“Costantinopoli” di Jonathan Harris

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Costantinopoli, Jonathan HarrisCostantinopoli
di Jonathan Harris
il Mulino

Costantinopoli, l’odierna Istanbul, era la «capitale di quello che è passato alla storia come impero bizantino (da Bisanzio, antico nome di Costantinopoli), e all’inizio del XII secolo dominava quasi tutto il territorio dei Balcani e parte dell’attuale Turchia. Gli abitanti della città erano i bizantini, un popolo cristiano di lingua greca che considerava il proprio impero come la continuazione dell’antico impero romano. […] I contemporanei la consideravano un luogo così straordinario da chiamarla solo raramente per nome, preferendo utilizzare epiteti come «Regina delle città» (basileousa), «Grande città» (megalopolis) o semplicemente «la Città» (polis), poiché non poteva esservi dubbio sulla città cui si riferivano. […]

Forse la sua caratteristica più sconvolgente per il visitatore era la grandezza. […] La superficie racchiusa dalle mura era pari a quasi 30 mila ettari, e in quell’area vivevano centinaia di migliaia di persone […]. Stime più contenute collocano la sua popolazione, nel XII secolo, attorno ai 375.000 abitanti, il che la rendeva molto più vasta di qualsiasi altra città del mondo cristiano. […]

La straordinarietà della Costantinopoli medievale, tuttavia, non si esauriva nelle dimensioni e nella ricchezza, ma era accompagnata anche da una sorta di aura spirituale. […] Si credeva che un angelo facesse la guardia perpetua alla città nella grande basilica di Santa Sofia, e si diceva che i dodici cesti di pezzi di pane avanzati dal pasto dei cinquemila fossero sepolti sotto una delle sue colonne; si riteneva addirittura che la Vergine Maria, la Madre di Dio, estendesse sulla città una protezione speciale, tenendola al sicuro dai suoi nemici. […]

Il modo migliore per comprendere l’inebriante miscela di fascino mondano e timore religioso che emanava dalla Costantinopoli bizantina è seguire l’itinerario che compivano i suoi visitatori intorno al 1200, riflettendo su ciò che vedevano e soprattutto sentivano. Esistevano, ed esistono tutt’oggi, due modi per arrivare a Costantinopoli: via terra e via mare. Entrambi offrono ai viaggiatori un’affascinante anteprima di ciò che li attende. […]

La maggior parte dei visitatori arrivava via terra, e come prima cosa scorgeva le torri delle poderose mura terrestri, che si estendevano dal Corno d’oro al mar di Marmara e impedivano di proseguire. Questi visitatori dovevano fare richiesta di entrare attraverso una delle otto porte principali, solitamente la porta detta di Charisios o di Adrianopoli. Ve n’era anche una nona all’estremità meridionale delle fortificazioni, la Porta Aurea, un’imponente struttura sormontata da due elefanti di bronzo. Essa, tuttavia, era riservata ai sovrani che tornavano vincitori dalle campagne militari, e di norma rimaneva chiusa. In questa fase il disbrigo delle formalità poteva risultare seccante, poiché era vietato introdurre armi all’interno delle mura, e le persone vi erano ammesse solo a piccoli gruppi. […] Una volta ottenuto finalmente il permesso, i visitatori probabilmente entravano attraverso la porta di Adrianopoli; questa conduceva all’ampia Mese (strada di mezzo), che attraversava il centro della città.

Chi fosse entrato da questa porta si sarebbe trovato vicino al quartiere noto come Blacherne all’estremo nordoccidentale delle mura terrestri. L’area era dominata da una delle due principali residenze imperiali, il palazzo delle Blacherne le cui alte torri dovevano essere visibili da chilometri. […]

A differenza della maggior parte dei turisti odierni, i visitatori medievali non entravano in chiese e monasteri come questi solo per ammirare le decorazioni e l’architettura. Infatti, sebbene molti resoconti dei viaggiatori descrivano questi aspetti, altri li menzionano appena. Essi erano molto più interessati a qualcos’altro: la fama di Costantinopoli come luogo sacro. […] Ciò che la capitale bizantina effettivamente possedeva era il surrogato migliore della presenza di Cristo in persona: una collezione di reliquie senza eguali, che gli imperatori bizantini avevano accumulato nel corso dei secoli. Le reliquie potevano essere resti di santi e religiosi oppure oggetti strettamente legati a essi, alla Vergine Maria o a Cristo stesso. È stato calcolato che nel 1200 ne fossero conservate a Costantinopoli più o meno 3.600, collegate a circa 476 diversi santi. […] I pezzi più preziosi della collezione, che comprendeva la corona di spine e altri oggetti legati alla Passione di Cristo, erano custoditi nella cappella della Vergine del Faro, nel Grande Palazzo, e venivano mostrati solo a visitatori di alto rango. Molte altre reliquie, tuttavia, erano visibili a tutti, anche se inevitabilmente gli abitanti del posto facevano di tutto per sfruttare l’afflusso dei turisti, che sborsavano denaro ancora prima di poter vedere le reliquie. […]

Lasciate le Blacherne e le vicine mura terrestri, al viaggiatore occorreva un po’ di tempo per percorrere a piedi questi quartieri occidentali, meno popolati, e raggiungere il centro di tutto, coprendo una distanza di oltre quattro chilometri e mezzo. Camminando verso est lungo il promontorio che si restringe progressivamente e sul quale era stata costruita Costantinopoli, i visitatori si rendevano ben presto conto della vicinanza del mare. Potevano sentire l’odore salmastro dell’aria, udire le grida dei gabbiani e scorgere sprazzi di acqua azzurra tra gli edifici: era il porto di Costantinopoli, il Corno d’oro, la cui sponda meridionale doveva sicuramente essere affollata di navi che si stagliavano contro il cielo con i loro alberi e il loro sartiame. Accanto al Corno d’oro si trovavano gli affollati quartieri che ospitavano la popolazione operaia della città e quelli dove vivevano i mercanti veneziani, genovesi e pisani. I visitatori dell’Europa occidentale potevano alloggiare in questa zona dove erano compresi il latino e le lingue vernacolari dell’Occidente.

