Cristianesimi originari. Lettura interculturale delle origini cristiane, Luigi SchiavoProf. Luigi Schiavo, Lei è autore del libro Cristianesimi originari. Lettura interculturale delle origini cristiane edito da San Paolo. L’opera elabora in modo organico i risultati di decenni di ricerche e studi sul cristianesimo delle origini nella sua pluralità interna e nella sua interrelazione con l’ideologia imperiale: quali forme il movimento di Gesù ha assunto nei primi due secoli della sua storia?
L’idea del libro è che il Cristianesimo non sia né un pacco che cade giù dal cielo già pronto per l’uso, né sia sorto come una religione omogenea e compatta. Al contrario, le sue origini sono caratterizzate dalla pluralità e dalla varietà di movimenti e gruppi diversi che, in comune, avevano il riferimento alla persona di Gesù di Nazaret, considerato il messia salvatore.

È come una sorgente che, appena sgorga dalla terra, si divide in tanti piccoli ruscelli, che di adattano alle asperità del terreno che incontrano sul loro cammino.

Gli inizi del Cristianesimo sono marcati da diverse cristologie, diverse concezioni della vita comunitaria, diverse strutture sociali e gerarchiche e diverse accentuazioni etiche. Tali diversità sono frutto dei differenti contesti geografici, culturali, sociali e religiosi con cui entrarono in contatto questi movimenti proto-cristiani. L’interrelazione con i differenti contesti culturali ha contribuito a modellare la diversità e la pluralità delle forme cristiane originarie, la loro fede specifica e i loro sistemi simbolici e sociali. L’incontro con culture e società differenti fu favorito dalle persecuzioni e dalla rapida diffusione dei primi discepoli e ciò ha avuto come conseguenza l’ibridazione culturale del messaggio originale di Gesù.

Le tracce di questi gruppi religiosi iniziali si trovano negli scritti del Nuovo Testamento, ma anche negli apocrifi e nei testi della letteratura laica contemporanea. Uno sguardo multidisciplinare e interculturale ci permette di ricostruire le loro fisionomie. Li riassumiamo in tre grandi correnti religiose:

  1. Il Giudeo-Cristianesimo. Corrisponde all’area geografica della Palestina e della Siria, dove era molto forte la presenza e l’influenza giudaica. Sviluppò la “bassa cristologia”, dovuto alla forte presenza iniziale di familiari di Gesù nel movimento e alla rigida fede monoteistica giudaica. Essa, a partire dal II secolo, sfocia nell’adozionismo: Dio ha adottato l’uomo Gesù di Nazaret come suo profeta. In questo gruppo la centralità dell’osservanza delle Legge giudaica si traduce nell’enfasi in un Cristianesimo “delle opere” e dei “frutti” e in un’etica radicale, che rivela l’autenticità del movimento di Gesù in relazione alla matrice giudaica. La dura realtà di povertà di queste popolazioni, favorisce inoltre l’accento nella comunione dei beni e un solido vincolo comunitario. Questo gruppo ha prodotto vari testi: il vangelo di Matteo, le Lettere di Giuda e Giacomo, i vangeli apocrifi degli Ebrei, degli Ebioniti, dei Nazareni.
  1. Il Cristianesimo Ellenistico. Corrisponde all’area geografica dell’Asia Minore, Grecia, Italia e la sua relazione vitale è con la cultura greco-romana e l’ideologia imperiale. I membri di questo gruppo provengono dalla diaspora giudaica ed hanno una grande capacità di convivere con culture differenti e di adattarsi all’ambiente, assorbendone i tratti caratteristici. Paolo di Tarso, Barnaba, Luca, Aquila e Priscilla, e tanti altri, conoscono bene il giudaismo, lo stoicismo, il platonismo, il culto imperiale, e riuniscono insieme elementi di differenti forme sociali e religiose. Sono infatti riconoscibili lineamenti delle religioni di mistero, delle associazioni (ekklesiai) proprie delle società antiche, della struttura sociale delle famiglie romane (oikos) e molti elementi dell’ideologia imperiale. Il problema sociale di questo gruppo era come amalgamare persone di diversa provenienza, dando loro una identità specifica. Ne é derivato un Cristianesimo eterogeneo, ben adattato al contesto di cui era espressione, non assimilato al panorama sociale e religioso dell’epoca, bensì come proposta critica alternativa all’impero. I testi di questo gruppo sono soprattutto le Lettere di Paolo e i vangeli di Marco e Matteo.
  1. Il Cristianesimo Gnostico. Corrisponde all’area geografica dell’Asia Minore (Efeso) e dell’Egitto (Alessandria), anche se possiamo pensare che era sparso un po’ dappertutto. Erede dello gnosticismo giudaico, é figlio dell’apocalittica giudaica e frutto della mescolanza sincretica di varie dottrine religiose e filosofiche, come il platonismo, il dualismo persiano, i miti giudaici della creazione e della caduta e vari altri miti di matrice indiano-buddista. La gran varietà di interpretazioni religiose ha fatto sorgere innumerevoli differenze dottrinali che confluirono in diversi gruppi gnostici. L’elemento comune più evidente fu, probabilmente, la questione della presenza del male nel mondo e della corruzione della materia. La scoperta della biblioteca gnostica di Nag Hammadi, nel 1945 in Egitto, ci ha posti di fronte all’immensità della letteratura gnostica, che comprende vari vangeli (Tommaso, Filippo, Maria, degli Egizi, della Verità), Apocalissi, Lettere, e tanti altri documenti, alcuni dei quali molto antichi.

