Dott. Simone Giusti, Lei è autore del libro Didattica della letteratura 2.0 edito da Carocci: come è cambiato, nell’era di internet, il ruolo del docente di lingua e letteratura?
Didattica della letteratura 2.0, Simone GiustiIl ruolo del docente di lingua e letteratura sta cambiando rapidamente, soprattutto in questi mesi durante i quali in tanti sono stati costretti a prendere atto della necessità di ricorrere alle risorse digitali disponibili in rete. Ma è un cambiamento davvero troppo lento, che non tiene il passo con l’evoluzione della normativa e con le richieste che la società – e nello specifico il Parlamento italiano, su sollecitazione del Consiglio d’Europa – già da tempo ha formulato in modo chiaro ai docenti. Basti pensare che già dal 2012 il profilo in uscita della scuola del primo ciclo prevede che l’alunno o l’alunna, alla fine della terza secondaria di primo grado, abbia «buone competenze digitali e usi con consapevolezza le tecnologie della comunicazione per ricercare e analizzare dati ed informazioni, per distinguere informazioni attendibili da quelle che necessitano di approfondimento, di controllo e di verifica e per interagire con soggetti diversi del mondo». Competenze digitali che dal 2017 vengono regolarmente valutate e certificate dalle scuole: salvo poi scoprire, durante il lockdown, che una delle difficoltà maggiori nell’attuazione della didattica a distanza è rappresentata dalle scarse competenze digitali di studenti e docenti.

E a chi spetta il compito di insegnare con le tecnologie digitali? A nessun insegnante in modo esclusivo: ciascuno deve fare la sua parte, e in particolare il docente di italiano ha il compito (prescrittivo) di lavorare sull’ascolto di testi trasmessi dai media e sulla produzione di testi multimediali.

In che modo la rivoluzione digitale si riverbera sulla letteratura?
L’argomento è complesso e richiederebbe una trattazione teorica di ampio respiro. Per fortuna ci sono studiosi e studiose impegnati su questo fronte: io nel mio libro mi sono limitato a sottolineare l’attenzione che gli studi letterari, e in particolare dagli approcci filologico-linguistici, da sempre dedicano alla dimensione materiale della produzione letteraria, strettamente legata alle tecnologie della scrittura. Molte competenze filologiche oggi sono in qualche modo “illuminate” dalla rivoluzione digitale, che sta mettendo in evidenza, per esempio, la necessità di imparare fin da giovani a ricostruire la storia di un testo e della sua tradizione, a individuare l’intenzione dell’autore e a distinguere un’informazione documentata da una infondata o falsa.

Altrettanto importante è poi la dimensione dell’immaginario: le tecnologie digitali, diventate un elemento ineludibile della vita quotidiana nella società contemporanea, sono state tematizzate dalla letteratura, già a partire dai racconti di Primo Levi degli anni Sessanta, fino alle più recenti poesie di Valerio Magrelli, per rimanere al caso della letteratura italiana.

Ma quel che a me interessa in misura maggiore è l’impatto della rivoluzione digitale sulla fruizione della letteratura e, anche, sugli stili di vita di chi legge e scrive per passione e per mestiere. Scrivere oggi vuol dire rivolgersi a chi vive immerso nelle tecnologie digitali e usufruirà del tuo testo secondo modalità assai meno prevedibili che in passato.

Le tecnologie possono facilitare l’insegnamento della letteratura?
Le tecnologie possono facilitare l’insegnamento, perché consentono di stimolare e di gestire le relazioni interpersonali e i contenuti in modo più ricco, variegato e anche rigoroso di quanto sia possibile fare esclusivamente incontrandosi periodicamente in un’aula scolastica. Nel 2005 ho iniziato a lavorare come coordinatore didattico a un progetto di blended learning per l’istruzione degli adulti: il primo in Italia, divenuto un modello per la Regione Toscana e poi per il Ministero dell’Istruzione. Si trattava di andare a fare scuola in località isolate e decentrate – oggi le chiamiamo “aree interne”: piccole isole, zone montane, distanti dai grandi centri abitati – con insegnanti della scuola statale e grazie al supporto di un’aula virtuale che doveva servire a gestire i contenuti i materiali didattici, a tenere i rapporti con gli studenti e a far dialogare tra loro gli studenti delle diverse sedi. Il progetto – che ha conosciuto sviluppi straordinari – è stato un grande successo, al punto da convincere il Miur a inserire questa opportunità nella normativa sull’Istruzione degli Adulti del 2015. Io, personalmente, ho imparato da allora a usare le piattaforme per l’e-learning per avere un maggiore controllo sulle mie relazioni con gli studenti, in modo da evitare di dedicare più tempo e attenzione ai più bravi (e meno bisognosi) e ai più solleciti e attivi, e anche per dare più possibilità di interazione ai più timidi e isolati, che attraverso la scrittura e il contatto personale attraverso la chat riescono a dare il meglio di sé.

