Consulenza di coppia. Superare le crisi transitorie verso il rinnovamento con metodologie sistemiche e tecniche strategiche, Mariachiara Mazzei, Edoardo GiustiDott.ssa Mariachiara Mazzei, Lei è autrice con Edoardo Giusti del libro Consulenza di Coppia. Superare le crisi transitorie verso il rinnovamento con metodologie sistemiche e tecniche strategiche, pubblicato da Armando: quali vantaggi offre ad una coppia in crisi rivolgersi ad un consulente?
In primis, c’è da chiarire un aspetto, ovvero che il consulente, attraverso l’anamnesi è in grado di individuare sia le problematiche, che le risorse della coppia. L’intervento nel setting di coppia ha la finalità di comprendere il funzionamento interpersonale dei coniugi e le dinamiche comunicative e relazionali alla base del loro rapporto; i problemi di coppia, infatti si manifestano attraverso modalità comunicative disfunzionali. Benché sia difficile trovare una definizione internazionalmente condivisa dalla comunità scientifica delle “difficoltà di coppia”, è noto che i disagi di coppia possono creare o aggravare disturbi mentali preesistenti e influenzare lo sviluppo psicologico dei figli. Quando la coppia va in crisi e decide di chiedere aiuto a un professionista, l’obiettivo non è necessariamente quello di aiutare i partner a stare insieme a tutti i costi; spesso, accade che neanche la coppia sappia se vuole stare insieme oppure lasciarsi. La consulenza, consente di aiutare i partner a capire in che direzione muoversi. Fatta questa doverosa premessa, i vantaggi che una coppia può avere rivolgendosi ad uno psicologo-psicoterapeuta che si occupa di interventi per le coppie sono molteplici, tra di essi, sicuramente: 1) l’incremento della consapevolezza rispetto al proprio modo di creare, mantenere e vivere la relazione di coppia; 2) una maggiore comprensione dei comportamenti negativi disadattivi di carattere comunicativo che vengono posti e riproposti, spesso in automatico; tali modalità spesso sono il frutto di modalità apprese nel tempo dalle proprie famiglie di origine e sono in grado di creare disagio marcato; 3) potenziare la comprensione personale rispetto alle posizioni e ai ruoli che si assumono nel rapporto di coppia: nelle coppie è frequente osservare equilibri sbilanciati nella relazione, in cui un partner può assumere, ad esempio, in maniera rigida il ruolo di colui/colei che comanda, che domina e l’altro, al contrario, una posizione più assoggettata e passiva; tali posizioni spesso sono assunte in una modalità del tutto inconsapevole e creano sofferenza nel tempo, sia a livello personale che relazionale; 4) incrementare le potenzialità personali per promuovere il proprio benessere, rafforzare i propri spazi personali e aumentare la speranza di poter ricostruire il rapporto di coppia; 5) migliorare le proprie competenze metacomunicative e comunicative (saper ascoltare e saper comunicare i propri bisogni ed emozioni); 6) potenziare l’accettazione delle differenze reciproche, la tolleranza e il perdono; 7) imparare a riconoscere, ad accettare le varie fasi di vita di coppia (es., la simbiosi o dipendenza, la differenziazione o controdipendenza, l’esplorazione o indipendenza e il ravvicinamento o interdipendenza) e ad analizzare i conflitti di coppia collegandoli ai propri legami di attaccamento, alle differenze e/o alle similitudini caratteriali e a saper leggere dietro alle emozioni superficiali tipiche dei conflitti (es rabbia), le emozioni più profonde (es. paura, tristezza, ecc..). Lavorare su questi elementi potenzia il benessere di coppia e incrementa la soddisfazione tra i partner. Molte ricerche scientifiche in questi anni, hanno evidenziato come alcune modalità comunicative disfunzionali creano e mantengono i problemi di coppia. Tali modalità possono essere, ad esempio: la tendenza al biasimo e alla critica distruttiva (es. la colpevolizzazione), l’atteggiamento difensivo, così come il disprezzo e l’ostruzionismo. In accordo con lo psicologo John Gottman, nonché professore e ricercatore sulle terapie di coppia in America, le coppie durature sono quelle che riescono a trasformare i momenti di crisi, che sono inevitabili, in momenti di crescita e di evoluzione; di contro, quelle fallimentari sono quelle che restano bloccate in schemi comunicativi conflittuali costituiti dalle modalità comunicative di cui sopra. La clinica e la ricerca hanno confermato, inoltre, una importante correlazione tra una buona qualità delle proprie relazioni intime e una migliore salute psicofisica degli individui. Chiedere aiuto ad uno specialista dei rapporti di coppia, quando ci si rende conto che la propria coppia è in crisi, è pertanto, un atto di coraggio lodevole sul quale si possono attuare degli interventi di prevenzione o di ristrutturazione e di ricostruzione del legame.

