“Diritto ed ebraismo. Italia, Europa, Israele. Sessant’anni di interventi e battaglie civili” di Giorgio Sacerdoti

Prof. Giorgio Sacerdoti, Lei è autore del libro Diritto ed ebraismo. Italia, Europa, Israele. Sessant’anni di interventi e battaglie civili edito dal Mulino: come si sono sviluppati i rapporti tra l’ebraismo e la società italiana dal Risorgimento ai giorni nostri
Diritto ed ebraismo. Italia, Europa, Israele. Sessant'anni di interventi e battaglie civili, Giorgio SacerdotiÈ opportuno distinguere tre periodi. Il primo dall’Unità d’Italia al 1938 è stato caratterizzato dalla piena partecipazione degli ebrei italiani, anche se pochi di numero, alle vicende civili, sociali e politiche dalla nazione. Dopo un’attiva partecipazione al Risorgimento molti di loro sono entrati a far parte della classe dirigente del regno d’Italia, contribuendo allo sviluppo del paese, nella guerra 1915-18 e anche durante il primo periodo del fascismo.

Il secondo periodo è purtroppo quello triste delle persecuzioni razziste, iniziate nel 1938, con cui gli ebrei italiani sono stati relegati al ruolo di cittadini di seconda classe, esclusi dalle scuole, dalle professioni, dagli impieghi pubblici. Con l’occupazione nazista dopo l’8 settembre 1943, è iniziato il periodo più buio, con la caccia all’ebreo complice il regime di Salò. Dopo la Resistenza, che ha visto molti ebrei nei suoi ranghi, gli ebrei sono stati evidentemente tra i sostenitori della Repubblica e dell’assetto costituzionale.

Quale appello giunse, da parte dei giuristi ebrei, al diritto internazionale contro le persecuzioni razziali?
All’epoca la tutela dei diritti dell’uomo da parte del diritto internazionale era praticamente inesistente. La resistenza alle discriminazioni avrebbe dovuto venire dal ceto dei giuristi italiani, nel rispetto dei principi di uguaglianza sanciti da quasi un secolo dallo Statuto del Regno d’Italia. Ma, come noto, resistenza e opposizione non ci furono.

Quali vicende hanno segnato la reintegrazione nei diritti e le riparazioni economiche per gli ebrei dopo il 1945?
La reintegrazione formale nella parità dei diritti fu immediata dal 1944 (nel Sud Italia) e poi in tutta Italia con la Liberazione il 25 aprile 1945, solennemente sancita infine dalla Costituzione repubblicana del 1948. La reintegrazione economica fu invece timida e i risarcimenti avari, difficili da ottenere e richiesero molto tempo. Si pensi che gli ultimi “aggiustamenti” alla legislazione sono stati fatti nel…2020, con poche vittime ancora in vita. Per molto tempo non ci fu la coscienza della peculiarità e della incidenza della persecuzione, rispetto, per fare un esempio, ai danni di guerra.

Quale contributo hanno fornito gli ebrei alla nascita della Costituzione repubblicana?
Ci furono parecchi ebrei alla Costituente (si pensi al suo presidente Umberto Terracini) che agirono però come cittadini italiani, rappresentanti del popolo, eletti nei vari partiti. L’Unione delle Comunità ebraiche fece però sentire la sua voce nel senso che fossero eliminata ogni discriminazione (in particolare quelle derivanti dal concordato del 1929) e si espresse anche contro l’uso della parola “razza” all’art. 3 del testo..

Come si sono articolati i rapporti tra ebrei e Chiesa cattolica a partire dal papato di Pio XII?
Solo col Concilio Vaticano II indetto da Giovanni XXIII e la Dichiarazione conciliare “Nostra Aetate” del 1965, la Chiesa ha cambiato registro, ha ripudiato la dottrina del “deicidio” e l’ “insegnamento del disprezzo” verso gli ebrei. È così iniziato un percorso di rispetto e approfondimento delle radici ebraiche del cristianesimo, di cui le visite dei papi successivi alla sinagoga di Roma, fraternamente accolti, sono stati un segno pubblico evidente

Quale posizione mantenne l’ebraismo italiano nel processo di revisione del concordato lateranense?
L’Unione delle Comunità, ed io personalmente come suo esponente, è intervenuta pubblicamente ripetutamente e in molte sedi, politiche e culturali, perché la revisione abolisse ogni privilegio per la religione cattolica e segnatamente cessasse il regime dell’ora di religione cattolica di fatto obbligatoria che discriminava gli alunni ebrei.

Quale regime giuridico possiedono le Comunità israelitiche nel nostro Paese e come si sono andati definendo i rapporti con lo Stato italiano?
In base alla intesa, cioè l’accordo stipulato dallo Stato con l’Unione delle Comunità ebraiche nel 1987, in parallelo con analoghe intese con altre confessioni non cattoliche, una volta sostituito il concordato del 1929 con nuovi accordi del 1984, è stato garantito il pieno rispetto della religione e dei riti ebraici nell’ambito dello Stato italiano all’insegna del pluralismo dei culti

Quale attuazione ha ricevuto l’intesa del 1987?
La sua attuazione non ha dato luogo a problemi di sostanza. Va dato atto della crescente attenzione delle autorità pubbliche alle particolari esigenze, specie in tema di sicurezza, delle Comunità ebraiche e alla lotta all’antisemitismo

Come si è evoluta la normativa per il contrasto di razzismo, antisemitismo e negazionismo?
La normativa chiave anti-discriminatoria in genere è quella del 1993, la così detta legge Mancino, successivamente completata da ultimo nel 2016 con la estensione della sanzione penale al negazionismo della Shoah, in attuazione di una direttiva europea del 2008.

Quali questioni di diritto internazionale coinvolgono lo stato di Israele?
Sono parecchie. Lo Stato d’Israele da un lato è tra i pochi nati proprio sulla base di una decisione della comunità internazionale, la risoluzione dell’Assemblea generale dell’ONU del 1947 sulla suddivisione della locale amministrazione britannica in uno stato ebraico, proclamato nel 1948, e in uno arabo, che non venne mai ad esistenza. Dall’altro lato per molti anni l’ONU ha assunto un atteggiamento antiisraeliano fomentato dall’Unione sovietico e dai paesi arabi mentre si sono ripetute delle guerre tra Israele e i vicini nel 1956, 1967, 1973.. Solo di recente si assiste ad atteggiamenti più equilibrati ma essendo il Medioriente un’area di tensioni geopolitiche, infestato dal terrorismo, è inevitabile che le contrapposizioni abbiano un’eco più vasta. La questione palestinese, cioè il pieno riconoscimento dei diritti di questo popolo, attende ancora una definizione.

Giorgio Sacerdoti, avvocato, professore emerito dell’Università Bocconi, dove ha insegnato Diritto internazionale ed europeo, è stato giudice all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) dal 2001 al 2009. Già presidente della Comunità ebraica di Milano, presiede attualmente la Fondazione CDEC-Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano e l’AGE-Associazione Italiana Giuristi e Avvocati Ebrei. Oltre che di numerose opere giuridiche, è autore di due libri di memorie familiari, Nel caso non ci rivedessimo: una famiglia tra deportazione e salvezza 1938-1945 (Archinto 2013), e Piero Sacerdoti. Un uomo di pensiero e azione alla guida della Riunione Adriatica di Sicurtà (Hoepli 2019).

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