Dalle voci di Scampia al racconto di Saviano. La genesi di Gomorra attraverso il filtro mondadoriano, Simone Del LatteDott. Simone Del Latte, Lei è autore del libro Dalle voci di Scampia al racconto di Saviano. La genesi di Gomorra attraverso il filtro mondadoriano edito da Unicopli: cosa rende straordinario Gomorra?
Gli aspetti sono tanti e diversi tra loro. Volendo trovare una sintesi, direi che Saviano riesce a raggiungere con Gomorra quell’obiettivo che aveva sempre cercato nel corso della sua lunga attività giornalistica. Ovvero, riesce a trovare quel tipo di narrazione capace di far conoscere i terribili fatti della sua terra ad una platea di pubblico ben più ampia di quella che leggeva i quotidiani locali. Come ci è riuscito? Rinunciando all’obiettività, all’imparzialità e alla totale adesione ai fatti per perseguire un fine ultimo e superiore che è quello della restituzione della verità. C’è un passaggio molto bello nel libro in cui l’autore dice proprio che “la verità è parziale”, e lo è in tutte le accezioni del termine: è incompleta, è soggettiva ed è di parte poiché nemica della camorra. In buona sostanza, il lungo lavoro d’indagine giovanile ha portato Saviano a conoscere alcune vicende che faticano però ad essere testimoniate per vie giudiziarie o giornalistiche. Di fronte a questo limite, lo scrittore napoletano si fa allora portatore egli stesso della verità che ha impresso con i propri occhi di reporter, restituendola però in una forma retorica letteraria, ammaliante, in uno stile che riecheggia nelle coscienze dei lettori e che permette di venir ricordato da milioni di persone. È chiaro però che è un tipo di operazione che può essere fatta solamente da una figura di autore che è molto prossimo e confidente con la materia del suo racconto. Non dobbiamo infatti mai dimenticare che, per quanto romanzato possa essere, Gomorra si poggia su anni e anni di scavo documentario. Questo è un primo aspetto. Il secondo è che Gomorra non è solo denuncia. C’è nella scrittura di Saviano una sorta di fascino recondito per la vita malavitosa. E a dichiararlo è lo stesso autore in più di un’intervista, oltre che in alcuni passaggi del libro, se pensiamo ad esempio a quando descrive il perfetto funzionamento delle piazze di spaccio, a quando si sofferma a contemplare i fori lasciati dai proiettili di un kalashnikov su una vetrata, oppure quando ricorda da bambino la prima volta che ha maneggiato una pistola. Questo ovviamente fa sì che il libro Gomorra abbia un sapore ancor più romanzato, un carattere avvincente e una trama fascinosa per i tanti amanti del genere noir, che in Italia sappiamo essere tantissimi. Un altro aspetto riguarda poi i contenuti. Finora abbiamo infatti parlato dello stile, ma va detto che la materia dell’opera è altrettanto originale. Per Saviano era cioè centrale il poter dire che i nuovi criminali del terzo millennio non sono più quelle figure che ci hanno dipinto i vecchi sceneggiati o raccontato i romanzi novecenteschi. Sono persone, molto spesso ragazzini, impregnati di cultura pop e cliché statunitensi che operano in una rete planetaria non più strettamente locale. È tutto un mondo cioè che fa cortocircuito con la grande narrazione dominante.

