Dario FranceschiniOn. Dario Franceschini, quando è nato il Suo amore per i libri?
È un legame cominciato presto, ho avuto la fortuna di crescere in una casa con tanti libri, dove si respirava l’amore per la lettura. Da bambino divoravo Salgari. Sognavo terre e mari lontani, affascinato dalle avventure dei corsari. Sorrido nel rivedermi nella mia cameretta concentrato: avevo anche cominciato a scrivere una storia, mai finita, quella di un pirata chiamato Eric.

Oltre che uomo politico, Lei è un narratore apprezzato: come convivono in Lei impegno politico e passione per la scrittura?
Sono le due passioni della mia vita, due universi che non si incontrano ma ai quali non posso e non voglio rinunciare. Capisco però ci possa essere una certa diffidenza da parte dei lettori: dal politico ci si aspetta concretezza, pragmatismo e razionalità. Da uno scrittore fantasia, trasgressione, immaginazione. Una testa felicemente fra le nuvole.

Quanto vi è di autobiografico nei Suoi racconti?
Direi niente e tutto. Scrivere significa poter vivere mille vite, creare personaggi e mondi, fantasticare infinite possibilità. È una sfida nella quale la libertà di inventare non ha confini. O meglio, ne ha uno solo, quello di trovare le parole giuste. Allo stesso tempo è inevitabile seminare frammenti di me nelle cose che scrivo.

Viene prima la passione per la lettura o quella per la scrittura?
Si alimentano a vicenda, credo. Quando si viene stregati da un buon libro viene il desiderio di scrivere.

Le capita mai di fare tsundoku, acquistare cioè compulsivamente libri senza però poi trovare il tempo o la voglia di leggerli?
Mi capita spesso ma confido sempre che sia solo un appuntamento rimandato.

I dati Istat evidenziano come oltre il 60% degli italiani non legga: quali a Suo avviso le cause e quali le possibili soluzioni?
Le cause sono molte. I dati Istat, fotografano differenze sociali ma anche geografiche tra Nord e Sud. La lettura è emancipazione. È una ricchezza per la persona e per la comunità. Apre la mente, fa navigare la fantasia, ci rende migliori. Purtroppo non si nasce lettori e, soprattutto dove non c’è una famiglia e un contesto socioculturale stimolante, si fa fatica a diventarlo. Se poi la pratica di leggere non è costantemente coltivata, curata e incoraggiata, le persone perdono pian piano il rapporto con il libro. Investire sull’istruzione, sulla cultura e sulla conoscenza significa offrire a tutti le stesse opportunità, è un tema intimamente connesso con la democrazia. L’idea stessa delle biblioteche pubbliche nacque così: non per creare depositi di libri ma per rendere l’educazione e la libertà il più possibile diffuse.

È possibile educare alla lettura? Se sì, come?
Si può contagiare un amore? Io credo di sì. Ci sono tanti insegnanti straordinari che riescono a far scoccare la scintilla. A far incontrare i ragazzi con i libri in maniera accattivante, non pedante. Del resto i giovani e giovanissimi rappresentano il segmento di popolazione italiana in cui si legge di più. Raffigurare le nuove generazioni come allergiche alla lettura è un cliché da sfatare. I dati testimoniano il contrario. Il tema semmai è perché una volta entrati nella età adulta molti italiani perdono questa abitudine. Resistono solo i lettori forti, quelli più determinati e motivati.

Quali ragioni dare a chi non legge per farlo?
Umberto Eco diceva che chi non legge vive una sola vita mentre i lettori ne vivono moltissime.

Quali provvedimenti dovrebbe adottare a Suo avviso la politica per favorire la diffusione dei libri e della lettura?
Il mio auspicio è che in questa legislatura si riesca a fare una una legge per il libro e la lettura organica e di sistema che, come per i provvedimenti approvati in quella precedente per il cinema e lo spettacolo dal vivo, sostenga l’intera filiera. Allargare la platea dei lettori è una sfida che ci interroga come Paese, si tratta di gettare semi che daranno frutti sul lungo periodo. E’ necessario uno sforzo unitario da parte delle istituzioni e di tutte le realtà coinvolte: editori, autori, librai e bibliotecari, insieme alla scuola e ai mezzi di comunicazione. Da ministro ho moltiplicato le risorse su questo tema e sostenuto il lavoro del Centro per il Libro e per la Lettura, ora i tempi sono maturi per una legge.