Daniele OlschkiDott. Daniele Olschki, quali sono le principali difficoltà del fare l’editore ai giorni nostri?
In generale la scarsa propensione alla lettura che contraddistingue il nostro paese in cui solo il 41% ha letto almeno un libro nel corso dell’anno, percentuale oltretutto in decrescita dal 2010. La progressiva scomparsa delle librerie indipendenti è stato inoltre un fattore negativo sull’intera filiera della distribuzione, solo in parte bilanciato dal ricorso alle vendite online.
Nel nostro caso specifico ha anche un peso determinante l’impoverimento delle risorse destinate alla pubblica lettura, che hanno in molti casi rinunciato all’emeroteche e alla completazione delle collezioni.

Cosa consente ancora oggi alla casa editrice da Lei diretta di essere un punto di riferimento per la cultura umanistica “alta”?
Certamente la fedeltà ai contenuti indicati dal fondatore, Leo S. Olschki, 133 anni fa, con una linea editoriale che non ha mai deviato dagli studi umanistici di alta specializzazione, per approdare a campi di più facile commercializzazione. Gioca a favore anche la dimensione internazionale della casa editrice, sia per gli autori che compaiono nel nostro catalogo, sia per la presenza delle istituzioni che acquistano i nostri libri che pubblichiamo in tutte le lingue occidentali. Molte delle nostre riviste e collane hanno inoltre superato il secolo di vita, garantendo quella patente di continuità che si conferma nel nostro impegno di mantenere disponibili “sine die” tutto quanto pubblichiamo.

Come affronta la casa editrice Olschki la sfida del web e delle nuove tecnologie?
Siamo stati tra i primi ad aprire un sito web (www.olschki.it) sul quale riversare tutto il nostro catalogo e successivamente aprire un dialogo attraverso tutti i social. I nostri libri e le riviste sono disponibili anche in digitale sulle pubblicazioni correnti. Sul pregresso abbiamo effettuato una importante impresa di digitalizzazione che ha reso possibile la disponibilità di intere collezioni, basta pensare a riviste come l’”Archivio Storico Italiano” e “La Bibliofilia”, ora interamente fruibili dal 1800 ad oggi. Anche la gestione del libro su carta ha seguito tutti gli aggiornamenti tecnologici, dal piombo all’offset di ultima generazione.

Come definirebbe la Sua passione per i libri: bibliofilia, bibliomania, o come?
La passione per il libro cresce quando si segue la sua costruzione, iniziando dal rapporto con l’autore per riportare dovutamente lo svolgimento del suo pensiero, al fine di darne la miglior rappresentazione nella pagina stampata. La scelta dei caratteri, dell’equilibrio delle scalature dei corpi e giustezze, l’ottimizzazione degli apparati iconografici, sono passaggi emozionanti per chi ha avuto, come me, la fortuna di aver mosso i primi passi con la cultura del piombo. Poi l’affascinante mondo della carta, che offre infinite soluzioni per le esigenze del singolo volume, con le tinte, la vergatura, le grammature. Direi che è questa la mia definizione di “amor di libro”.

Quando è nato il Suo amore per i libri?
Direi a dieci anni, quando spendevo tutta la mia paghetta per acquistare i romanzi di Salgari nell’edizione economica periodicamente in uscita da Carroccio. Ricordo che si trattava di brossure assai mal rilegate e che dovevo ricorrere al Vinavil per ripristinare le pagine che si staccavano.

I dati Istat evidenziano come oltre il 60% degli italiani non legga: quali a Suo avviso le cause e quali le possibili soluzioni?
Penso che una responsabilità della scarsa propensione alla lettura sia legata al periodo che passiamo sui banchi di scuola, quando la lettura è limitata ai testi di studio con un approccio esclusivamente funzionale. È in questi anni che si dovrebbe stimolare nei ragazzi il piacere di leggere qualche libro non strettamente collegato agli esiti dell’interrogazione. Molti dei testi classici, che faranno parte della prova d’esame, possono non entusiasmare e si dovrebbe suggerire agli studenti, nella percezione delle singole inclinazioni, qualche lettura al di fuori del percorso scolastico.

La tecnologia fatta di tablet ed e-book reader insidia il libro cartaceo: quale futuro per i libri?
Il digitale certamente penalizza il piacere della lettura piana di un testo, principalmente laddove si tratta di testi di studio e di ricerca. I tempi sempre più ridotti con i quali l’approcciamo, ci fanno viaggiare spesso per passi e paragrafi, perdendo spesso il senso compiuto del contesto. L’e-book senza dubbio penalizzerà il libro a stampa per la sua praticità e la possibilità di stoccare sul tablet un’intera biblioteca, ma la lettura che vi faremo sarà più labile nella nostra mente di quanto avremmo trattenuto leggendo un libro a stampa. Difficile prevedere oggi se la carta sarà definitivamente soppiantata dal digitale, entrano in gioco anche valutazioni sul mantenimento di una produzione culturale che, se affidata al digitale, sconterà le dipendenze da una interfaccia eterea e al tempo stesso facilmente influenzabile. Un tempo i libri “scomodi” si dovevano bruciare e qualcuno nonostante tutto sopravviveva. In un futuro orwelliano basterà un click…

Quali provvedimenti dovrebbe adottare la politica per favorire la diffusione dei libri e della lettura?
Questa è la domanda più difficile. I politici oggigiorno scrivono spesso più libri di quanti ne leggono. Come dicevo prima: puntare sempre sulla scuola.

Daniele Olschki assume nel 1974 la responsabilità dell’ufficio editoriale della Casa Editrice. Nel corso della sua attività è delegato ad intrattenere i rapporti con gli autori e con le principali istituzioni culturali italiane ed internazionali. All’interno dell’azienda ricopre la carica di Direttore Generale, fino al maggio 2011, quando assume quella di Amministratore delegato.