Cuore, Edmondo De Amicis, riassunto, trama, recensione«Questo libro è particolarmente dedicato ai ragazzi delle scuole elementari, i quali sono tra i 9 e i 13 anni, e si potrebbe intitolare: Storia d’un anno scolastico, scritta da un alunno di terza d’una scuola municipale d’Italia. – Dicendo scritta da un alunno di terza, non voglio dire che l’abbia scritta propriamente lui, tal qual è stampata. Egli notava man mano in un quaderno, come sapeva, quello che aveva visto, sentito, pensato, nella scuola e fuori; e suo padre, in fin d’anno, scrisse queste pagine su quelle note, studiandosi di non alterare il pensiero, e di conservare, quanto fosse possibile, le parole del figliuolo. Il quale poi, 4 anni dopo, essendo già nel Ginnasio, rilesse il manoscritto e v’aggiunse qualcosa di suo, valendosi della memoria ancor fresca delle persone e delle cose. Ora leggete questo libro, ragazzi: io spero che ne sarete contenti e che vi farà del bene.»

Fin dalla prefazione, Edmondo De Amicis illustra le caratteristiche e l’intento pedagogico del suo romanzo. Divenuto uno dei capisaldi della letteratura per ragazzi, il libro Cuore si fa portavoce di quei valori che si stavano affermando nel periodo immediatamente succesivo all’Unità d’Italia. Pubblicata nel 1886, l’opera denota il proprio intento sociale sviscerando, pagina dopo pagina, tematiche e problematiche relative agli strati più bassi della popolazione.

Pensato come un diario di uno studente che racconta le sue vicende e quelle dei suoi compagni di classe all’interno di una scuola torinese, durante l’anno scolastico che va dal 17 ottobre 1881 al 10 luglio 1882, De Amicis presenta al lettore lo spaccato di un’Italia postunitaria variegata. Attraverso la penna del protagonista, l’undicenne Enrico Bottini, l’autore pone l’accento su una serie di personaggi diversi tra loro sia per estrazione sociale sia per provenienza geografica. Ognuno di essi incarna un vero e proprio prototipo sociale, dal borghese al proletario, con l’intento di non narrare solo una storia, ma di veicolare maggiori informazioni sulla situazione politica ed economica dell’Italia di fine Ottocento.

Diario, epistolario e romanzo: con estrema abilità, l’autore costruisce l’impianto narrativo dell’opera attingendo da più generi letterari. Non a caso il diario viene impostato in modo tale che ad ogni mese corrisponda un capitolo, dove aneddoti e personaggi della classe di Enrico lasciano spazio a una serie di lettere, che lo stesso protagonista scrive ai propri familiari per ricevere in cambio consigli utili per la sua crescita personale. All’interno di tutte queste vicende si inseriscono i nove racconti mensili narrati dal maestro ai propri alunni: storie di ragazzi provenienti da ogni regione dell’Italia, in cui potersi facilmente identificare e saper riconoscere quei valori e quegli ideali che hanno contraddistinto l’epoca passata.

La voce narrante è quella di Enrico Bottini, alunno di terza elementare che si limita soprattutto a riportare e a commentare le avventure e le disavventure dei suoi compagni di classe. Suo punto di riferimento è Garrone, figlio di un ferroviere, impegnato quasi sempre a difendere i propri amici dalle angherie degli altri ragazzini. Un ruolo importante è giocato dal maestro Giulio Perboni, uomo austero ma di buon cuore, solo e senza affetti, che dedica tutto se stesso ai suoi studenti, divenuti ormai la sua unica e vera e propria famiglia. Significativa è anche la presenza di due personaggi, completamente l’uno l’opposto dell’altro: Ernesto De Rossi, figlio di borghesi e primo della classe, e Franti, proveniente da una famiglia del sottoproletariato e ragazzo piuttosto violento e dispettoso, tanto da essere espulso dalla scuola a causa delle sue bravate. 

«Coraggio… piccolo soldato dell’immenso esercito. I tuoi libri sono le tue armi, la tua classe è la tua squadra, il campo di battaglia è la terra intera, e la vittoria è la civiltà umana.»

La scuola, vista come luogo per eccellenza di scambio culturale, assume in questo romanzo un’ulteriore connotazione: microcosmo della società dell’epoca. È dietro i banchi di scuola che nasce un primordiale sentimento di amicizia e di cooperazione, finalizzato all’accettazione e alla convivenza con l’altro, mettendo da parte i propri bisogni individuali in nome del bene comune. È tra le mura scolastiche che si sviluppa l’identità nazionale, attraverso il confronto quotidiano con ragazzi provenienti da situazioni socio-economiche differenti.

«E bada che se non conserverai queste amicizie, sarà ben difficile che tu ne acquisti altre simili in avvenire, delle amicizie, voglio dire, fuori della classe a cui appartieni: e così vivrai in una classe sola, e l’uomo che pratica una sola classe sociale, è come lo studioso che non legge altro che un libro.»

L’intento finale dell’autore era quello di trasmettere alle nuove generazioni i valori della solidarietà, della fratellanza e dell’amor di patria, per contribuire alla creazione di un popolo italiano, visto che sino a una ventina d’anni prima della stesura del romanzo, l’Italia era ancora divisa in tanti regni e ducati.

Federica Nitti