Quali furono i fattori decisivi del grande e rapido successo della nuova religione?
La straordinaria e rapida diffusione del Cristianesimo nel mondo antico dipende da vari fattori.
Innanzitutto il conflitto iniziale con il giudaismo e che sfocia nelle prime persecuzioni di cristiani, come attesta Atti degli Apostoli (uccisione di Stefano, nel 36, di Giacomo, il Maggiore nel 44 e Giacomo il Minore nel 62, ecc.). La conseguente “fuga” dei cristiani da Gerusalemme fu decisiva per l’espansione del movimento.

Un altro aspetto è l’adesione di parte della diaspora giudaica, caratterizzata dalla grande capacità di adattamento e convivenza in culture e società differenti. Ciò le conferiva enorme potere di fronte alle autorità locali. I cristiani appresero subito le regole per una pacifica convivenza.

Un altro aspetto significativo é l’identificazione, da parte degli storici romani, della setta dei “cristiani” con le religioni di mistero (“execrabilis superstitio”, secondo l’affermazione di Plinio e di Tacito). Di fatto, tale identificazione era dovuta certamente anche a strutture religiose comuni, che i cristiani adottarono da queste forme religiose molto popolari e diffuse soprattutto tra i soldati e le popolazioni orientali. Una identificazione, seppur questionabile, che rappresentava un tacito riconoscimento da parte dei romani.

Ma il fattore forse più attendibile del rapido successo cristiano fu la forte tendenza escatologica, frutto dell’insofferenza popolare con la situazione sociale, politica e religiosa, che alimentava il sogno di un cambiamento radicale. L’escatologia é presente nella predicazione di Gesù soprattutto laddove si annuncia l’imminente arrivo del “Regno di Dio”, che si trasformò, dopo il fallimento del movimento nazionalista e della guerra dei giudei contro Roma, nel 70, nell’attesa della parusia, cioè del ritorno finale del Cristo vittorioso. La dimensione escatologica alimentava una posizione critica in relazione al culto imperiale, un poderoso strumento di legittimazione dello status quo, ed il sorgere di una coscienza alternativa alle religioni filosofiche (epicureismo, platonismo, stoicismo, ecc.) che ponevano l’accento sul vivere bene il momento presente. Le religioni di mistero, e tra di loro soprattutto il cristianesimo, proclamavano invece, la necessaria trasformazione della realtà attuale, considerata cattiva, a favore di un mondo giusto e di uguali opportunità. L’annuncio escatologico, in una società disgregata, schiavista e plurale, aveva il potere di aggregare tantissime persone insoddisfatte, in comunità di vita e di speranza.

