“Destra e sinistra al tempo delle neuroscienze. Dalla letteratura al design” di Stefano Calabrese e Denitza Nedkova

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Prof. Stefano Calabrese, Lei è autore con Denitza Nedkova del libro Destra e sinistra al tempo delle neuroscienze. Dalla letteratura al design edito da Mimesis: quali sono le più recenti scoperte sulla differenziazione emisferica del nostro cervello?
Destra e sinistra al tempo delle neuroscienze. Dalla letteratura al design, Stefano Calabrese, Denitza NedkovaLa struttura asimmetrica del cervello umano – scoperta scientificamente 155 anni fa dal neurologo Paul Broca (1865), che individuò un’area specifica per il linguaggio nell’emisfero sinistro – attualmente è confermata per tutte le classi di vertebrati e diversi phyla di invertebrati. Cento anni dopo, nel 1985, l’archeologo Nicholas Toth ha dimostrato – attraverso la ricostruzione delle azioni eseguite per la creazione dei primi artefatti, ossia le pietre sfaldate – che già prima dell’alba del moderno Homo sapiens, 1.4 milioni di anni fa, la destrosità era parte del nostro repertorio comportamentale. Da allora a oggi il 93,1% della popolazione mondiale è destrimane. La manualità è quindi il primo indizio della laterizzazione cerebrale, considerato che 90% della popolazione mondiale usa preferibilmente la mano destra per compiti complessi come la scrittura, le azioni coordinate bimanuali e l’uso degli strumenti. Le ultime ricerche neuroscientifiche dimostrano, infatti, che la comunicazione gestuale degli umani coinvolge regioni del cervello simili a quelle che elaborano la lingua parlata (cioè le aree di Broca e Wernicke). Che avesse ragione Johann Gottfried Herder a sostenere nella sua straordinaria Ursprung der Sprache (1772) che il linguaggio nasce da rozzi gesti e grida monosillabiche, generate da insolenti ondate di sensazioni? In effetti, gli ultimi risultati neuroscientifici e neuroestetici dimostrano il coinvolgimento predominante dell’emisfero cerebrale sinistro nel trattamento sia di azioni manuali non comunicative che di attività di comunicazione, linguistiche e gestuali. La comunicazione gestuale dei nostri antenati avrebbe dunque contribuito al sorgere della specializzazione linguistica nell’emisfero sinistro dell’Homo sapiens e di conseguenza a una progressiva lateralizzazione cerebrale.

Il punto cruciale è che ogni emisfero del cervello elabora il mondo esterno in modo diverso, per cui il nostro carattere individuale e il contesto socio-culturale dipendono da quale emisfero risulti dominante. Da una parte l’attenzione focale dell’emisfero sinistro si concentra sui dettagli – grazie al controllo visuo-motorio del contesto – e sulle relazioni architettoniche categoriali, basate su coordinate astratte; la mente sinistra è analitica – decontestualizza gli elementi, sottraendoli al loro ambiente e rendendoli generici, statici, impersonali – e concettualizzante, ossia coinvolta nelle operazioni logiche, sequenziali e linguistiche. L’attenzione olistica dell’emisfero destro, invece, collega le informazioni recepite attraverso il controllo visuo-spaziale e sensoriale dell’ambiente e crea relazioni architettoniche basate sulle caratteristiche specifiche del contesto. La capacità di sintesi dell’emisfero destro instaura relazioni tra e con il sistema degli oggetti, rendendoli portatori di significato personale, immaginativo ed emotivo. Nonostante l’obbligatoria collaborazione tra gli emisferi, l’uno è sempre prevalente sull’altro, come si evince ad esempio da molteplici caratteristiche della cultura occidentale contemporanea, che trovano la loro origine nella funzionalità cerebrale sinistra.

