“Dei verbum” di Nunzio Capizzi

Dei verbum, Nunzio CapizziDei verbum. Storia, commento, recezione
di Nunzio Capizzi
Edizioni Studium
 

«Da quando mi è stato proposto di scrivere questo libro inerente la storia, il commento e la recezione della Dei Verbum, mi sono lasciato guidare dal desiderio di offrire uno studio che segnalasse l’importanza della costituzione dogmatica, e dei suoi temi nodali, nella e per la vita della Chiesa odierna. In tal senso, orienta il numero 8 della stessa costituzione, quando afferma che «la viva voce dell’Evangelo risuona nella Chiesa e per mezzo di questa nel mondo».

A riguardo, sono significative le parole di Benedetto XVI, nella «chiacchierata sul Concilio Vaticano II», avuta con i parroci e con il clero di Roma, il 14 febbraio 2013. Relativamente alla costituzione sulla Rivelazione, qualificata come «documento che è uno dei più belli e anche innovativi di tutto il Concilio, e che deve essere ancora molto più studiato», egli ha riassunto i problemi teologici affrontati nel Concilio e ha offerto uno spunto di riflessione:

«conflittuale era il problema della Rivelazione. Qui si trattava della relazione tra Scrittura e Tradizione […]. Era in gioco una lotta anche molto concreta: quale libertà hanno gli esegeti? Come si legge bene la Scrittura? Che cosa vuol dire Tradizione? Era una battaglia pluridimensionale che adesso non posso mostrare, ma importante è che certamente la Scrittura è la parola di Dio e la Chiesa sta sotto la Scrittura, obbedisce alla parola di Dio, e non sta al di sopra della Scrittura. E tuttavia, la Scrittura è Scrittura soltanto perché c’è la Chiesa viva, il suo soggetto vivo; senza il soggetto vivo della Chiesa, la Scrittura è solo un libro e apre, si apre a diverse interpretazioni e non dà un’ultima chiarezza.»

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A segnalare la rilevanza dei temi della Dei Verbum per il vissuto ecclesiale, mi ha guidato pure il suggerimento del teologo gesuita Christoph Theobald. Nel presentare la sua proposta di lettura della costituzione dogmatica, ha scritto: «il concilio arriva ad accedere alla sua stessa sorgente, presente nel gesto quotidiano dell’intronizzazione del Vangelo: la rivelazione di Dio inscritta in un processo di trasmissione o di tradizione […]; un processo di sempre, ma rilanciato in un momento decisivo della storia e contraddistinto da un discernimento delle potenzialità umane ed evangeliche che le circostanze custodiscono». Per Theobald, poi, l’attuale fase di recezione dovrebbe dare maggiore spazio all’ascolto e alla trasmissione ecclesiale del Vangelo nell’oggi e, di conseguenza, ai temi della Dei Verbum: «il processo di recezione si è piuttosto impegnato sul fronte delle questioni ecclesiologiche e antropologiche o morali, interessandosi poco al testo voluto dal Vaticano II come “la prima di tutte le costituzioni”».

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