“Complottismi” di Paolo Toselli

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Dott. Paolo Toselli, Lei è autore del libro Complottismi pubblicato da Editrice Bibliografica: quale rilevanza ha assunto nella società contemporanea il fenomeno dei complottismi?
Complottismi, Paolo ToselliLa sindrome del complotto è antica quanto il mondo. I complotti sono sempre esistiti, e nella maggior parte dei casi sono decisamente reali. Tuttavia negli ultimi anni pare che ci sia stato un incremento significativo. Tra le ragioni principali per cui voci infondate e teorie del complotto sono più frequenti, c’è il fatto che viviamo in un mondo in cui la realtà e il suo simulacro, vero e falso sono sempre più confusi. Le tecnologie tendono a rendere indistinguibili informazioni verificate e voci infondate, finzione e realtà, uomo e macchina. Insomma, ai giorni nostri in molti, non distinguendo più tra fantasia e realtà, danno l’impressione di vivere all’interno di serie televisive tipo X-Files o di un romanzo come Il Codice da Vinci. Ciò non significa che le cospirazioni non esistano. La nostra epoca è però pervasa da credenze in complotti fantasma che non sono limitati nel tempo e nello spazio, ma riguardano l’intero pianeta e addirittura avrebbero avuto origine decenni fa, se non secoli o millenni or sono. Insomma, dei complotti con la C maiuscola, dei super-complotti.

Ciò che distingue coloro che aderiscono allo “stile paranoico” delle teorie del complotto da coloro che non lo fanno è la convinzione che la storia stessa sia una cospirazione. Per i teorici la storia è alimentata da forze demoniache di potere quasi trascendente, e ciò giustifica una crociata a tutto campo per sconfiggerle. È dimostrato che queste tendenze portano a una sfiducia nelle istituzioni civili e religiose, nella scienza e nel mondo accademico. Contemporaneamente però, il complotto proviene dall’azzeramento della fiducia, dalla diffidenza totale nell’autorità. Dal tutti mentono, dalla convinzione che una regia non ben identificata vuole farci del male e chi contesta, chi obietta, chi afferma il contrario fa parte del complotto.

Da qualche decennio prolifera inoltre una vera e propria industria culturale a sostegno delle teorie del complotto: romanzi, film, documentari, giochi e persino pubblicità. A volte pare che sia più il rumore che viene generato dai media mainstream che l’attivismo degli aderenti alle teorie del complotto. Di fatto, fiction e discorso cospiratorio sviluppano lo stesso modello narrativo, disegnando i contorni di una mitologia postmoderna con una preoccupazione per la distinzione tra una realtà apparente, ma falsa, e una realtà occulta, ma vera.

Gli ultimi anni ci hanno anche mostrato che quando le élite usano le teorie del complotto, possono farlo strategicamente per attirare persone dalla loro parte. Secondo alcuni studiosi, ciò di cui dovremmo preoccuparci è il comportamento di leader politici senza scrupoli che attirano gruppi con opinioni anti-establishment e con comportamenti antisociali. Una lunga tradizione tra storici, sociologi e politologi collega le teorie del complotto con l’estrema destra. Da qualche tempo le teorie una volta strettamente associate alla destra hanno attirato seguaci di sinistra. Siamo di fronte a un fenomeno di sinistra quanto di destra. Non sono nemmeno un fenomeno marginale. A parte minare, nei casi estremi, le basi della nostra società mettendo in dubbio l’intera storia dell’umanità, potrebbero altresì rappresentare un reale pericolo da non prendere alla leggera. Le teorie del complotto sono una parte importante della nostra cultura, che le persone se ne rendano conto o meno, e per questo motivo c’è un numero crescente di studiosi che le studiano per capire meglio cosa possono dirci sulla società, passata e presente.

A cosa è dovuta la proliferazione delle teorie complottistiche?
Ovunque ci giriamo, pare che siamo circondati da sempre più numerose e differenti teorie del complotto i cui seguaci si incrementano costantemente. A fine 2020 sul sito ufficiale dell’Unione europea è stata aggiunta una sezione ove si avvisava che, per far fronte a “un aumento di teorie del complotto dannose e fuorvianti”, la Commissione europea e l’UNESCO avevano pubblicato, in cinque lingue diverse, una serie di dieci infografiche didattiche per aiutare i cittadini a individuare, smentire e contrastare queste teorie. È innegabile che si sente molto discutere di cospirazioni, ma l’aumento delle adesioni a queste ipotesi alternative è reale o si tratta solo di maggior visibilità?