Quali conseguenze ha prodotto, sull’intera storia dell’uomo, la prevalenza di un emisfero sull’altro?
La posizione scientifica dal 2019 ad oggi, seguendo i risultati di neuroscienziati come McGilchrist, psichiatra di Oxford e autore di un affascinante libro intitolato The Divided Brain – è che l’intera evoluzione dell’Occidente fino all’attuale dominio esercitato dalla scienza astratta e dalla tecnologia, con una nitida prevalenza del concreto sullo spirituale, può essere spiegata in termini di lateralizzazione funzionale, nel senso che i due emisferi del cervello si occupano del mondo in forme nettamente diverse, con marcate conseguenze sul comportamento umano, le norme sociali e i processi creativi. Ebbene. Avrebbe trionfato l’emisfero sinistro, cui fanno capo le operazioni logiche, analitiche e linguistiche, guidate da una attenzione focale. La cooperazione tra gli emisferi è obbligatoria, ma accade sempre che l’uno domini sull’altro. A destra si percepisce la realtà nella sua interezza; a sinistra si cataloga e archivia la rappresentazione di quella stessa realtà. Ogni emisfero del cervello presta attenzione al mondo esterno in modo diverso, per cui il nostro carattere individuale e quello del contesto socio-culturale dipendono da quale emisfero risulti dominante.

L’evidente corrispondenza tra le funzionalità dell’emisfero sinistro e i tratti principali della contemporaneità occidentale – individualismo, serialità, decontestualizzazione – evidenzia quel meccanismo di ubiqua intermediazione tecnologica che caratterizza la nostra esistenza quotidiana. Un meccanismo che ridimensiona e riduce il rilievo del contesto socio-ambientale naturale nell’esperienza sensoriale, emotiva e cognitiva dell’utente. Questo sciovinismo della “sinistra”, come è stato definito da McGilchrist, sta oggi trovando una recisa opposizione non solo grazie alle evidenze neuro-scientifiche ma soprattutto attraverso i progettisti stessi, consci della necessità di un nuovo attrattore che tenga insieme l’obiettivo della funzionalità con quello dell’estetica e della plasticità contestuale, in base alla quale si costruiscono oggetti, dimore, prodotti riadattabili a ambienti diversi. Lo sguardo olistico e contestuale dell’emisfero destro, si dice a gran voce, deve tornare alla guida dei processi creativi. A ben rifletterci, la storia dell’uomo ha periodicamente evidenziato delle “richieste” di nuovi paradigmi rivoluzionari su cui fondare gli stili di vita sociali e individuali: un up&down riconducibile a squilibri tra i due emisferi cerebrali.

In che modo l’usurpazione da parte dell’uno o dell’altro emisfero è testimoniata dagli artefatti umani?
Se si osserva, ad esempio, il mondo del design contemporaneo – dall’architettura all’interior design e all’oggettistica – persiste la convinzione che a presiedere alla creazione e all’uso degli artefatti umani sia l’analitico e astrattizzante emisfero sinistro, cui spetta una ossessione per l’utile, il pratico, il funzionale. Ma se si guarda all’intero cervello bi-emisferico, è possibile redigere una neuro-storia della progettazione umana, in cui tutto – produzione di oggetti, linguaggi, ordinamenti sociali, format estetici – è il risultato di una competizione tra la destra e la sinistra.

Le prime raffigurazioni rupestri – quelle delle grotte di Chauvet, circa 35.000 anni fa – sono incredibilmente realistiche e tridimensionali, indicando un equilibrio tra sinistra e destra, ma ben presto il corredo iconico si fa sempre più astratto e schematico – come nelle grotte di Altamira (18.000 anni fa) – indicando una prevalenza dell’emisfero sinistro. Se il Rinascimento riconquista l’equilibrio tra destra e sinistra con forme funzionali ma estetiche, la Riforma protestante reclama un predominio della parola sulle immagini attraverso un’essenzialità della vita materiale così ben ripresa dal minimalismo stile Bauhaus del XX secolo. Al contrario, iI Barocco, come il Liberty, è una ribellione dell’emisfero destro contro il sinistro attraverso la prevalenza delle emozioni, l’assemblaggio di tutto con tutto e la promiscuità organica delle forme, ma si tratta di ribellioni momentanee.

