“Costituzionalismo differenziale e identità indigene. Il laboratorio boliviano nella comparazione” di Laura Alessandra Nocera

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Prof.ssa Laura Alessandra Nocera, Lei è autrice del libro Costituzionalismo differenziale e identità indigene. Il laboratorio boliviano nella comparazione, edito da Milano University Press: di quale interesse è, per il costituzionalismo comparato, lo studio dello sviluppo costituzionale boliviano?
Costituzionalismo differenziale e identità indigene. Il laboratorio boliviano nella comparazione, Laura Alessandra NoceraAnzitutto, Vi voglio ringraziare per quest’intervista, con la quale ho modo di far notare quanto un caso in apparenza distante da noi (perlomeno, da un punto di vista geografico, ma anche storico-istituzionale) possa essere rilevante per lo sviluppo e l’evoluzione del diritto costituzionale e per la comparazione giuridica. Studio da tempo il costituzionalismo latino-americano e ho trovato il caso boliviano particolarmente interessante sotto diversi profili, perché si è dimostrato un’avanguardia e una sperimentazione sui generis nell’accogliere un parametro tipicamente di matrice culturale e antropologica all’interno delle fonti del diritto. Si tratta di qualcosa di originale perché si discosta dagli stilemi del diritto di stampo euro-occidentale, creando un nuovo e ipotetico modello giuridico che rinnova la forma di Stato democratico-sociale e che, considerando anche il meta-formante culturale, amplia, in qualche modo, non solo il catalogo dei diritti fondamentali meritevoli di tutela, ma reinterpreta il concetto di democrazia, rendendola plurale, multinazionale e interculturale. Si rileva la coesistenza di una “polisistemia normativa”, ovvero di diversi sub-sistemi semi-autonomi, incardinati nell’ambito di un medesimo schema giuridico, una pluralità di sistemi normativi che, pur essendo potenzialmente in conflitto fra di loro, possono integrarsi e comprendersi, in quanto rispondenti ad un’univoca dimensione sociale.

In che modo il costituzionalismo boliviano si pone come laboratorio del costituzionalismo “differenziale”?
Ho usato il termine “differenziale” nella mia trattazione per identificare le peculiarità storiche, antropologiche e sociali, che sono alla base del costituzionalismo boliviano odierno (e, in uno spettro ancora più ampio, di tutta la teoria latino-americana del “Nuevo Constitucionalismo”), che si pone oggi come un modello attuale di convivenza istituzionale particolare, in grado di ricomporre la frattura fra “diritto culturale” e “diritto positivo”.

Quali vicende hanno segnato la nascita della Repubblica boliviana?
La Repubblica boliviana è nata all’indomani delle guerre di indipendenza e della dissoluzione dell’Impero spagnolo, grazie alla profusione e agli sforzi di Simón Bolívar e di altri combattenti liberali. Il fatto di trovarsi proprio al centro delle battaglie contro l’esercito imperiale (come quella di Junin o quella di Chuquisaca) ha posto il territorio boliviano anche al centro del processo di nascita delle Repubbliche latino-americane. Tuttavia, è possibile denotare che sono molteplici le vicende che hanno segnato la formazione delle istituzioni politico-giuridiche boliviane e, tra di esse, anche: il regime dittatoriale vissuto durante il XIX secolo e la sua liberazione, la guerra civile e la contrapposizione tra i partiti politici, le rivolte indigene e i conflitti con gli Stati confinanti (per la stabilizzazione dei confini con il Perù, per lo sbocco al mare con il Cile, per il controllo del Chaco con il Paraguay), l’accoglimento dell’organicismo istituzionale e autoritario tipicamente latino-americano e il connubio tra socialismo e indigenismo. Alcuni eventi storici hanno segnato in modo rilevante la formazione e l’evoluzione della Repubblica boliviana, anche influendo sul cambiamento della forma di Stato. Per questa ragione, all’interno del libro, ho voluto dividere la trattazione in tre macro-fasi storiche, proprio alla luce della lenta trasformazione costituzionale del paese: la fase dell’indipendenza (1810-1910), la fase traumatica del tramonto del liberalismo (1910-1982) e la fase della rinascita democratica (1982-2020).

Come si è formato l’ordinamento boliviano?
L’ordinamento boliviano si è formato a tappe, connesse con i cambiamenti storico-politici a cui è stata soggetta tutta la regione andina. L’ordinamento boliviano, infatti, ha radicato le sue fondamenta nelle sue peculiarità storiche, sociali e culturali, che lo hanno reso un esperimento unico nel mondo ed è tuttora caratterizzato da una stratificazione storica e giuridica, che include l’esperienza coloniale e le ibridazioni giuridiche del “derecho colonial” e del “derecho castellano”, la fioritura costituzionale e liberale derivante dalle idee della Rivoluzione francese e della Rivoluzione americana, l’ispirazione anglofila di “common law” e quella napoleonica delle codificazioni, la formazione degli Stati nazionali latino-americani con la creazione di esecutivi forti, dominati dalla figura presidenziale e con uno scarso pluripartitismo (le cosiddette “monarchie repubblicane”, come quella di Bolívar), la lezione derivante dall’esperienza rivoluzionaria messicana e dal socialismo nazionalista, l’organicismo e lo strutturalismo tipicamente iberoamericani, le ondate rivoluzionarie e controrivoluzionarie del XX secolo e le correlate fasi cicliche di involuzione autoritaria.

