Decamerone in italiano contemporaneodi Giovanni Boccaccio
a cura di Alberto Cristofori
La nave di Teseo
«Questo libro è una traduzione integrale, in italiano moderno, del Decamerone di Boccaccio. Nel presentarlo alle lettrici (trattandosi di Boccaccio mi permetto di usare qui e sempre il “femminile generico”, come lui) vorrei affrontare tre questioni principali: la prima è la ragione che mi ha spinto a intraprendere questo lavoro; la seconda è il metodo che ho seguito nel corso del lavoro; la terza è l’utilità che ne ho ricavato e che spero potrà essere condivisa da chi lo leggerà.
Dopo i primi assaggi liceali, per forza di cose molto parziali, ho letto il Decamerone negli anni ottanta del secolo scorso, per il primo esame di Letteratura italiana all’Università Statale di Milano. Da allora ho continuato a frequentare il testo in veste di curatore di antologie scolastiche – una frequentazione ripetitiva, poiché le novelle proposte a scuola si riducono in sostanza a una quindicina: Ser Ciappelletto, Andreuccio da Perugia, Lisabetta da Messina, Calandrino e poche altre. Qualcuno osa Griselda, qualche editore più ardito inserisce una delle novelle erotiche un tempo censurate, altri negli ultimi tempi danno spazio alle figure femminili come l’umile Simona, la regale Ghismonda, la spiritosa madonna Oretta. Ma le pagine a disposizione sono quelle e non di più, i testi canonici non possono mancare, e se aggiungiamo almeno una citazione dall’introduzione, con la descrizione di Firenze in preda alla peste, capite bene che il margine di scelta è risicato.
Leggere, o rileggere, integralmente il Decamerone, anche per chi sia abituato a frequentare i testi delle origini, non è un’impresa facile. Boccaccio, nei ricordi di scuola, è uno scrittore più divertente, meno “pesante” (qualunque cosa voglia dire questa parola), rispetto a Dante, o a Machiavelli, o a Tasso. Ma il suo lessico comprende termini che difficilmente una persona del XXI secolo, se non è un letterato di professione, è in grado di decifrare senza l’aiuto di note: termini come “adimari”, “alleggiamento”, “anguinaia”, “arrubinare”, “avacciare” (mi fermo alla lettera A del “Lessico del Decamerone” che potete scaricare online per continuare il gioco). E la sintassi, oltre a strutture oggi dimenticate, presenta non di rado periodi, che tolgono il fiato per la loro lunghezza e per la loro complessità. […]
Si aggiungano i problemi di comprensione legati all’enciclopedia dell’autore, così diversa dalla nostra: riferimenti a luoghi e personaggi che un tempo si potevano dare per noti alle lettrici e che oggi sono dimenticati da tutti; valori e concetti che hanno subìto metamorfosi radicali (per esempio quelli di “virtù”, “fortuna”, “onestà”); aspetti della vita quotidiana che per essere compresi richiedono competenze storiche non universalmente possedute (un solo esempio: l’indicazione delle ore della giornata…).
Non a caso, non solo i manuali scolastici, ma tutte le edizioni del Decamerone in commercio sono accompagnate da un robusto apparato di note e di spiegazioni. Il quale, però, è un invito alle lettrici a farsi contagiare, in certa misura, dall’erudizione, a studiare più che a leggere, e a perdere quindi gran parte del piacere della lettura. Fino a una cinquantina di anni fa si poteva affermare che il lettore colto italiano era in grado di leggere i capolavori più antichi della nostra letteratura, come appunto il Decamerone, mentre per affrontare i testi medievali delle altre letterature, come il Roman de la Rose o il Nibelungenlied o i Canterbury Tales, era necessaria una traduzione, giacché l’antico francese, l’antico tedesco, l’antico inglese, erano lingue assai diverse da quelle attuali. Questa affermazione è diventata, se non falsa, certo meno facile da sostenere. Chi esce da un buon liceo oggi ha bisogno di una mediazione che un tempo era meno indispensabile. Con la conseguenza paradossale che il Decamerone oggi si legge più all’estero, grazie alle traduzioni, che in Italia, dove si studia, certo, a scuola, ma (come la maggior parte dei nostri classici pre-novecenteschi) non diventa un libro di lettura al di fuori delle antologie.»