La successiva era industriale instaura infatti un mondo seriale, funzionale e “comodo”, subordinato alla funzionalità dell’emisfero sinistro. La stretta connessione tra le caratteristiche del cervello sinistro e gli aspetti salienti della modernità occidentale evidenzia un meccanismo in cui la tecnologia tende a ridurre il rilievo del contesto socio-ambientale, la dimensione fisica, emozionale della vita, quella che permette all’emisfero destro di posizionare le informazioni elaborate dall’emisfero sinistro – precise ma frammentarie – in un quadro unico.

È a questo punto che, per evitare di defungere sotto il peso dell’emisfero sinistro, il design contemporaneo ha deciso di cambiare passo sia in campo istituzionale che artefattuale, ponendosi come obiettivo finale il raggiungimento di un nuovo equilibrio inter-emisferico. L’ascesa dell’emisfero destro è evidente soprattutto nella nuova attenzione ai contesti, alla ecosostenibilità e alla biourbanistica. In questo nuovo contesto, l’applicazione delle neuroscienze all’architettura risulta fondamentale, dal momento che gli architetti sono sempre più interessati alla progettazione di edifici con caratteristiche volte a promuovere il benessere di chi vi abita.

Da recenti sperimentazioni neuroscientifiche emergono importanti evidenze: ad esempio, i meccanismi visuo-spaziali olistici e contestualizzanti dell’emisfero destro sono sensibili a stimoli lineari orizzontali e alle coordinate specifiche dell’ambiente quali aperto/chiuso o curvilineo/rettilineo, influenzando la sensazione di gradevolezza e la valutazione emotigena (dagli stati di sorpresa a quelli di paura e evitamento). A destra è rilevato anche il grado di potenzialità visiva intrinseco a uno spazio – attraverso il suo scrutamento visivo prospettico e in lontananza -, fondamentale per prevedere la sicurezza di un contesto ambientale che ci permette di vedere senza essere visti e di dominare il paesaggio circostante. Al contrario, I meccanismi visuo-motori focali e dettaglianti dell’emisfero sinistro elaborano i tratti lineari verticali, i punti di riferimento ambientali (landmark) e determinano le relazioni spaziali astratte e categoriali come l’altezza/bassezza di un ambiente, valutando il comfort motorio, cioè la possibilità di avvicinarsi o allontanarsi da un contesto.

Quali meccanismi presiedono alla lateralizzazione funzionale?
Da un punto di vista evolutivo, le indagini sulle asimmetrie comportamentali di altre specie animali sono determinanti per comprendere i processi che portano alla specializzazione emisferica cerebrale. Un tempo si credeva che l’asimmetria cerebrale e comportamentale fosse un privilegio dell’uomo, mentre oggi sappiamo come essa sia documentata in tutte le classi di vertebrati e diversi phyla di invertebrati, dove asimmetrie sono documentate per il controllo motorio (ad es. in relazione alla lateralità degli arti negli uccelli), le funzioni sensoriali e cognitive (ad es. in relazione alla lateralità visiva nei cetacei), la comunicazione (ad es. in relazione ai gesti nei primati non umani). Su 119 specie animali, 61 (51,3%) presentano una preferenza dell’arto a livello di specie, 20 (16,8%) una preferenza a livello individuale, 38 (31,9%) non presentano alcun bias di lateralità. C’è un’unica spiegazione del soverchiante ricorso alla lateralizzazione funzionale del cervello nel regno animale: in prospettiva evolutiva, ad essa dovrebbe riferirsi una netta fitness biologica. Insomma, destra e sinistra ci farebbero vivere meglio. In particolare, secondo la teoria dell’evoluzione della lateralità a livello di specie formulata da Giorgio Vallortigara, lo sviluppo della lateralizzazione cerebrale si sarebbe verificato in primo luogo perché forniva vantaggi cognitivi per le prestazioni individuali in termini di efficienza neurale, da un lato evitando la replica di funzioni e una perniciosa competizione emisferica, dall’altro consentendo l’elaborazione simultanea di diverse fonti di informazione.

