Prof.ssa Barbara Bruschi, Lei è autrice con Alessandro Perissinotto del libro Didattica a distanza. Com’è, come potrebbe essere edito da Laterza: quali pregiudizi allignano sul distance learning?
Didattica a distanza. Com'è, come potrebbe essere, Barbara Bruschi, Alessandro PerissinottoI pregiudizi sul distance learning sono numerosi e in questi mesi abbiamo avuto diverse testimonianze rispetto alla scarsa conoscenza del tema. Il nostro volume inizia facendo riferimento all’appello che alcuni intellettuali italiani hanno lanciato nella primavera di quest’anno dimostrando non solo una totale e indiscutibile avversione verso la didattica online, ma anche un atteggiamento pregiudiziale nei confronti di qualsiasi cambiamento generato dalle ICT. Partendo da questo potremmo dire che il primo e più grande pregiudizio/errore consista nel far corrispondere la diffusione di strategie di online learning alla scomparsa della scuola. Nessuno, potrà mai mettere in discussione il valore imprescindibile del sistema scolastico come contesto non solo di alfabetizzazione, ma anche e soprattutto di socializzazione, di formazione alla cittadinanza, alla condivisione e alla vita in comunità. Tuttavia, le tecnologie non costituiscono un nemico della scuola, ma un alleato che può amplificarne il potere e il ruolo soprattutto rispetto ai giovani e alle giovani.

Un altro errore comune è ritenere che la didattica online elimini le relazioni tra pari e quelle tra discenti e docenti. Certo, la didattica emergenziale dei mesi scorsi non ha favorito gli scambi e le situazioni di confronto. Si è puntato sull’erogazione dei contenuti cercando di rimediare alle criticità imposte dalla chiusura delle scuole. Quella appena vissuta è stata una situazione anomala in cui non c’è stato né il tempo né la possibilità di progettare adeguatamente gli interventi formativi. Ciò ha portato, spesso, a generare una corrispondenza diretta tra didattica online e videolezione con risultati non sempre soddisfacenti. Tuttavia, la didattica supportata dalle tecnologie digitali può essere molto altro e molto di più soprattutto quando non viene messa in opposizione alla didattica in presenza.

Quali possibilità offre la didattica in rete?
Le possibilità sono molteplici, ma dipende da come impostiamo l’online learning. Come ho anticipato le generalizzazioni sono nostre nemiche in quanto non permettono quel dettaglio che è invece indispensabile quando si affrontano temi come l’insegnamento e l’educazione. Per questo è fondamentale individuare delle soluzioni e delle architetture che permettano di superare i luoghi comuni sulla DaD e di promuovere delle modalità di insegnamento basate sull’integrazione delle soluzioni. Nel volume parliamo di “ambienti di apprendimento integrati” definendoli come: “un ambiente fisico e virtuale al tempo stesso, nel quale sono presenti tutti i fattori che concorrono all’apprendimento, ovvero i contenuti, i processi, gli attori, le relazioni tra loro. Gli ambienti di apprendimento integrati nascono dall’idea che sia opportuno, e forse anche necessario, che vi sia integrazione tra quanto accade in aula e quanto può essere fatto online”. Quindi la prima grande possibilità è rappresentata proprio dalla continuità, realizzabile attraverso gli ambienti di apprendimento integrati, tra i diversi momenti dell’apprendimento. Lo studente è costantemente accompagnato e lavora in un contesto che mette a sua disposizione una serie molto ampia di strumenti per un apprendimento efficace. In questo modo il digitale si svincola dalla dimensione tecnologica, per diventare un “atteggiamento didattico”.

L’inclusione è un’altra dimensione su cui la didattica in rete permette di lavorare con risultati significativi. La disponibilità di lezioni erogate non solo in aula e non solo attraverso un’unica forma costituisce un contributo fondamentale per un’apertura verso tutti quegli studenti e quelle studentesse che hanno necessità particolari. Pensiamo a chi lavora, così come agli adulti che hanno già una famiglia che possono trarre un enorme vantaggio dal poter seguire le lezioni registrate, dallo svolgere attività pratiche nelle piattaforme di e-learning, dal condividere lo studio con gruppi di studenti che si ritrovano online. Sino ad oggi questi discenti erano obbligati ad affrontare lo studio in totale autonomia, rinunciando completamente alla possibilità di accedere a un percorso capace di conciliare le esigenze personali con quelle dello studio. Inclusione però può voler dire migliorare le condizioni di apprendimento anche di chi ha necessità particolari quali, ad esempio: tempi differenti di apprendimento, opportunità diversificate di accesso ai materiali di studio (testo, audio video). In tutti questi casi l’avere a disposizione le lezioni, i contenuti illustrati in aula (ad esempio attraverso la scrittura alla lavagna) e magari uno spazio per lavorare a distanza con i compagni può costituire un valore aggiunto. In continuità con quanto appena esposto pensiamo al ruolo che ambienti così strutturati possono avere nella qualità della vita degli studenti ospedalizzati e/o affetti da patologie croniche che impongono allontanamenti frequenti dall’aula scolastica. In questi casi particolari la didattica erogata anche online può fare la differenza tra l’isolamento e la piena integrazione del discente nel gruppo classe, con un decisivo vantaggio non solo sul piano formativo, ma anche esistenziale.