Quando è consigliata una consulenza di coppia?
In linea generale, proprio come afferma il prof. Giusti, è consigliabile per una coppia rivolgersi ad un consulente quando i partner si rendono conto di non riuscire più a comunicare in maniera civile e soddisfacente, quando la condivisione emotiva e l’intimità scemano, quando i contrasti e i litigi sono molto frequenti. Come affermato in precedenza la consulenza è la prima parte all’interno di un percorso di aiuto che si può offrire ad una coppia e mira a incrementare la conoscenza dei partner rispetto alle loro dinamiche intra e interpersonali; in sostanza nella fase consulenziale, si lavora per capire come i partner creano e mantengono i problemi che lamentano. Il percorso di psicoterapia di coppia, invece, punta alla trasformazione dei propri sentimenti, delle proprie conoscenze, dei comportamenti disfunzionali e alla ricostruzione della relazione con se stessi e con l’altro attraverso un’esperienza emotiva-correttiva-riparativa. Nello specifico, si può chiedere aiuto ad un professionista del settore “coppia” quando: 1) la relazione tra i membri è il problema principale; 2) quando il problema di un individuo ha influenze importanti sulla coppia intesa come sistema; 3) per coppie in età avanzata e affette da malattie croniche e invalidanti; 4) per coppie con sintomi di depressione e disturbo post traumatico da stress; 5) per coppie non cliniche con problemi di intimità emotiva; 6) per coppie sia omosessuali che eterosessuali; 7) per coppie provenienti da diverse culture e classi sociali.

Come scegliere il consulente e farsi strada nella selva dei diversi orientamenti psicoterapeutici?
Al di là dell’orientamento teorico dal quale uno psicologo-psicoterapeuta di coppia proviene, sostengo, grazie alla mia formazione, alla mia esperienza clinica e ai dati di ricerca scientifica al riguardo che ciò che massimizza l’efficacia dell’intervento è la capacità del professionista di instaurare una solida alleanza con i partner, di evitare alleanze scisse e saper riparare le inevitabili rotture dell’alleanza. La capacità del terapista di saper creare alleanza con il paziente, che in questo caso è la coppia intesa come sistema, si basa sulla sua capacità di saper creare un legame con la coppia stessa, per cui il paziente deve sentire che il terapeuta è cordiale e di sostegno; il terapeuta deve essere in grado di formulare obiettivi di lavoro specifici, quindi congruenti con i problemi, i bisogni e le risorse presentate dalla coppia; infine, il terapeuta deve saper proporre dei compiti, per cui il paziente deve sentire che le azioni e gli interventi suggeriti dal terapeuta sono utili per il raggiungimento del suo benessere. La ricerca scientifica in questi anni ha evidenziato come l’alleanza tra paziente e terapeuta, intesa come rapporto di fiducia collaborativo, è in grado di predire gli esiti positivi in psicoterapia, insieme alla personalizzazione del trattamento. Per tale ragione, come dico sempre alle coppie che mi chiedono auto, è importante che il paziente impari all’interno del setting a sentire e a verbalizzare quanto si sente a suo agio con il professionista, a valutare quanto il lavoro svolto insieme in seduta è fonte di miglioramento, di crescita e di evoluzione personale per se stessi e per la coppia.