Secondo alcuni recenti studi, in particolare focalizzati sugli Stati Uniti, parrebbe che le teorie del complotto non si sarebbero moltiplicate, anzi alcune hanno oggi meno sostenitori di un tempo. Il confinamento ha fornito invece un terreno fertile per dare ulteriore visibilità a questi gruppi. Le persone si sono concentrate sui social media per ottenere informazioni e rimanere in contatto tra di loro e purtroppo le varie piattaforme hanno una propensione a promuovere storie incredibili, fake news e voci infondate per attirare l’attenzione e vendere spazi pubblicitari. Ciò ha dato maggior visibilità anche alle teorie del complotto creando una “bolla mediatica” dove gli stessi giornalisti dei media mainstream hanno sentito il bisogno di riferirne per dare un senso a ciò che stava accadendo.

È tuttavia innegabile che la credenza nei complotti si alimenta anche della confusione e incertezza che caratterizzano la società contemporanea. Come insegnano gli psicologi, in situazioni stressanti e ambivalenti, piuttosto di lottare con domande complicate o nemici non ben definiti, il nostro cervello è incline alla semplicità e a propendere per un obiettivo facile. Inoltre, i numerosi scandali e attività politiche clandestine e antidemocratiche che sono venute alla ribalta negli ultimi decenni, hanno contribuito ad aumentare il clima di sfiducia nei confronti delle autorità, conferendo un’aurea di credibilità ad alcune teorie del complotto.

La pandemia ha dato nuova linfa ai complottismi di ogni sorta: quali sono le credenze più diffuse?
Il complottismo sul Covid-19 è diventato virale, generando una vera e propria “infodemia”. La situazione in cui all’improvviso ci siamo trovati, in cui si è trovato tutto il mondo, ha alimentato più o meno in tutti i continenti tre principali narrazioni cospirative: l’origine artificiale del virus, l’esistenza di una cura in possesso di una ristretta élite, lo sfruttamento politico per attuare un’agenda segreta. L’idea di un virus cinese prodotto in un laboratorio di Wuhan è sicuramente la più diffusa e duratura. Sarà un caso che l’epicentro della pandemia ospita due laboratori di ricerca tra cui uno di massima sicurezza, l’unico della Cina? La tesi ha un suo opposto: la Cina, per mezzo di suoi portavoce governativi punta l’indice contro gli USA affermando che il virus sarebbe stato portato da atleti statunitensi in occasione dei giochi olimpici militari. Accuse in linea con la rivalità economica e le tensioni geopolitiche tra Cina e Stati Uniti. La seconda narrazione enfatizza, ad esempio, la rapida guarigione di politici e calciatori, suggerendo che avrebbero ricevuto un trattamento speciale e idonee cure. A tal proposito si inserisce anche la controversia sull’utilità delle mascherine o, al contrario, la pericolosità delle stesse. Senza contare i negazionisti del virus o della sua mortalità, che andavano anche alla ricerca di immagini di ospedali e pronto soccorso vuoti. Nell’ultimo filone rientrano invece le accuse verso il diabolico Bill Gates, pronto a diffondere l’epidemia per poi sviluppare un vaccino, con tutte le possibili varianti, dalla semplice truffa per denaro all’idea di impiantare, attraverso i vaccini, anche misteriosi microchip nell’ambito di una ipotetica sorveglianza globale o di alterazione del comportamento umano. In tutto questo, c’è qualcuno che collega il coronavirus alle antenne 5G, sia come concausa, in quanto le onde ridurrebbero le difese immunitarie, sia perché l’epidemia sarebbe diffusa per tenerci tutti a casa in modo da installare le antenne ed evitare proteste. L’idea si è ben presto trasformata in azione con attacchi a torri della rete 5G in alcuni stati europei.

Teorie del complotto e fatti alternativi si sono alimentati dell’inquietudine e dell’impotenza vissute dalle persone di fronte a qualcosa che non era stato previsto e di cui non si riusciva ad individuare il colpevole. Il crollo delle certezze, assieme a informazioni scarse e contrastanti, ha reso plausibile qualsiasi tipo di spiegazione e reazione.

Ma tutto questo non è una novità, congetture senza età vengono semplicemente recuperate e adattate agli eventi attuali. Andrea Kitta, professore associato presso la East Carolina University negli Stati Uniti, che ha scritto nel 2019 un libro su folklore e malattie contagiose, ha sottolineato che i “modelli narrativi” delle teorie del complotto che circondano l’epidemia di Covid-19 sono identici a quelli delle epidemie passate. Per esempio, la storia del supervirus come arma biologica ha una lunga tradizione di analoghe teorie del complotto, la più famosa forse è la presunta origine artificiale del virus dell’Aids creato in un laboratorio militare americano, una montatura studiata a tavolino nel 1983 come azione di controinformazione nientemeno che dal Kgb, il servizio segreto dell’ex Unione Sovietica.

