“Diritto penale canonico” di Antonio Calabrese

Diritto penale canonico, Antonio CalabreseDiritto penale canonico
di Antonio Calabrese
Libreria Editrice Vaticana

«La materia che ci accingiamo a trattare è costituita dalle norme contenute nel libro VI del Codice di Diritto Canonico, intitolato De sanctionibus in Ecclesia.

Questa parte del Codice prende in considerazione i delitti che riguardano la Chiesa universale. I delitti che hanno incidenza e rilevanza nelle Chiese particolari e in altre strutture ecclesiali particolari sono lasciati alla legislazione particolare di quelle Chiese e strutture. Ma i principi generali che regolano il diritto penale della Chiesa universale costituiscono anche i principi informatori delle leggi particolari, le quali devono uniformarsi alle norme generali date dal Codice per ogni tipo di legislazione sia generale che particolare. Le leggi particolari sono piuttosto l’applicazione alle circostanze dei tempi e dei luoghi delle disposizioni generali date dalla legislazione penale universale, con le peculiarità proprie di ogni legge particolare quando sono permesse dalla legge universale.

Diritto penale canonico
  • Calabrese, Antonio (Autore)

Il titolo De sanctionibus in Ecclesia è nuovo. Nel Codice del 1917 il libro corrispondente era il quinto, dal titolo De delictis et poenis. Il termine «sanzione», tuttavia, comprende ogni tipo di pena, di rimedi penali e di penitenze, ed era peraltro già largamente usato in tal senso dallo stesso Codice del 1917.

Ma la materia del Codice vigente risulta sensibilmente ridotta, modificata e semplificata rispetto al Codice del 1917 e alla normativa precedente. I 219 canoni della legislazione penale di quel Codice, infatti, sono ridotti a 89. La pena della scomunica latae sententiae, per portare un esempio, è comminata soltanto per sette delitti, tra i più gravi, cinque dei quali riservati alla Sede Apostolica e due non riservati.

Lo stesso istituto della riserva è stato anch’esso semplificato, essendo stati abrogati î vari tipi esistenti prima. Non vi sono più pene riservate a iure o ab homine, né pene riservate simpliciter o speciali modo o specialissimo modo, ecc., ma soltanto pene riservate alla Sede Apostolica e pene non riservate.

Anche il concetto di pena medicinale è stato ulteriormente chiarito. Le tre pene medicinali o censure, scomunica, interdetto e sospensione, non possono essere più usate, né dalla legge universale né da quella particolare, come pene vendicative o espiatorie, come avveniva nel passato, ma, proprio a motivo della loro natura, possono essere comminate soltanto come pene medicinali.

Le pene che erano chiamate vendicative ora si chiamano espiatorie, dal termine usato da sant’Agostino (De civitate Dei, 21, 13). L’aggettivo «vendicativo» è sembrato meno appropriato al legislatore, facendo pensare piuttosto a una vendetta della Chiesa contro il reo.

Molte altre sono le novità del nuovo diritto penale, anche di rilievo, come per esempio l’abolizione dell’obbligo giuridico di denunziare il confessore sollecitante. Ma quelle alle quali abbiamo accennato possono già dare l’idea del nuovo indirizzo della legislazione penale, pervasa, in modo più evidente che nel passato, dello spirito pastorale che ha sempre informato la legislazione canonica penale, tutta protesa al conseguimento del fine stesso della Chiesa, che è la salus animarum. Il nuovo Codice traduce molto bene in norme di diritto canonico e, in particolare, in norme di diritto penale gli indirizzi e le opzioni del concilio Vaticano II.

Tutte le novità, però, non permettono di concludere che si è di fronte a un nuovo sistema penale ecclesiastico. La normativa penale, infatti, appare sostanzialmente continuativa dello stesso sistema penale in vigore fin dalle Decretali, che, pur con molte varianti, è giunto fino a noi, era presente nel Codice del 1917 ed è presente anche in quello vigente.

Il libro VI De sanctionibus in Ecclesia è diviso in lue parti principali: la prima intitolata De delictis et poenis in genere, la seconda De poenis in singula delicta.

Nella prima parte il Codice dà l’impostazione del sistema penale canonico. In essa sono trattati materie e istituti giuridici da sempre presenti nello stesso sistema penale canonico, nella seconda è applicato ai singoli delitti quanto è previsto nella parte generale.

La prima parte, dunque, è la più importante e anche la più difficile. Ma senza di essa il resto non sarebbe comprensibile.

Noi abbiamo seguito le ripartizioni del Codice, dividendo l’opera in due parti principali, con i titoli usati dallo stesso Codice: «Delitti e pene in genere» e «Le pene per i singoli delitti». Ciascuna delle due parti si divide, a sua volta, in capitoli, più o meno con gli stessi titoli usati dal Codice nella suddivisione della materia. I capitoli, poi, si dividono in articoli.

Per completezza di materia abbiamo richiamato, quando è stato necessario, le norme sparse in altri testi legali.

Nell’intraprendere il nostro lavoro ci siamo proposti il fine di rendere più intelligibile e meno ostico il diritto penale canonico, e a tale scopo abbiamo cercato di semplificare i concetti, usando un linguaggio comprensibile e cercando di chiarire anche per i meno preparati e particolarmente per gli studenti di diritto canonico quanto forse risulta chiaro e ovvio ai dotti.»

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Non perderti le novità!
Mi iscrivo
Niente spam, promesso! Potrai comunque cancellarti in qualsiasi momento.
close-link