Quali sono le principali terapie contemporanee per le coppie?
Nel libro scritto con il prof. Giusti, abbiamo condotto un excursus sulle principali terapie di coppia contemporanee integrative. Il 60% delle terapie di coppia e della famiglia a livello internazionale si basano su una modalità integrata per una serie di vantaggi, tra cui la possibilità di individualizzare il trattamento. Un approccio integrato consente al clinico di prendere elementi di diverse terapie e usarli in base ai bisogni e ai specifici problemi della coppia. Nell’ambito delle psicoterapie esistono molteplici scuole di pensiero, che usano tecniche diverse, ma che tengono conto di diversi “fattori comuni”, come l’importanza di creare e mantenere una solida alleanza di coppia, come sostenevo in precedenza.

Tra le terapie integrative che abbiamo passato in rassegna nel nostro libro ci sono: 1) Il modello Integrato di Nielsen; tale approccio utilizza contributi provenienti dalla prospettiva sistemica che consente di comprendere la circolarità delle dinamiche comunicative e interattive tra i partner; quella psicodinamica che si centra maggiormente sulla comprensione delle modalità collusive di scelta del partner e quindi sui principali processi alla base della costituzione del legame di coppia, quali desideri e aspettative inconsce, transfert e identificazioni proiettive; infine, quella cognitivo-comportamentale che enfatizza l’importanza di attuare interventi psicoeducativi per la coppia finalizzati a insegnare abilità comunicative funzionali, a potenziare il problem solving e le abilità di negoziazione tra i partner; 2) la terapia integrativa sistemica di Pinsof; il modello di Pinsof ha come finalità principale quella di agevolare la coppia che chiede aiuto a definire il problema che porta in seduta in modo chiaro e dettagliato, perché spesso i pazienti arrivano con una percezione non chiara dei problemi; avere il focus sul problema significa individuare la serie di azioni, emozioni e pensieri che si ripetono nel tempo e che creano disagio tra i partner; consente di misurare i successi e i progressi da tenere in considerazione; permette di definire chiaramente gli interventi da effettuare nel corso del trattamento e la fine del percorso una volta raggiunti gli obiettivi; 3) la terapia comportamentale integrata per la coppia di Jacobson e Christensen; tale approccio, oltre che a porre attenzione sui pattern comunicativi e relazionali funzionali e disfunzionali presenti nella coppia, mira a favorire l’accettazione reciproca delle differenze individuali tra i partner e a sviluppare una maggiore comprensione, intimità ed empatia; 4) la Terapia focalizzata sulle emozioni di Sue Johnson e John Gottman; tale modello ha come finalità quella di sviluppare l’intelligenza emotiva tra i partner, di potenziare le relazioni sicure e creare una maggiore connessione emotiva nella coppia; l’approccio parte dal presupposto che le emozioni (es. rabbia, paura, tristezza, ecc..) sono fondamentalmente adattive perché in grado di guidare le persone verso una maggiore consapevolezza dei propri bisogni interni e quindi verso il raggiungimento del proprio benessere personale e relazionale; 5) l’approccio psicobiologico di Tatkin; il modello di Tatkin consente di comprendere le dinamiche e le criticità del sistema coppia attraverso la combinazione di più contributi teorici derivanti dalla teoria dell’attaccamento, dalla teoria dell’arousal e della regolazione affettiva e infine, dalle neuroscienze; tale approccio cerca di potenziare le capacità dei partner di rimanere auto-regolati durante i conflitti, di aiutarli a prendere consapevolezza dei propri stati interni attraverso una costante attenzione di ciò che accade nel proprio corpo e in quello dell’altro e di conservare una connessione emotiva con l’altro; 6) Il modello integrato dei contratti di Togliatti, Angrisani e Barone; questo approccio consente di comprendere il ciclo di vita di una coppia che inizia con l’illusione (fase tipica dell’innamoramento), per poi passare alla delusione, fino alla disillusione; il modello permette di comprendere come le coppie passino attraverso delle fasi in cui, inizialmente ogni partner rimanda inconsapevolmente un’immagine di sé che attrae l’altro e l’altro proietta sul compagno l’immagine del partner ideale (fase dell’illusione, ovvero del “sei esattamene come immaginavo”); successivamente la coppia vive dei momenti di crisi, di richiesta di cambiamento reciproco con lotte di potere (fase della delusione, ovvero del “non sei come credevo…”); infine, l’ultima fase è quella in cui i partner accettano le differenze reciproche e si formano un giudizio più realistico dell’altro e del rapporto (disillusione); 7) il modello pluralistico integrato dell’ASPIC; nel nostro modello poniamo particolare attenzione alle fasi di vita di coppia e agevoliamo i partner ad accettarle con tutti cambiamenti in esse presenti favorendo la differenziazione tra i partner, l’accettazione del legame imperfetto e stimolando l’interdipendenza reciproca costituita dall’alternanza tra una dipendenza sana (fusione differenziata, in cui l’Io e il NOI co-esistono) e una separazione individualizzante, inoltre, lavoriamo per il potenziamento delle abilità comunicative e meta-comunicative dei partner e di quelle relative alla regolazione, all’ espressione e alla verbalizzazione delle proprie emozioni e dei propri bisogni partendo da una migliore conoscenza delle proprie esperienze e sensazioni corporee. Infine, per stimolare nella coppia un cambiamento duraturo e una maggiore intimità, lavoriamo per agevolare i partner a saper chiedere aiuto, a saperlo accettare dall’altro e a sapere offrire supporto e conforto. Tali capacità, derivanti dal legami di attaccamento, riteniamo essere quelle che caratterizzano il funzionamento intimo e gratificante di una coppia sana.

