Pubblicato da Hoepli nella collana Business & technology, il saggio di Rachel Botsman affronta una domanda che riguarda ogni transazione quotidiana: su quali basi decidiamo di fidarci di qualcuno che non conosciamo. L’Autrice, che studia il tema da anni, sostiene che siamo dentro una delle trasformazioni sociali più profonde della storia recente.Dalla fiducia locale alla fiducia distribuita
Il ragionamento del volume si articola su tre stagioni. Nella prima la fiducia è locale: si crede a chi si conosce, dentro una comunità ristretta. Nella seconda diventa istituzionale, delegata a banche, autorità e contratti. Nella terza, quella in corso, la tecnologia la rende distribuita: milioni di persone affidano la propria casa a estranei, scambiano valute digitali, si rimettono alle indicazioni di un sistema automatico, quella condizione algoritmica descritta anche in Machine Habitus. Sociologia degli algoritmi di Massimo Airoldi.
Come ricorda la presentazione dell’editore, il paradosso è doppio: abbiamo perso fiducia nelle classi dirigenti proprio mentre imparavamo a fidarci di sconosciuti incontrati in rete.
Chi fa da garante quando non c’è un’istituzione
Il passaggio interessante per il lettore italiano riguarda i meccanismi che sostituiscono la vecchia garanzia istituzionale: valutazioni, punteggi reputazionali, verifiche di identità, elenchi curati da terzi. Sono strumenti che rendono possibile una transazione tra estranei, e la loro qualità determina quanto quella fiducia sia fondata. Vale per l’ospitalità tra privati come per i servizi soggetti a concessione: sono queste, per esempio, le domande dietro le guide che valutano i siti di casinò più affidabili, dove il giudizio nasce da requisiti verificabili e non dalla notorietà del marchio.
Il rovescio della medaglia
Botsman non propone una lettura entusiasta. La fiducia distribuita è, nelle parole della scheda editoriale, insieme un pericolo e un’opportunità straordinaria: gli stessi meccanismi che permettono a un cittadino di affittare una stanza a uno sconosciuto possono essere manipolati, e la reputazione costruita in anni si perde in poche ore. Il volume insiste sul fatto che la fiducia non è un attributo tecnologico ma una relazione sociale, con tutte le asimmetrie che questo comporta.
Perché leggerlo oggi
Uscito nel 2017, il libro ha guadagnato attualità con la regolamentazione delle recensioni online e con l’arrivo dei portafogli di identità digitale: due fronti su cui l’Europa sta ridefinendo proprio ciò che Botsman chiama l’infrastruttura della fiducia. Per chi si occupa di comunicazione, economia digitale o sociologia dei consumi, resta una delle sintesi più chiare disponibili in italiano.