Procedendo in direzione est lungo la Mese, i viaggiatori raggiungevano per prima cosa uno dei principali monumenti della città, una grande chiesa a pianta cruciforme situata sul lato sinistro della strada e sormontata da cinque cupole: la chiesa dei Santi Apostoli (la seconda di Costantinopoli per dimensioni), dedicata ai dodici compagni originari di Gesù, escluso Giuda ma compreso Paolo. […] C’erano anche importanti reliquie in mostra. Si vedevano due colonne di pietra, una delle quali era ritenuta quella della flagellazione di Cristo, l’altra quella su cui san Pietro aveva pianto lacrime amare dopo aver per tre volte negato di conoscere Gesù. C’erano anche le tombe di sant’Andrea apostolo, san Luca evangelista e san Timoteo.

Nonostante la bellezza dell’interno e per quanto significative fossero le reliquie della chiesa, la sua più grande attrazione era un altro edificio, contiguo alla sua estremità orientale, l’Heröon, un mausoleo circolare che ospitava le tombe degli imperatori bizantini, che vi furono regolarmente sepolti fino al 1028, quando non rimase più spazio. Al posto d’onore c’era quella di Costantino il Grande (306-337), fondatore di Costantinopoli e primo imperatore cristiano. Il suo magnifico sarcofago di porfido purpureo era ricoperto da un sontuoso drappo d’oro, e intorno a esso erano disposti a semicerchio quelli dei sovrani minori. Un secondo mausoleo sul lato nord della chiesa ospitava la tomba di Giustiniano (527-565). […]

Ormai la Mese era confluita nell’altra strada principale della città, la via Trionfale, che partiva dalla porta Aurea, e l’arteria risultante conduceva in un’ampia piazza nota come foro di Teodosio o Forum Tauri. […] Lasciando il foro di Teodosio la strada conduceva in un’altra piazza, il foro di Costantino, intitolato al celebre imperatore e fondatore della città, Costantino il Grande. […] Dal foro di Costantino la Mese proseguiva rapidamente fino al cuore monumentale della Costantinopoli bizantina, e si apriva nell’ultima delle grandi piazze, l’Augusteion. […]

A sud dell’Augusteion sorgeva l’ippodromo, uno stadio lungo 400 metri che poteva accogliere fino a 100.000 spettatori. Originariamente era stato costruito per ospitare le corse dei carri, perciò, all’estremità che confinava con l’Augusteion, vi erano dodici cancelli che si potevano aprire contemporaneamente all’inizio delle gare. Da qui, i carri correvano verso l’estremità opposta della pista, giravano intorno alla spina centrale e tornavano indietro per raggiungere il traguardo. Nel XII secolo, tuttavia, l’ippodromo non era riservato soltanto alle corse dei carri, ma ospitava tutti gli eventi pubblici, dai concerti ai fuochi d’artificio fino alle esibizioni dei funamboli. […] L’ippodromo era anche il luogo in cui si svolgevano le esecuzioni di personaggi illustri, e giocava un ruolo fondamentale nel cerimoniale dell’impero: per questo comprendeva una speciale tribuna riservata al sovrano, il Kathisma, raggiungibile dal Grande Palazzo tramite un passaggio coperto. […]

Per quanto affascinante fosse l’ippodromo, per la maggior parte dei visitatori il monumento più memorabile di Costantinopoli era la basilica di Hagia Sophia, nota anche come Santa Sofia o Divina Sapienza. L’edificio era sormontato da un’enorme cupola con un diametro di 32 metri e un’altezza di 55, […] tanto da dominare l’Augusteion e da essere visibile alle navi in alto mare. All’interno, il senso delle misure e dello spazio era ancora più impressionante. In apparenza privo di elementi di sostegno, lo spazio racchiuso dalla cupola era così vasto che quest’ultima sembrava quasi galleggiare nell’aria. […]

In comune con la maggior parte delle chiese di Costantinopoli, Santa Sofia aveva la sua parte di reliquie, d’importanza pari a quelle della basilica. I visitatori potevano contemplare la copertura del pozzo di pietra su cui Cristo sedette a conversare con la donna di Samaria e la tavola su cui era stata imbandita l’Ultima Cena. Racchiusi nel suo tesoro c’erano le fasce del bambino Gesù e l’oro che gli era stato offerto dai tre magi. Si diceva che le grandi porte d’ingresso fossero state fatte con il legno dell’arca di Noè. A parte le reliquie, anche la struttura stessa dell’edificio era percepita come dotata di una sorta di potere soprannaturale. I pilastri che sostenevano le gallerie erano noti per speciali proprietà curative se venivano strofinati da persone afflitte, e certe colonne erano specializzate nella cura di determinati disturbi. […]

Per i visitatori medievali il tempo trascorso a Costantinopoli non era, dunque, solo una visita turistica ma una sorta di esperienza religiosa. Le leggende e le superstizioni sembravano tanto reali quanto i fastosi monumenti che vedeva intorno a sé, e in certo modo, evidentemente, molto più importanti: i resoconti di numerosi viaggiatori, infatti, sono semplici liste delle reliquie che avevano visto e delle storie miracolose che avevano udito.»

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