Per la didattica della letteratura, trovo particolarmente interessante le opportunità offerte dalle piattaforme per la gestione dei contenuti: sono infatti convinto che uno dei compiti dell’insegnante che lavora con la letteratura sia quello di dare agli studenti strumenti per orientarsi nel mare delle informazioni e per imparare a governare i diversi media. Un ruolo decisivo, in questo senso, dovrebbe averlo lo studio delle teorie e delle politiche della traduzione, e, anche, il rapporto con la cultura visuale e con le pratiche narrative.

In che modo la didattica della letteratura può migliorare le competenze digitali delle nuove generazioni?
Sarebbe sufficiente che la didattica della letteratura tenesse conto degli stili di vita e dei comportamenti quotidiani di chi oggi legge e scrive. Perché è fuori di dubbio che, nonostante l’apparente declino degli studi letterari, la letteratura non sia mai stata così bene come in questo momento storico. Oggetto di interesse di diversi campi di studio, la pratica della scrittura e della lettura di testi creativi o non immediatamente funzionali, che sono in grado di stimolare un’esperienza estetica, non è mai stata così diffusa nel mondo. La scuola e l’università democratiche, che in Italia purtroppo raggiungono risultati ancora non all’altezza della situazione – per il basso numero di diplomati e laureati, ma anche per lo scarso impatto sui livelli di alfabetizzazione e sul numero dei lettori, oltre che, soprattutto, per il loro perdurante classismo, – hanno contribuito, insieme ai mass media e poi ai personal media, a un notevole incremento del numero di lettori e lettrici reali e potenziali, rendendo allo stesso tempo più accessibili le opere letterarie.

Ora, se ci guardiamo intorno e cerchiamo di capire cosa fa una persona che legge e che scrive, come si comporta, quali sono le sue motivazioni, quali bisogni cerca di soddisfare, possiamo osservare il ruolo fondamentale delle tecnologie digitali, che consentono di utilizzare le straordinarie potenzialità della stampa tipografica e di superare rapidamente gli ostacoli della distribuzione libraria. Io, in questo momento, posso rispondere per scritto direttamente digitando sulla tastiera a domande che mi sono state rivolte per e-mail da una persona che mi ha rintracciato rapidamente pur senza conoscermi. Tra poco deciderò se leggere un libro o guardare un episodio di The Crown su Netflix, ma potrei anche continuare un-ebook iniziato qualche sera fa o procurarmene in pochi secondi uno che ancora devo scegliere, giocare a un gioco story-driven o rileggere un fumetto rimasto abbandonato nel comodino.

Ecco, le pratiche di fruizione della letteratura dei nostri giorni potrebbero da sole bastare ad aumentare la nostra capacità di padroneggiare i dispositivi e i contenuti digitali, e, anche, di sviluppare competenze linguistiche e capacità cognitive attraverso la semplice immersione nelle storie dei romanzi, dei racconti e delle poesie della tradizione antica, moderna e contemporanea.

Quali sono le pratiche didattiche più adeguate per sviluppare la capacità di usare criticamente le tecnologie?
Ho già citato le pratiche di gestione dei contenuti attraverso le piattaforme per l’e-learning o, anche, con app e CMS. Ritengo altrettanto importante insegnare a produrre contenuti digitali multimediali (videotutorial, podcast, gallerie fotografiche, audiovisivi) e, anche, avventurarsi con gli alunni e le alunne alla scoperta delle risorse del web.

Molta attenzione, specialmente nella scuola del primo ciclo, va dedicata alla gestione delle relazioni e alla sicurezza, ma anche alla riflessione sul potere delle storie e sull’esperienza estetica, a partire da quella particolare esperienza simulata che è alla base di molti videogiochi: una chiave di accesso molto efficace alla letteratura.

Nel libro, tuttavia, do molto spazio anche alle pratiche senza le tecnologie: credo infatti che una necessità di questo tempo sia praticare intenzionalmente una didattica che educhi alle tecnologie mettendole da parte per periodi di tempo limitati. È difficile che un pesce riesca a capire di essere immerso nell’acqua: a volte, per comprendere l’ambiente in cui siamo radicati, occorre prenderne provvisoriamente le distanze.

Simone Giusti, formatore, consulente e ricercatore indipendente, è esperto di letteratura e dei suoi possibili usi nella ricerca sociale e nella didattica. Attualmente insegna Didattica della letteratura italiana all’Università degli Studi di Siena e collabora a una ricerca sulla lettura ad alta voce dell’Università degli Studi di Perugia. È autore, insieme a Natascia Tonelli, di un manuale di letteratura italiana in uscita per l’editore Loescher.

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