Professor Di Pietro, la Sua ultima fatica, appena uscita per i tipi di Carocci, si intitola Comunicazione di massa e scienze della mente. I meccanismi del consenso nel mondo contemporaneo e indaga le più recenti acquisizioni sui meccanismi cognitivi che presiedono al processo decisionale: cosa sappiamo del modo in cui si formano le nostre convinzioni?
Comunicazione di massa e scienze della mente di Stefano Di PietroPrima di tutto qualcosa che è emerso con forza dai più recenti studi sulla mente è che ci siamo formati una visione del funzionamento dei processi cognitivi molto diversa da quello che è in realtà. Mi spiego meglio. L’uomo ha costruito sistemi logici altamente complessi come la matematica fino all’intelligenza artificiale e questo ha in qualche modo influenzato le nostre convinzioni riguardo al funzionamento della mente umana. Il cervello non è un computer. La metafora è sbagliata. La mente non è un computer perché non è guidato solamente da processi razionali o logici ma da processi a diversi livelli fortemente permeabili alle influenze di sistemi esterni. La visione più moderna della mente infatti, a cui mi sento di sottoscrivere, è la cosiddetta teoria della “mente estesa”. La società, le specificità storico-culturali e anche le caratteristiche fisiche dell’ambiente esterno sono parte della nostra mente. Le nostre convinzioni si costituiscono a partire da questo scenario nel quale siamo inseriti se e solo se sono prima di tutto fortemente presenti nella società in cui viviamo e se sono comunicate in maniera efficiente rispetto a questo sistema pregresso. Più le nuove convinzioni vengono presentate attraverso un sistema che è coerente con il processo di acquisizione della conoscenza che utilizziamo per imparare le cose più semplici – come ad esempio che il fuoco brucia, attraverso un processo immediato di stimolo-risposta – più queste convinzioni prenderanno il loro spazio nel nostro sistema concettuali.
In sostanza le convinzioni si radicano nell’individuo se prendono piede nel suo ambiente in maniera quantitativamente e qualitativamente rilevante. D’altronde però, la possibilità che queste convinzioni vengano assorbite dall’individuo, è direttamente proporzionale alla coerenza di esse in primis con il sistema storico-culturale cui appartiene – anche guardando alla sottocultura di appartenenza – e chiaramente poi con il sistema concettuale e valoriale del singolo individuo. Inoltre, più questo sistema individuale è complesso più sarà necessaria una visione variegata e complessa per convincerlo di posizioni nuove diverse da quelle pregresse.

Dai tempi di Le Bon e dei totalitarismi si afferma l’irrazionalità delle masse: ciò è ancora vero in epoca di mass media e web?
Certamente, forse ancor di più. Il problema si collega ad una questione altamente discussa e centrale per la società contemporanea cioè il rapporto tra livello di educazione delle masse e lo sviluppo tecnologico. Oggi si discute molto del problema dell’automazione, l’invenzione di automi sempre più capaci di svolgere funzioni umane. Questo apparentemente può non sembrare un problema e sta in effetti migliorando molto la nostra qualità della vita ma questo sarà possibile anche in futuro solo se il livello di educazione e specializzazione medio continuerà a crescere. È ormai una certezza che le professioni più automatizzabili in futuro verranno eliminate e se l’operario di base non diventerà operaio specializzato rischierà di perdere il lavoro. Questo processo di trasformazione in corso ha lo scopo di migliorare la vita dell’individuo ma se il sistema formativo non terrà il passo rischia invece di diventare il vero disastro dell’epoca odierna. Lo stesso accade con i mass media e il web. Se prima avevamo a disposizione una quantità d’informazione limitata e i professionisti in campo politico avevano un livello di specializzazione e mezzi tecnologici limitati, ora i mezzi d’informazione sono aumentati esponenzialmente e gli esperti nel campo della comunicazione politica sono esponenzialmente più specializzati e hanno a disposizione una serie di strumenti tecnologici che non erano neanche pensabili 50 anni fa. “Le masse” dunque necessitano di capacità molto più avanzate rispetto a prima per capire il contenuto delle proposte politiche e verificare l’attendibilità delle numerosissime fonti a disposizione per non farsi convincere da una retorica costruita ad arte fino al minimo dettaglio. Per la maggioranza della popolazione, a causa di limiti culturali e anche di tempo per orientarsi in questa “giungla informativa”, l’operazione spesso risulta molto difficile se non impossibile.

