“Come Roma insegna” di Valerio Massimo Manfredi e Fabio Manfredi

Come Roma insegna, Valerio Massimo Manfredi, Fabio ManfrediCome Roma insegna
di Valerio Massimo Manfredi e Fabio Manfredi
Libreria Pienogiorno

Indaga l’eredità di Roma antica, Come Roma insegna, il bestseller di Valerio Massimo Manfredi, noto divulgatore, romanziere, archeologo e volto televisivo, con suo figlio Fabio, storico anch’egli. Dieci lezioni che la millenaria storia dell’Urbe ci ha lasciato, tutte attualissime: da quella sulla tutela dell’ambiente al valore tangibile della tolleranza, sino all’importanza del contrasto alla corruzione.

A Roma siamo innanzitutto debitori della nostra stessa civiltà: «Noi viviamo ancora nella sua legge, ci avvantaggiamo del suo sistema di comunicazione, delle poderose tecniche costruttive, parliamo la sua lingua, e così i francesi, gli spagnoli, i catalani, i portoghesi, i sudamericani, i centroamericani» e la lista potrebbe proseguire ancora per molto.

Approfondendo la sua storia, scopriamo così la lezione di Roma sull’integrazione: la lista dei popoli assimilati dai romani è lunghissima; dagli Etruschi, dai quali Roma assorbì buona parte della religione, l’agricoltura, le tecniche belliche e l’architettura. Era, ad esempio, etrusco Mecenate, consigliere e braccio destro dell’imperatore Augusto. «Gli Etruschi impararono il latino ma conservarono a lungo la loro lingua nell’ambito famigliare: ancora agli albori dell’Impero, il poeta Properzio aveva una nonna che gli raccontava le favole in etrusco».

Così fu per i Greci, il cui contributo alla civiltà romana fu fondamentale. Dopo la fine delle guerre galliche, Cesare attribuì la cittadinanza romana ai Galli che avevano combattuto per lui. «Non furono pochi gli imperatori originari di Province periferiche: Traiano, Antonino Pio e Marco Aurelio provenivano dalla Spagna, Settimio Severo dalla Libia, Decio e Diocleziano dall’Illiria; Massimino era trace, Filippo arabo, Elagabalo siriano».

Scrive Manfredi: «La Roma antica che per secoli dominò l’Occidente e pose le basi del mondo moderno aveva un fortissimo senso di identità, ma era totalmente estranea al pensiero nazionalista e il razzismo le sarebbe parso un concetto insensato. Chiunque poteva contribuire alla grandezza e alla potenza dell’Impero, indipendentemente dal colore della pelle e dalla terra di provenienza.»

La storia di Roma ci insegna anche che con la cultura si mangia: «L’apice del suo splendore culturale fu anche l’apice della sua potenza economica e della sua supremazia politica». Anzi, «Roma antica ci insegna anche questa seconda inconfutabile verità: che, per qualsiasi entità politica, la cultura è l’investimento che garantisce maggiori profitti. Con la cultura si domina

Roma seppe sempre imparare dai propri errori: sconfitte come quelle di Canne contro Annibale o Arausio, contro Cimbri e Teutoni, non le impedirono di volgere a suo vantaggio tale esperienza.

Sosteneva Cicerone che la storia potesse essere magistra vitae, maestra di vita. «L’epopea di Roma sa sintetizzare magnificamente una costante del comportamento della specie umana: la pretesa di un mondo migliore. Per questo può essere più che mai maestra dei nostri domani: dalla dura lezione delle pandemie al razzismo, dalla corruzione all’innovazione, quell’entusiasmante epopea – a saperla leggere – può scacciare il buio, illuminare il nostro presente, edificare il nostro futuro.»

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