Come si articola una consulenza di coppia?
Essendo specializzata nell’approccio pluralistico integrato, seguo le quattro fasi del ciclo gestaltico illustrate nel dettaglio nel libro, per cui, nella prima fase definita di “pre-contatto”, accolgo la coppia, conduco l’analisi della domanda per una avere chiara definizione del problema e cerco di stabilire un’alleanza con i partner; successivamente, nella fase di “avvio di contatto”, conduco una valutazione più approfondita dei problemi di coppia attraverso interventi anamnestici specifici (es. con il genogramma) e di assessment integrato che consentono di comprendere che tipo di intervento e che tipo di trattamento terapeutico attuare; la fase successiva è quella di “contatto pieno”, momento in cui avviene il cambiamento e la crescita personale e la ricostruzione di un rapporto di coppia sano e soddisfacente attraverso il potenziamento della fiducia, dell’intimità, della differenziazione reciproca e dell’interdipendenza; infine, vi è la fase del “post-contatto”, in cui si lavora per il consolidamento dei cambiamenti avvenuti e per lo scioglimento del legame terapeutico. Come affermavo in precedenza, al di là del modello da cui si proviene, è necessario che il professionista che si occupa di coppie abbia una specifica formazione in questo settore e sia adeguatamente formato nell’ambito delle dinamiche funzionali e disfunzionali che si manifestano nei legami; inoltre, come evidenziato dalle ricerche scientifiche più recenti, il terapista deve conoscere le variabili che garantiscono i buoni esiti nella terapia e tra queste, quella che maggiormente massimizza la buona riuscita del trattamento, è l’alleanza di coppia.

Le terapie di coppia sono efficaci?
Secondo John Gottman, le terapie di coppia per essere efficaci devono basarsi sulla conoscenza scientifica, teorica ed empirica dei legami; inoltre, molti studi e ricerche empiricamente validate relative al disagio coniugale hanno dimostrato come le relazioni positive o negative hanno un impatto diverso sulla salute psicofisica degli individui; persone che hanno una relazione di coppia positiva hanno una maggiore salute fisica e mentale, vivono più felici e hanno maggior successo, contrariamente a chi vive disagi coniugali persistenti. Avere cura della propria salute di coppia comporta, dunque, un miglioramento della salute individuale dei partner. Diversamente da quello che si immagina, perché un rapporto sia duraturo, non basta l’amore, sono necessarie altre abilità e qualità personali da sviluppare, come: impegno, sensibilità, generosità, lealtà, senso di responsabilità, cooperazione, negoziazione, tolleranza, perdono, empatia, capacità comunicative costruttive; lo sviluppo di queste virtù può far crescere e durare il legame e le terapie di coppia mirano a questo.

Mariachiara Mazzei è Psicologa-Psicoterapeuta

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