Cos’è il Blending?
Il blending è uno schema concettuale ideato da Gilles Fauconnier per spiegare alcuni processi specifici che fanno capo all’immaginazione. In particolare descrive quel meccanismo pervasivo nella nostra mente che ci permette di mettere insieme/fondere due concetti apparentemente distinti. Questo processo è alla base della creatività. Pensiamo all’invenzione dello smart-phone ad esempio, che è a tutti gli effetti una fusione tra un cellulare e un computer. Per poterlo inventare bisogna chiaramente prima immaginarlo e il blending è uno schema che ci permette di rappresentare i dettagli di questo processo. Allo stesso modo inoltre l’analisi dei processi di blending può essere molto utile per analizzare i contenuti della comunicazione permettendoci di capire cosa sta cercando di comunicare un leader politico, qual è la sua visione profonda quando ad esempio utilizza espressioni come: “dobbiamo fermare il crimine” o “il crimine sta attaccando la città”. Queste espressioni ci fanno comprendere che il parlante sta utilizzando una rappresentazione del crimine che è assimilabile a una sorta di entità fisica e capace di intenzionalità (ad esempio una Bestia feroce) che deve essere fermata, c’è una fusione (blend) tra il concetto di “bestia” e quello di “criminalità”. Studi sperimentali fatti all’Università di Stanford hanno dimostrato che questa rappresentazione specifica avrà delle conseguenze anche sulle manovre politiche che lo stesso leader o partito politico metteranno in atto per combattere il crimine. Vedendo il crimine come una bestia infatti, le riforme proposte saranno principalmente simili a quelle proposte per fermare una bestia. Il politico dunque proporrà di aumentare la polizia e la sicurezza nelle strade. Ma da’altra parte esiste però un’altra visione che potrebbe essere altrettanto valida che vede il crimine come un virus, una malattia che può infettare la città. Se il politico dimostra di avere questa concezione del crimine – tecnicamente frame – considererà anche azioni quale studiare il fenomeno e modificare lo stile di vita per diminuire le condizioni che potrebbero causare l’insorgere del problema. Uno strumento da utilizzare potrebbe essere l’educazione o la riqualificazione di determinate aree ad alto tasso di criminalità – per evitare il contagio – e più in generale migliorare la qualità della vita nella città. Se però nella concezione proposta da un determinato leader politico l’idea di studiare il fenomeno e prevenirlo non è presente, sarà molto difficile che una proposta orientata alla prevenzione troverà spazio nel dibattitto pubblico e verrà applicata.
Comprendere quale frame sta adottando un politico e dunque com’è strutturato il blend tra il frame sorgente (virus) e il frame bersaglio (crimine), può essere fondamentale per capire come agire e infine se aderire o no ad una particolare visione che, nonostante il suo forte contenuto emotivo, potrebbe non rispecchiare la nostra personale visione di un determinato problema.

Su quali meccanismi si basa la comunicazione politica odierna?
La comunicazione di massa odierna che ha avuto maggior successo si basa su tre principi di base: la semplicità, la coerenza e l’emotività.
La semplicità è sempre più al centro della comunicazione odierna perché esiste un vantaggio di specializzazione che il leader non vuole perdere. Il leader sa che la maggioranza della popolazione non ha un alto livello di scolarizzazione e quindi punterà a convincere prima i meno specializzati sapendo che – e questo è un punto molto critico – più il sistema concettuale e valoriale dell’individuo è complesso e radicato più sarà necessario un messaggio costruito in maniera complessa e strutturata per convincerlo.
La coerenza inoltre risulta fondamentale. L’elettore può non essere istruito ma questo non implica che sia invece sciocco, anzi. La coerenza infatti permette all’elettore di fidarsi. Sentire una dichiarazione e poi una contraria o vedere prima un leader informale e amichevole e poi del tutto formale e autoritario, farebbe insospettire chiunque e l’oratore di successo lo sa molto bene. Trump ad esempio, può non piacere il suo modo di comunicare, ma risulta assolutamente coerente.
Infine l’alto contenuto emotivo è una caratteristica degli interventi pubblici di tutti i leader che hanno ottenuto maggiore successo da sempre e in particolare negli ultimi anni. L’emotività infatti è alla base del processo decisionale, soprattutto in un contesto in cui è difficile orientarsi, l’elettore agirà in maniera emotiva. Lo stesso meccanismo che ha permesso all’essere umano di sopravvivere all’evoluzione, stimolando una reazione fisiologica di difesa attraverso la paura alla vista di un animale pericoloso, guida oggi gran parte delle scelte che facciamo, comprese quelle più importanti.

In che modo il meccanismo della paura incide sulla comunicazione di massa?
Il meccanismo della paura è fondamentale e il fatto che sia utilizzato ampiamente nella comunicazione di massa non è certamente una novità purtroppo. Numerosi studi hanno evidenziato che in uno stato di paura l’individuo tende sempre ad optare per l’opzione più conservatrice, tendendo a delegare la propria libertà a qualcuno o qualcosa che possa garantire la sua sicurezza, abbandonando posizioni più aperte e possibiliste. Questo vuol dire che più il popolo ha paura e maggiormente accetterà di delegare le proprie responsabilità a leader forti accettando anche di dargli più poteri. È facile notare questo meccanismo alla base di qualunque ideologia. In ognuna di esse infatti c’è sempre un nemico, qualcuno da cui bisogna proteggersi e che suscita in noi paura. Questa rende l’uomo controllabile, la sicurezza invece rende l’uomo più indipendente e libero.

Nel Suo testo Lei esamina anche le elezioni politiche e amministrative italiane e le recenti elezioni presidenziali americane
Quello che è emerso dalle mie analisi riflette bene i meccanismi descritti in precedenza. L’elemento comune presente in ogni caso analizzato è che per l’elettore risulta sempre più difficile distinguere i fatti dalle opinioni dei singoli leader. In molti casi infatti notizie false non sono state percepite come tali. L’elemento vincente evidenziato con maggiore forza dagli studi effettuati, sia nel contesto italiano che internazionale, è la coerenza nella costruzione identitaria. Ad esempio a Roma, l’attuale sindaco Virginia Raggi, ha rappresentato in maniera perfettamente coerente la figura della giovane donna onesta, ha rappresentato il cambiamento in maniera assolutamente coerente, attraverso web, televisione, social ecc., la sua immagina pubblica, il suo modo di vestire, le parole utilizzate, gli spot; tutto era perfettamente coerente con questa immagine. Questo l’ha assolutamente premiata anche perché i romani cercavano proprio il cambiamento e attraverso analisi dati è ormai possibile, soprattutto tramite strumenti di analisi del web, avere informazioni dettagliate sull’elettore molto prima dell’inizio di una campagna elettorale.