima.

A dieci anni da Il suggeritore, romanzo di esordio, Carrisi ne riprende il tema e lo sviluppa ne Il gioco del suggeritore. Ritorna quindi l’investigatrice Mila Vasquez, che accetta la sfida di indagare e si immerge in un malefico mondo virtuale.

E il lato più oscuro del mondo virtuale, comprendente revenge porn e cyberbullismo, compare nuovamente in Io sono l’abisso, in cui un netturbino molto particolare cerca di districare l’enigma di una ragazzina dal ciuffo viola che rischia di annegare e viene tratta in salvo da un misterioso personaggio.

«Lo scrittore ha molta paura» ammette Carrisi, «se io non provo paura non riesco neanche a trasmetterla a chi mi legge, per cui sì, tendo a sperimentarle su di me le paure». Forse per questo le sue storie, sempre spiazzanti, riescono a toccare i tasti più sensibili del lettore. E paura e infanzia sono di certo correlate, non solo perché di mostri sono popolate le fiabe, ma anche perché è spesso durante l’infanzia che accadono fatti inspiegabili, che nella vita adulta si tendono a rimuovere. Ma se «invece da bambini possedessimo un talento speciale per vedere cose impossibili?», si chiede Carrisi ne La stanza delle voci, romanzo del 2019. «E se nei primissimi anni delle nostre vite avessimo davvero la capacità di guardare oltre la realtà, di interagire con mondi invisibili, e poi invece perdessimo questa abilità diventando adulti?». Così il romanzo si spinge nella mente di Hanna, fino a far affiorare un ricordo vivido che risale a quando era una bambina. È un ricordo reale o solo un’illusione? La nostra memoria è davvero attendibile?

La memoria è protagonista anche dell’ultimo thriller, La casa senza ricordi, recentemente pubblicato. Un ragazzino dodicenne viene ritrovato in un bosco, apparentemente illeso ma sicuramente traumatizzato: Nico infatti non pronuncia una parola su quanto gli è accaduto. Sarà Pietro Gerber, già noto ai lettori come l’addormentatore di bambini del precedente La stanza delle voci, a cercare di entrare nella mente del ragazzo, attraverso l’ipnosi. «L’ipnotismo mi affascina e mi atterrisce nello stesso momento», dice lo scrittore, che per poter meglio descrivere questa pratica vi si è sottoposto in prima persona, «è come lanciarsi con il paracadute: l’emozione di lasciarsi andare per superare ogni limite, sperando che il paracaduta si apra. Ecco, l’ipnosi apre delle porte, rivela delle verità ma ciò che emerge può essere liberatorio o, al contrario, creare uno spazio in cui si viene rinchiusi». Così, sondando la mente di Nico, Gerber finisce per riportare alla luce una storia piena di illusioni e inganni, come se la voce che la stesse raccontando non fosse quella del ragazzo.

«I mostri sono reali e anche i fantasmi sono reali», dice Stephen King, uno che di paure di sicuro se ne intende, «Vivono dentro di noi e, a volte, vincono». Se dunque desiderate frugare tra gli abissi della vostra mente alla ricerca di mostri, un thriller di Carrisi può essere una buona guida.

Silvia Maina

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