Con i piedi nel Medioevo. Gesti e calzature nell'arte e nell'immaginario, Virtus ZallotProf.ssa Virtus Zallot, Lei è autrice del libro Con i piedi nel Medioevo. Gesti e calzature nell’arte e nell’immaginario edito da Il Mulino: perché una ricerca dedicata proprio ai piedi?
Più di oggi, nel Medioevo i piedi erano sostegno e motore di gran parte delle attività umane. Per questo erano protagonisti di gesti e di storie che, non di rado, testimonianze orali, scritte e iconografiche tramandano. L’arte, in particolare, ne fornisce un vasto repertorio. Raramente, tuttavia, la critica se ne è occupata e dalle riproduzioni fotografiche i piedi sono talora esclusi, relegati fuori campo poiché considerati marginali alla comunicazione visiva. A loro ho rivolto la mia curiosità. Usando l’arte come fonte privilegiata (ma non esclusiva) ne ho indagato il ‘linguaggio’, scoprendolo inaspettatamente ricco di implicazioni e conseguenze.

Il suo volume descrive molti piedi malconci e deformi.
Storpi e zoppi ricorrevano, nelle immagini del Medioevo, quali destinatari privilegiati sia di caritatevole assistenza che di straordinari miracoli, poiché molti santi guarirono piccoli o grandi problemi di piede, a volte addirittura riattaccandoli quando recisi. Alcuni martiri li ebbero torturati in crudeli tormenti. I piedi dolorosi più riprodotti, quelli del Crocifisso, contribuirono in modo esemplare e significativo alla trasformazione iconografica del soggetto. Il Medioevo, inoltre, immaginò molti esseri con anomalie di piede: piedi bestiali, per esempio, rivelavano il diavolo quando, per dissimulare la propria presenza, assumeva forma d’uomo o di bella donna. Altri uomini mostruosi, dedotti dal repertorio antico, avevano piedi all’incontrario o un unico, enorme, piede.
Il repertorio di piedi ‘diversi’ o sofferenti era dunque molto vasto: per questo il mio volume dedica loro ampio spazio.

Quali gesti avevano per protagonisti piedi?
Gesti ordinari e funzionali, quali il levare le scarpe, il lavare i piedi, il rialzarli per non sporcarli e il scaldarli al fuoco potevano caricarsi, in determinate circostanze, di valore rituale e significato simbolico. Il calpestare e il riverirli visualizzavano sottomissione imposta o riconosciuta. Il calpestare, in particolare, trasferito nell’immaginario e nelle immagini, celebrava vittorie reali o metaforiche, come nei casi iconografici del santo che calpesta il demonio e delle Virtù che calpestano i Vizi.

La tradizione iconografica tramanda, di contro, gesti universali che manifestano amorevole cura e umile servizio: la Maddalena, per esempio, è raffigurata non solo mentre accudisce i piedi di Cristo nell’episodio citato dai Vangeli del banchetto in casa di Simone Fariseo, ma anche mentre li abbraccia sulla croce e dopo la crocifissione.

Qual era il valore sociale delle calzature?
Foggia, materiale, colore e condizione delle calzature denotavano rango e relazioni di singoli e gruppi in modo sicuramente più vistoso ed esibito di quando non avvenga oggi, anche perché le scarpe maschili erano vivaci e decorate non meno delle femminili. Tale ruolo di indicatore sociale ed esistenziale è incrementato nelle immagini, nelle quali il vestimento dei piedi è attributo iconografico utile, e talora determinante, per riconoscere e gerarchizzare i personaggi.

Discriminante fondamentale era, inoltre, la presenza stessa delle scarpe. Gli scalzi per destino o cattiva sorte cercavano in tutti i modi di procurarsele e talora le ricevevano in dono; gli scalzi per scelta, come San Francesco, ci rinunciavano manifestando anche in tal modo la propria umiltà: Povertà infatti era scalza, i poveri avrebbero voluto non esserlo. Ai piedi scalzi o calzati dedico un intero capitolo.

Quale importanza aveva nel Medioevo la figura del calzolaio?
L’attività del calzolaio era poco considerata nelle gerarchie di arti e mestieri ma indispensabile e di significativa rilevanza economica. Per questo i calzolai furono sia committenti che soggetti d’arte.
Come committenti firmarono i manufatti facendosi raffigurare al lavoro; ma sono anche illustrati all’inferno o, per aver lavorato nel giorno festivo, in una particolare tipologia iconografica detta Cristo della domenica. L’agiografia e l’iconografia medievale conoscono, inoltre, santi calzolai. Anche ai calzolai è, dunque, dedicato un capitolo.

In che modo il linguaggio medievale dei piedi si è tramandato sino a noi?
Molti dei gesti che vedevano protagonisti i piedi hanno perduto l’aura cui le immagini fanno riferimento. Gli zoccoli levati dal signor Arnolfini nella famosissima tavola di Jan van Eyck, per esempio, non indicavano solo l’ovvia volontà di preservare pulito l’interno domestico ma rimandavano a un complesso sistema di significati che all’osservatore contemporaneo sfuggono; l’estrarsi una spina dal piede è azione funzionale che, oggi, sembrerebbe indegna di raffigurazione in un contesto ‘elevato’ e che, invece, ricorreva nei Calendari e nelle chiese medievali.

Altri gesti (come la prosternazione ai piedi di alcuni potenti e la lavanda dei piedi nelle celebrazioni del Giovedì santo) persistono nel cerimoniale e nel rito.
L’antico linguaggio dei piedi è, infine, rievocato in molti termini ed espressioni idiomatiche ancora in uso: così, per esempio, leccapiedi e zoccola, oppure (in senso figurato) scalzare e calpestare.