Darei la vita. Grandi donne di grandi uomini, Cinzia TaniCinzia Tani, Lei è autrice del libro Darei la vita. Grandi donne di grandi uomini edito da Rizzoli. A Virginia Woolf viene attribuita la celebre frase «Dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna»: quanto è importante per il successo di un uomo la presenza al suo fianco di una donna di valore?
Non credo che sia fondamentale avere una donna di valore al fianco ma nelle storie che ho raccontato la presenza della donna è stata fondamentale per questi geni. Come musa ispiratrice, compagna fedele, organizzatrice, correttrice, giudice, critico, aiuto in tutto. Il motivo per cui ho scritto il libro è proprio la famosa frase attribuita a Virginia Woolf. Mi sono chiesta perché viene usata la parola “dietro” e non “accanto”. Poi, leggendo le biografie di questi uomini mi sono resa conto che effettivamente le loro compagne sono sempre state “dietro”. Costrette o convinte ad abbandonare carriere e aspirazioni hanno vissuto per uomini di cui erano innamorate non abbandonandoli mai, pur umiliate, tradite, trattate male. Donne importantissime nella vita di questi uomini eppure pochi ne conoscono il nome.

Il Suo libro si apre con la storia di Camille Claudel, compagna dello scultore francese Auguste Rodin: perché questa scelta?
La storia di Camille Claudel è una delle più tristi. Rodin l’ha trattata male, l’ha tradita, l’ha abbandonata. Lei ha vissuto decenni in manicomio pur essendo sana di mente. Bravissima scultrice anche lei, le sue opere sono state scoperte solo tardi. Le sue ceneri in una fossa comune, mentre a Parigi dedicato a Rodin c’è un meraviglioso museo.

Semi sconosciuta è la storia di Mileva Maric, compagna di Albert Einstein, che sacrificò le sue ambizioni scientifiche per appoggiare quelle del padre della relatività.
Mileva era un genio. Un fisico e un matematico di eccezionale valore che rinuncia alla sua carriera per amore di Einstein. È lei ad aiutarlo, a correggere i suoi lavori a dargli suggerimenti di come migliorarli. Lui stesso afferma: tutto quello che sono lo devo a Mileva. Ma poi la tradisce, e per non divorziare le chiede di accettare delle imposizioni assurde. Un esempio? Non ti aspetterai alcuna intimità da me, e non mi rimprovererai in alcun modo per questa mancanza; smetterai di parlare, se io ne farò richiesta; lascerai immediatamente la mia stanza da letto o il mio studio, senza protestare, quando io ne farò richiesta… Lei non accetta e lui la lascia. Mileva morirà povera, malata, sola.

Poche donne riescono ad affermarsi e uscire dall’ombra dei grandi uomini cui si accompagnano.
Lo sbaglio che hanno fatto queste donne, a mio parere, è stato quello di sopportare le angherie, i soprusi, i tradimenti per amore e di rinunciare alle loro ambizioni per uomini che pur, dicendo di amarle, le trattavano male. Oggi i grandi geni non ci sono più ma ci sono ancora donne che, innamorate, rinunciano alla loro dignità e a sviluppare le loro capacità e il loro talento.

Tra le storie da Lei raccontate, quali l’hanno colpita di più e perché?
Per esempio Jeanne Hébuterne, la moglie di Modigliani. Anche lei pittrice, giovanissima, sopporta i tradimenti, vive con lui in estrema povertà con una bambina e infine, quando lui muore, si getta dalla finestra incinta di nove mesi. O Gerda Taro. Eccezionale fotografa che insieme al compagno anche lui fotografo crea un personaggio inventato: Robert Capa, un fantomatico fotografo americano arrivato a Parigi per lavorare in Europa. Oggi tutti conoscono Robert Capa come l’autore di reportage eccezionali dalla guerra civile spagnola, dove lei muore giovanissima, e pochi sanno che le fotografie erano di una coppia e non di un uomo solo.

A quali donne, di quelle da Lei raccontate, ritiene vada invece interamente ascritto il merito della grandezza dell’uomo che accompagnavano?
Probabilmente a Elena Diakonova, chiamata Gala, la donna che lascia marito, amanti e una vita brillante a Parigi per un pittore quasi sconosciuto che lei aiuta ad emergere: Salvador Dalì. Il loro è un grande amore. Dalì sarà sempre fedele a Gala e quando lei morirà lui smetterà di parlare, di mangiare, arrivando così alla fine. Ma anche Natacha Rambova, la moglie di Rodolfo Valentino. È lei che prende in mano la carriera del marito e lo porta al successo. Salvo poi lasciarlo quando secondo lui è diventata troppo invadente.