Le fondamentali ipotesi empiriche contemporanee, inoltre, suggeriscono che lo stile di vita naturale (arborea e terrestre), il sistema posturale, il livello di complessità del compito e l’uso di strumenti siano quattro fattori ambientali in grado di influenzare l’evoluzione dell’asimmetria cerebrale nei primati umani e non umani. Come società di mutuo soccorso, transigenti e convertibili, gli emisferi osservano la realtà ambientale con inestinguibile attenzione, ne annotano le insurrezioni, le permanenze, e si organizzano di conseguenza. Pertanto lo scenario per descrivere l’origine evolutiva dell’orientamento lateralizzato nell’uomo è il seguente: sollecitato dal nostro sistema posturale di creature terrestri e dal nostro stile di vita sociale (di gruppo), esso sarebbe stato rafforzato dall’adozione graduale della locomozione bipede e dal crescente livello di complessità delle attività quotidiane, ivi comprese le azioni coordinate bimanuali e l’uso degli strumenti, che a propria volta avrebbero sollecitato la nascita del linguaggio. Questo siamo noi: eredi insaturi, oltranzisti e dinamici di un meeting atavico tra il cervello e il suo habitat.

Come si generano le emozioni estetiche?
La valenza emotiva (positiva/negativa) e la direzione motivazionale (contatto/evitamento) sarebbero determinanti per la lateralizzazione in quanto fattori contestuali fondamentali. L’elaborazione delle emozioni è infatti uno dei primi esempi di lateralizzazione funzionale del cervello umano. Ad esempio, gli studi comportamentali indicano una prevalenza emotigena dell’emisfero destro quando è in atto una preferenza visiva per immagini del profilo sinistro di un viso considerato più espressivo dall’osservatore: la asimmetria nella percezione dell’espressione emotiva è confermata anche dal modo di ritrarre e autoritrarsi, poiché il 70% degli individui rivela una preferenza nel mostrare il profilo sinistro alla macchina fotografica o al ritrattista, preferenza confermata anche da studi eseguiti su opere d’arte di carattere religioso o laico. Le maggiori prove empiriche provengono da test condotti con l’elettroencefalografia (EEG) e in particolare con la rilevazione delle onde Alfa emesse in stato di riposo e in assenza di onerosi compiti cognitivi. L’attivazione delle onde Alfa in un emisfero indica la sua inattività cognitiva e il suo stato di riposo: di conseguenza, se la paura “mette” l’emisfero sinistro a riposo, essa attiva cognitivamente quello destro, preposto all’elaborazione di eventuali pericoli anche grazie alla sua funzione di esplorazione visuo-spaziale contestualizzante e prospettica. Su questo non ci sono più dubbi: i dati ottenuti tramite neuroimaging funzionale mostrano sempre un aumento dell’attività cerebrale sinistra durante la visione di immagini positive, e contrariamente un aumento dell’attività cerebrale destra per immagini negative. In sintesi, i soggetti con maggiore attività sinistra (cioè con bassa attivazione dello onde Alfa) manifesterebbero una tendenza comportamentale all’approccio, mentre i soggetti con maggiore attività destra tenderebbero all’evitamento. In questo caso l’accento viene posto sull’importanza della propensione all’azione nell’esperienza emotiva, poiché emozioni diverse possono portare a obiettivi differenti che poi si cercherà di raggiungere attraverso l’azione. È possibile riferirsi ad alcune emozioni come la felicità, la sorpresa e la rabbia in termini di avvicinamento, mentre emozioni come la tristezza, il disgusto e la paura sono definite in termini di evitamento.

Stefano Calabrese è Ordinario di Comunicazione narrativa all’Università di Modena e Reggio Emilia, insegna Analisi dei testi mediali allo IULM e NeuroHumanities all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli

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