Il web ha amplificato la portata delle teorie complottistiche: quale responsabilità hanno, a riguardo, le nuove tecnologie?
Un principio chiave del pensiero cospirazionista è la convinzione che i media mainstream siano un agente di controllo cospirativo, che sopprimendo e manipolando le informazioni relative alla verità sulla natura cospirativa della società mantengono i cittadini all’oscuro delle trame ordite contro di loro. Questo sospetto nei confronti dei media tradizionali ha portato i teorici della cospirazione a configurare internet e i social network come un mezzo eminentemente adatto alla pratica cospirazionistica a causa del suo funzionamento percepito al di fuori delle strutture tradizionali.

Internet ha fornito il collegamento tra coloro che avevano domande e coloro che affermavano di avere risposte. La rete può incoraggiare la convinzione della cospirazione perché offre notevoli informazioni e l’affidabilità delle fonti viene offuscata. Inoltre, mette a disposizione di tutti la possibilità di comunicare, il che può dare visibilità e potere alle persone che vogliono esprimere le proprie opinioni imponendosi su altri. Tra l’altro, la struttura non gerarchica e la “cultura partecipativa” di questo mezzo forniscono una piattaforma dove i “dilettanti” possono competere con i “professionisti” nella produzione di conoscenza. Scienziati, giornalisti professionisti e politici possono essere pubblicamente criticati con affermazioni di conoscenze alternative. E il concetto secondo cui la rete è un mezzo più che democratico contribuisce, a fronte delle critiche, all’autoidentificazione dei teorici del complotto come sedicenti “ricercatori indipendenti di verità” o “giornalisti investigativi”, piuttosto che aderenti a manie estremiste e fantastiche credenze cospirazioniste.

Come è possibile districarsi tra la miriade di bufale in circolazione?
Oggi, per capire la realtà è necessario accettare l’esistenza di molteplici cause che si combinano in catene invece di escludersi a vicenda. Invece, in molti cospirazionisti, si trova la ricerca della “soluzione” – magica, unica, definitiva. Il ragionamento del “tutto o niente” è fallace. Non è possibile dividere il mondo in bianco o nero, o noi contro loro. Al contrario, necessita accettarne la complessità.

Non sempre è facile riconoscere le bufale, tuttavia si può consigliare di verificare attentamente l’identità dell’autore del testo, sempre che non sia anonimo, e le sue credenziali. Controllare anche l’attendibilità e l’autorevolezza della fonte. Lo stile e il tono della notizia sono altri elementi che possono fornire indicazioni sull’affidabilità. L’utilizzo di un approccio sensazionalistico dovrebbe far riflettere, così come l’utilizzo di un tono carico di emotività e la presunzione che si tratti dell’unica verità da accettare. Un ulteriore consiglio è di fare molta attenzione e pensarci bene prima di condividere certi messaggi o notizie. Inoltre si può far affidamento ai numerosi siti di “debunking” istituzionali e non, che controbattono in rete quelli che sostengono le teorie più assurde, le fake news e le bufale.

Certo è che noi tutti crediamo in quello che si confà con le nostre aspettative. Pertanto la rettifica di una credenza errata può rivelarsi davvero difficile. A volte, può capitare che le prove esposte per dimostrare la falsità della diceria diano maggior credito alla diceria stessa. Nei casi estremi, di fronte a chi afferma che non ci si può fidare di nessuno, anche i fatti normalmente incontestabili possono essere interpretati come un tentativo di insabbiamento e fornire punti al teorico del complotto.

Paolo Toselli nasce nel 1960 ad Acqui Terme (AL). Da decenni si occupa di argomenti di “frontiera”. Nel 1990 fonda il Centro Raccolta Voci e Leggende Contemporanee (CeRaVoLC) che oggi vanta un archivio documentale unico nel suo genere. Numerosi articoli e studi sono disponibili sul sito www.leggendemetropolitane.eu. Ha collaborato con diverse testate giornalistiche, televisive e radiofoniche. È autore di numerosi libri tra cui La famosa invasione delle vipere volanti (1994 e 2018), 11 settembre: leggende di guerra (2002) e Storie di ordinaria falsità (2004).

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