Con ambienti didattici così configurati è anche più facile applicare alcuni modelli di insegnamento e apprendimento che richiedono un collegamento maggiore tra i momenti d’aula e quelli dello studio autonomo (un esempio è rappresentato dalla classe capovolta).

Infine, non dimentichiamo che solo attraverso un impiego costruttivo ed efficace delle tecnologie è possibile promuovere l’acquisizione delle competenze digitali che sempre più costituiscono una condizione imprescindibile nella nostra società sempre più digitalizzata.

L’attuale emergenza sanitaria ha imposto a insegnanti e dirigenti scolastici di fare di necessità virtù: come hanno risposto la scuola e l’università italiane alla sfida della didattica digitale?
Innanzitutto occorre distinguere le risposte delle università da quelle della scuola perché sono realtà così diverse per popolazione, organizzazione e finalità da non poter essere in alcun modo assimilabili.

Per quanto riguarda il mondo della scuola, le reazioni e le risposte sono state molto differenti perché diverse erano le condizioni di partenza. Accanto a scuole che avevano già, prima dell’emergenza sanitaria, sviluppato un sistema di didattica digitale, ve ne erano altre molto distanti da queste modalità formative. Ovviamente, chi era pronto ha avuto meno problemi, chi lo era di meno si è trovato in difficoltà. Le criticità poi non sono dipese solo dalle competenze dei docenti nella DaD, ma anche dalla disponibilità di device da parte dei discenti, dalle connessioni di rete, spesso poco capaci di reggere l’intenso traffico degli ultimi mesi e dalla situazione di isolamento che è stata particolarmente faticosa per i più giovani.

Sul versante universitario la situazione è stata un poco più omogenea anche se con delle differenze nelle modalità di erogazione della didattica. Nell’arco di un tempo piuttosto breve le università hanno attivato la didattica a distanza in forma sincrona e asincrona e anche gli esami così come le tesi si sono svolti online. Numerose ricerche hanno dimostrato che il mondo universitario ha tutto sommato risposto adeguatamente alle criticità della didattica e le situazioni più difficili si sono riscontrate sul versante delle attività laboratoriali e di tirocinio dove la presenza in un contesto specifico (sia questo un laboratorio sia un’aula di scuola) è una condizione imprescindibile. In questi casi non sempre è stato possibile procedere con la conversione in formato digitale. Anche gli studenti universitari hanno però dovuto confrontarsi con le difficoltà indicate in precedenza: non tutti possiedono un device e non sempre la connessione è adeguata.

Quale valutazione è possibile fare delle esperienze di didattica a distanza degli ultimi anni e, soprattutto, di questi ultimi mesi?
Partirei con un’affermazione che so essere impopolare, ma di cui sono convinta: grazie alla didattica online si è potuto contenere il danno che la pandemia avrebbe potuto arrecare a milioni di giovani. Possiamo essere d’accordo o meno sulla qualità degli interventi, ma l’opportunità data dalle piattaforme per l’e-learning e per le teleconferenze è stata di inestimabile valore. Immaginando cosa sarebbe accaduto se quanto abbiamo vissuto si fosse verificato all’inizio del 2000; possiamo facilmente renderci conto di quanto le esperienze sviluppate nell’ambito della didattica online abbiano permesso di rispondere efficacemente alle necessità di una popolazione in formazione dalle dimensioni gigantesche e con caratteristiche assolutamente variabili. Pertanto, mi sentirei di dire che quanto è stato fatto nel passato, anche se avrebbe potuto essere molto di più, è stato fondamentale per intervenire nel presente. I mesi dell’emergenza possono essere significativi solo per alcuni aspetti, data la particolarità dell’evento, ma ci devono spingere a promuovere l’innovazione didattica. Dobbiamo assolutamente capitalizzare quanto abbiamo appreso e ipotizzare scenari didattico-formativi amplificati e resi più efficienti ed efficaci anche grazie alla digitalizzazione.

Le esperienze della didattica online, soprattutto di questi mesi, devono portarci anche a focalizzare alcune questioni urgenti che solo in parte sono collegate alla didattica a distanza, ma da cui dipenderà la capacità dei sistemi formativi di rispondere adeguatamente alle richieste provenienti dalla realtà attuale.

Affinché l’innovazione dei modi di apprendere e di insegnare possa essere realtà occorre investire sulle infrastrutture per evitare che continuino ad esistere aree del Paese dove la connessione a Internet è instabile e inadeguata. L’obiettivo non è portare la scuola online, ma è amplificare le capacità della scuola di raggiungere allo stesso modo tutti i giovani e tutte le giovani, offrendo sempre più opportunità di apprendimento attivo ed efficace.

In ultimo, ma non certo per importanza, la didattica emergenziale ha messo ben in evidenza le fragilità di molti studenti; fragilità che non hanno a che vedere con il digitale o con la didattica a distanza, ma con un’organizzazione della scuola e delle università che ha ancora molte difficoltà nell’offrire risposte adeguate alle situazioni particolari.

Barbara Bruschi è professore ordinario di Tecnologie dell’istruzione presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino dove è anche Vicerettrice alla didattica. I suoi interessi di ricerca ruotano attorno ai temi della didattica supportata dalle ICT, dell’E-learning, della media education e del faculty development.

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