“Come parlare di fatti che non sono mai avvenuti” di Pierre Bayard

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Come parlare di fatti che non sono mai avvenuti, Pierre BayardCome parlare di fatti che non sono mai avvenuti
di Pierre Bayard
traduzione di Ilaria Piperno
Treccani

«Questo libro si pone esplicitamente dalla parte opposta rispetto alla tesi contemporanea secondo cui negli ultimi tempi l’umanità sarebbe entrata nell’era della post-verità, le informazioni errate sarebbero in continuo aumento e sarebbe importante contrastarle perché dannose. Il libro vuole dimostrare non soltanto come la favola sia antica quanto l’essere umano, ma che tale usanza, consustanziale all’uomo, merita di essere accettata e incoraggiata perché utile sia al progresso collettivo sia all’equilibrio personale di chi se ne avvale.

Incrociando alcune problematiche dei due volumi precedenti di questa serie di saggi, questo libro difende quindi il diritto a esprimersi e a dire la propria opinione su fatti che non sono avvenuti, diritto che merita di essere difeso ancora di più proprio perché oggi viene sempre più contestato.

Come gli altri due libri, anche questo s’inserisce in una corrente teorica che potremmo definire critica tramite l’ignoranza, che insiste sul valore di non essere invasi, prima di partecipare a una discussione, da nozioni inutili sul tema di cui si parla, nozioni che possono essere soltanto fonte di pregiudizi.

Da questi propositi deriva una struttura logica. All’inizio analizzerò, senza tentare di essere esaustivo, un certo numero di fatti immaginari abbondantemente studiati dai commentatori, dimostrando che in ballo vi sono ordini diversi di verità che è molto importante separare.

In un secondo momento studierò alcune situazioni concrete della nostra esistenza nelle quali ci troviamo a parlare con serietà e profitto di fatti che non sono mai avvenuti, che ne siamo gli inventori o i destinatari.

Poi, nella terza parte, darò una serie di consigli pratici basati su alcuni autori che hanno, più o meno coscientemente, commentato avvenimenti fittizi e, trasmettendo la loro esperienza, ci hanno spronato a riflettere sulle questioni che sollevavano.

Ogni scrittore con il suo lavoro dovrebbe cercare di alleggerire la sofferenza della nostra condizione. E la finalità di questo libro è esattamente questa: discolpando i raccontastorie, ormai sempre più oggetto di persecuzioni, e difendendo il loro diritto inalienabile a raccontare favole, vorrebbe contribuire a rendere un po’ più vivibile il mondo ostile in cui ci troviamo.»

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