Nel libro Lei sostiene che i primi cristiani, con un atteggiamento audace e sorprendente, trasposero, risignificati, gli attributi dell’imperatore divinizzato alla figura di Gesù: come si articolò quest’opera?
Fin dagli inizi il Cristianesimo ellenistico si pone con un atteggiamento fortemente critico circa l’ideologia imperiale, fondata sul il culto all’imperatore. Tale ideologia garantiva la sottomissione dei popoli conquistati, soprattutto nelle provincie dell’impero. Di fatto, la figura dell’imperatore era messa in relazione alla conservazione dell’ordine, alla pace, al benessere, al libero commercio, alla vittoria in guerra e alla prosperità in generale. L’imperatore era considerato dio e ciò permetteva di soffocare resistenze, ribellioni e qualsiasi altro attacco all’ordine religioso del mondo. I cristiani, eredi del rigido monoteismo giudaico e critici in relazione a un ordine che era benevolo solo verso alcuni privilegiati, rifiutarono il culto imperiale e lo sostituirono con il culto di Gesù. Lo considerano e credono il salvatore, il figlio di Dio (divino), il vittorioso (malgrado la vergognosa morte sulla croce), il risorto (l’apoteosi imperiale). I titoli che erano dell’imperatore, per una straordinaria inversione simbolica, furono così applicati, alla figura di Gesù, uno schiavo trucidato per motivi politico-religiosi nella periferica Gerusalemme e da loro considerato risorto e vivo. Questa resignificazione simbolica è, in realtà, una forma di resistenza culturale di gruppi subalterni di fronte all’ideologia egemonica colonialista. Una strategia interessante che si usa nell’ambito del confronto simbolico, con il proposito di delegittimare l’altro e affermare il proprio spazio, la propria identità e la legittimità di una cultura differente e dissidente. In tal modo si domina l’altro nel suo stesso terreno, dimostrando una lucidità strategica sorprendente. La riformulazione non si ferma alla figura dell’imperatore, ma prosegue nell’affermazione di una nuova società, una nuova etica, una nuova religione, e una economia basata su altri principi. È possibile un “mondo altro”, basato sulla giustizia, il rispetto, le uguali opportunità. Ma, perché questo cambio possa avvenire, occorre prima cambiare gli dei.

Quali attributi dell’imperatore divinizzato e quali elementi del suo culto utilizzarono i primi cristiani per realizzarne un’inversione simbolica a favore della figura di un altro dio, Gesù?
Richard Horsley, uno dei maggiori biblisti esistenti, afferma che il cristianesimo é un prodotto dell’impero romano (2004). Quale sarebbe stata la struttura simbolica, dottrinale, sociale, gerarchica, rituale se il Cristianesimo si fosse sviluppato, ad esempio, in India, in China o in altri contesti culturali e sociali?

La relazione culturale, sociale e politica con l’impero romano é stata certamente decisiva nella definizione dell’attuale forma del Cristianesimo. Si sarebbe potuto affermare che Gesù é figlio di Dio, senza il riferimento, seppur critico, al culto all’imperatore? O formulare la teoria dell’uguaglianza sociale senza il riferimento alla dottrina stoica? O la centralità del pane condiviso senza conoscere l’importanza e la sacralità della cena nelle religioni di mistero ed il loro forte appello alla condivisione sociale ed economica? O strutturare una Chiesa senza fare riferimento alle ekklesiai antiche, alla oikos romana o alla classificazione gerarchica imperiale?

Potremmo continuare all’infinito…

L’idea base é che non esiste purezza sociale o neutralità culturale. Dipendiamo e siamo frutto delle relazioni che viviamo. La realtà è sempre complessa, interrelazionale, interculturale e la differenza é l’opportunità di trasformazione, di cambio, di novità.

La chiusura in noi stessi produce stabilità, similitudine, omogenizzazione e colonizzazione; al contrario, l’apertura, il lasciarsi destabilizzare, inquietare, affrontando con coraggio l’incertezza, può offrire la possibilità di costruire qualcosa di veramente nuovo e diverso.