Quali fasi hanno segnato il processo di scrittura del romanzo?
Tutto nasce da un lungo, lunghissimo, lavoro di indagine preliminare, avvenuto dal 2002 al 2005 circa, prima ancora che l’autore realizzasse di poter riversare i propri materiali raccolti all’interno di un libro unitario. Saviano nasce infatti come giornalista, ma si rende ben presto conto che la prassi e gli strumenti del proprio lavoro non gli consentono di dare la giusta risonanza ai problemi del sud Italia, uno su tutti quello legato alla capillare presenza della criminalità organizzata. Comincia pertanto a sperimentare delle forme di scrittura alternative, più “letterarie” potremmo dire. E qui va riconosciuto il grande merito dello scrittore di aver deciso consapevolmente, autonomamente, di esplorare altri tipi di racconto, senza l’influsso esercitato da alcuna figura di editore. Ed è per questa via che Saviano entrerà a far parte della redazione di Nazione Indiana, il blog letterario per cui all’epoca scriveva anche Helena Janeczek, poetessa e scrittrice tedesca di origine polacca, ma soprattutto lettrice di narrativa straniera per la Mondadori. Una volta conosciuto e apprezzato il talento di Saviano, Helena si appresta a mettere in contatto quest’ultimo con Edoardo Brugnatelli, l’allora editore della collana mondadoriana Strade blu. Lo fa a ragion veduta, perché riteneva che la raccolta potesse essere la sede ideale dove il giovane giornalista napoletano potesse esprimere al meglio i propri scritti. I primi contatti tra i due iniziarono il 24 novembre 2004, mentre il primo incontro a Segrate avvenne il 17 dicembre. Brugnatelli ama raccontare quest’episodio. Ricorda di quanto in quella prima circostanza Saviano fosse un fiume in piena e avesse una tale voglia di rendere chiunque partecipe dei fatti da lui così accuratamente documentati. Ovviamente, nel momento in cui si decise di pubblicare un libro assieme, tutta questa sua foga andava canalizzata verso una struttura unitaria vincente. Dopo aver convinto il comitato editoriale della validità della proposta di Saviano (essendo il giovane un totale o quasi sconosciuto e trattando egli di cose che potevano non interessare ai più), i due pattuirono insieme la forma da dare all’opera. E qui avvenne una parte cruciale di quello che io chiamo il “rapporto di negoziazione sul testo” da parte di autore ed editore. Saviano infatti aveva una sua idea di libro, Brugnatelli un’altra e il compromesso tra i due fu Gomorra. Per farla breve, del primo fu preservato lo stile, del secondo il progetto dei contenuti narrativi da trattare, circoscritti all’area del casalese e del napoletano, invece che incentrati su tutto il territorio italiano, o persino oltre i confini nazionali. Una volta stabilita l’impalcatura formale dell’opera a cavallo tra il 2004 e il 2005, Saviano si accinse a scrivere di suo pugno una prima versione che fu consegnata in casa editrice sul finire del 2005. Seguì quindi la “fase due” che fu l’editing curato da Helena Janeczek. Fu un lavoro poco invasivo che si occupò esclusivamente di andare a sfrondare l’elaborato depositato dello scrittore, stando attenti a non eliminarne la parte saggistica e dei dati, ma neanche la voce e la carica espressiva e passionale che caratterizza lo stile narrativo di Saviano. Il processo durò appena pochi mesi e nell’aprile 2006 Gomorra apparve in libreria.

Nel testo confluiscono, in una vera e propria operazione di collage, scritti giovanili di Saviano, articoli d’inchiesta, cronaca giudiziaria e veri e propri pezzi letterari: quale impronta ciò ha impresso al testo?
Un’impronta assolutamente originale: un’opera che da un lato rivendita una propria e legittima attendibilità in virtù dei dati extratestuali che cita, e dall’altro si concede, senza renderlo troppo manifesto, delle doverose licenze di fiction. Non è un’operazione inedita, poiché esperimenti di non-fiction novel, di new journalism o di reportage romanzati erano già praticati, specie in America. La grandezza del libro Gomorra, e anche la sua unicità, sta forse nell’essere riuscito a ricavare il massimo in termini di dividenti dalla sua componente giornalistica e dalla sua natura letteraria. Sono entrambe complementari: la prima emerge di più agli occhi del lettore e serve da architrave per la seconda che agisce più di sottotraccia. A giochi fatti però, volente o nolente, implicitamente o esplicitamente, è quest’ultima ad aver lasciato maggiormente il segno. Si dirà Saviano ha tirato acqua a due mulini differenti, ha messo il piede in due staffe, cercando di “interpretare la verità senza tradirla” e di rendere “realistico e il non reale” (come titolo il secondo capitolo del mio saggio), uscendone oltretutto in maniera egregia? D’accordo, è un’obiezione che in parte condivido. Ma mi chiedo: e se non l’avesse fatto? Credo che se siamo pronti a riconoscere che il successo di Gomorra nasca da questa sapiente ibridazione tra fiction e non-fiction, è il nostro stesso spirito critico a suggerirci il carattere necessario di questa operazione di collage.