Che ruolo ha avuto, sull’evoluzione boliviana, l’elemento indigeno?
L’elemento indigeno è stato uno dei meta-formanti costituzionali che hanno influito sull’evoluzione boliviana, elemento caratterizzante della sua storia e della sua cultura. Questo perché non solo la Bolivia è uno dei paesi latino-americani con la maggiore presenza di popolazioni indigene, ma le radici indigene stesse sono diventate, col tempo, una fonte legittimante delle istituzioni repubblicane e democratiche dello Stato. L’elemento indigeno, infatti, ha segnato la realtà sociale e culturale con cui le istituzioni repubblicane si sono sempre dovute confrontare in una relazione che, col tempo, ha mutato l’approccio antagonista e assimilazionista per diventare “comprensivo” e multidimensionale. La presenza indigena in Bolivia rappresenta una caratteristica basilare nell’evoluzione e nella costruzione della forma di Stato attuale, che attinge, al tempo stesso, al modello occidentale della forma di Stato democratico-sociale, come si è evoluta dopo il secondo dopoguerra, e ad un sistema di fonti e di valori pre-giuridici di matrice antropologica e tradizionale che ha, quindi, conformato l’evoluzione istituzionale della Repubblica boliviana, dalla sua fondazione fino ai giorni nostri. La tutela dei popoli indigeni è diventata centrale per giustificare una simile ristrutturazione del modello di Stato, perché i valori di cui sono portatori le comunità indigene sono oggi considerati il punto di partenza per ricostruire le caratteristiche tradizionali dello Stato, dando vita a una forma che possa andare oltre quella democratico-sociale, in quanto fondata su una riscoperta della storia, delle tradizioni e dell’aspetto sociale comunitario.

Quando e come nasce la Repubblica plurinazionale e pluriculturale e in che modo essa costituisce un modello diverso e alternativo rispetto ai modelli euro-atlantici?
La Repubblica plurinazionale e pluriculturale di Bolivia nasce solo all’indomani delle rivolte indigene di Cochabamba e di El Alto e dell’elezione a Presidente di Evo Morales e, nello specifico, dopo l’approvazione della Costituzione del 2009, che ha segnato una fase storica e giuridica fondamentale non solo per la Bolivia, ma anche per tutto il diritto costituzionale comparato. La nuova carta costituzionale, infatti, parte proprio dall’elemento indigeno, o, meglio, dal parametro del bien vivir, derivante dalla filosofia andina dei popoli autoctoni e che ristruttura il modello di Stato nell’Estado del Bien Vivir. Tale modello “controegemonico”, nella sua contrapposizione con il paradigma dell’indipendent self di matrice anglosassone e liberista, supera lo stesso Welfare State, in nome di una gestione condivisa ed equa delle risorse naturali e dei beni comuni che parte proprio dalla comprensione di culture diverse. Il bien vivir, infatti, si realizza nella complementariedad, nella solidarietà, nell’interdipendenza e nella visione comunitaria e, quindi, si contrappone sia ai modelli capitalisti occidentali che a quelli collettivisti di stampo socialista, fondandosi su un approccio olistico e armonico della società stessa con l’ambiente circostante (tra cui: la Natura). Per questo motivo, il costituzionalismo andino (boliviano e non solo, visto che simile approccio è stato adottato anche in Ecuador e, seppur con qualche limitazione, diversi Stati latino-americani ne stanno adesso ricalcando le medesime impronte) si fonda su una visione cosmocentrica che pone al centro la Natura come soggetto di diritto, come concepito dai valori etico-culturali indigeni. Pertanto, l’elemento indigeno non è più solo una componente peculiare da tutelare, ma è ora diventato una caratteristica fondante per uno Stato interculturale e plurinazionale, dove la compresenza di diverse culture è sia una ricchezza per le fonti del diritto, sia un’emancipazione dai modelli euro-atlantici (si è parlato di una vera e proprio nuova “decolonizzazione”). L’interculturalidad esprime un concetto più complesso e più completo rispetto al multiculturalismo, che indica la mera convivenza pacifica tra culture ed etnie diverse, ma con un’accezione descrittiva, per indicare la composizione sociale e antropologica, e prescrittiva o politica in riferimento alle norme destinate a fissare i diritti e gli obblighi delle istituzioni e dei diversi gruppi, perché ne diventa una declinazione dialogica e d’interazione per costruire un pluralismo sociale e giuridico.

Laura Alessandra Nocera è docente a contratto in Transnational Constitution-Making presso il corso di laurea magistrale di Relazioni Internazionali (REL) della Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università degli Studi di Milano

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