Cosa significa cinico

L’aggettivo cinico significa “senza riguardo verso le norme morali, insensibile, indifferente”. Di derivazione greca, esso trae origine dall’omonima scuola filosofica.

«Il κυνισμός – cinismo – è letteralmente l’«imitazione del cane»: ed è questa la miglior definizione dello stile di vita cinico. Piú che le dottrine, dei cinici si tramandano i comportamenti. La loro scuola fu fondata da Antistene, poco dopo la morte di Socrate, in un ginnasio appena fuori Atene, che si chiamava Cinosarge (cioè «cane agile») e sorgeva su un terreno consacrato a Eracle. Può darsi che il nome della scuola sia nato cosí, per accidente, a partire da quello del luogo in cui sorse; sta di fatto, però, che – per puro caso o per un nesso in cui è incerto quale sia la causa e quale l’effetto – l’ispirazione canina attecchì alla scuola intera. I cinici misero al centro della loro dottrina proprio l’obiettivo di vivere come cani, trasformando con foga quasi artistica ogni aspetto dell’esistenza in una professione di randagismo e, insieme, di ostentata fedeltà al dovere morale. Fu una scuola dalle finalità e dagli interessi puramente etici. La virtù umana, per i cinici, consiste nel vivere secondo natura. Non nel senso razionale e teleologico che gli stoici diedero a questa stessa espressione, però: per i cinici, che attribuirono la massima importanza alla pratica di un esercizio esistenziale, e che perciò hanno plasmato una dottrina molto più performativa che descrittiva del mondo, è fondamentale adattarsi alle condizioni di vita più semplici, più elementari che ci siano.

L’ideale cinico dell’autosufficienza o autarchia (αὐτάρκεια, parola poi anche stoica che però i cinici portano a conseguenze molto più estreme sul piano pratico) coincide con una riduzione drastica dei bisogni. E non dico per dire: il vero cinico se ne infischia, con molta più fermezza degli epicurei, dei bisogni indotti. È anzi estremamente severo nel distinguerli, e si dedica a soddisfare – senza ombra di vergogna – soltanto quelli più impellenti, quelli davvero primari. Un esempio luminoso di questa filosofia di vita è la biografia del famoso Diogene di Sinope, che non solo si prese il nome di Cane e visse in una botte, ma ostentava disprezzo per ogni agio, anche i più semplici: persino una ciotola o una coppa da cui bere, per dire. Secondo il Cane, infatti, nessuno può aver bisogno di una coppa, finché ha a disposizione le mani. Il cinismo professa un atteggiamento sovversivo di tutte le norme sociali vigenti, una condotta improntata alla più estrema impudenza (ἀναίδεια [anaideia]) e all’indifferenza rispetto a qualsiasi convenzione.»

tratto da Lezioni di felicità. Esercizi filosofici per il buon uso della vita di Ilaria Gaspari, Einaudi editore

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