In che modo le esigenze letterarie e commerciali degli operatori editoriali hanno influito sulla stesura del libro?
Nell’aver ottimizzato il talento e le potenzialità di Saviano, ossia nell’essere riusciti ad avvicinare il frutto dei suoi lavori al vasto pubblico. Operativamente quindi attraverso un’operazione di sintesi dell’autografo (affinché fosse più gradevole per il lettore medio, ma anche per ridurne il prezzo di copertina e di conseguenza per renderlo più abbordabile al potenziale cliente) e di inquadramento dei contenuti da mettere in luce, trovando un filo conduttore che tenesse insieme dal punto di vista narrativo l’intera vicenda del libro. L’idea di inserire un unico protagonista che gira e racconta in prima persona ciò che gli si palesa agli occhi appartiene allo scrittore napoletano, ma la direzione verso cui volgere lo sguardo è in parte farina degli editori. Dal punto di vista letterario invece non vedo tentativi di canalizzazione dell’opera verso una specifica corrente preesistente. Non fosse altro per il fatto che Gomorra stesso ha contribuito a canonizzare una “corrente”. A distanza di qualche anno dalla sua pubblicazione, è stato cioè visto come modello e punto di riferimento di altre opere per certi versi analoghe.

A quali fonti ha attinto per il Suo lavoro?
In primo luogo, a saggi e studi critici letterari incentrati su Gomorra e sulla figura di Saviano. Sono conservati negli scaffali delle principali biblioteche delle facoltà umanistiche italiane e devo dire che sono facilmente accessibili tramite il servizio di prestito interbibliotecario. Ringrazio infinitamente gli operatori dell’Università di Parma e delle altre sedi per la collaborazione. Molti di questi studi, prevalentemente provenienti dal mondo accademico italiano, britannico e statunitense, sono accessibili anche online in portali come Academia. A proposito del web, fortunatamente esiste un ebook di accesso gratuito edito da Calomelano che mette a disposizione molti lavori pubblicati da Saviano su blog e riviste letterarie e su quotidiani locali prima del 2006. Per me è stato uno strumento preziosissimo perché mi ha permesso di fare dei confronti davvero plastici tra questi scritti e il testo di Saviano, il quale riprende parte di queste precedenti pubblicazioni giovanili. L’operazione è stata abbastanza dispendiosa in termini di tempo e di impegno, ma alle volte ha ripagato, dandomi la giusta motivazione per continuare ad approfondire questo aspetto del “collage” che sicuramente appartiene al libro Gomorra. Infine, mi sono avvalso delle preziose testimonianze dirette di Edoardo Brugnatelli e di Helena Janeczek, due editori che hanno contributo forse più di ogni altro alla creazione del testo di Saviano così come lo conosciamo. Chiudo dicendo che nel corso del mio studio mi era balenata l’idea di provare a contattare Roberto Saviano come ulteriore fonte da raccogliere. L’ipotesi mi solleticava, ma alla fine decisi di demordere. E l’ho fatto non perché pensavo che l’impresa fosse impossibile. Il motivo era un altro, e credo che da questa mia intervista si sia un po’ capito..

Simone Del Latte è nato ad Ancona il 20 luglio 1993. Dopo il diploma di maturità scientifica, si è laureato in Lettere Moderne all’Università di Macerata, specializzandosi nell’ottobre 2018 in Giornalismo e Cultura Editoriale all’Università di Parma. Attualmente ricopre l’incarico di addetto stampa per la società sportiva Zebre Rugby Club e di corrispondente giornalistico per la Gazzetta di Parma, occupandosi principalmente di cronaca cittadina. Appassionato di basket e di rugby, ama i viaggi zaino in spalla, la natura, la fotografia, le birre belghe, la musica rock e ricevere stimoli da persone e culture diverse. Dalle voci di Scampia al racconto di Saviano: la genesi di Gomorra attraverso il filtro mondadoriano è il suo primo libro, esito di un lavoro di approfondimento della tesi di laurea magistrale.

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