“Come l’arancio amaro” di Milena Palminteri

Come l’arancio amaro, Milena Palminteri, trama, riassuntoEra il 1883 quando Lidia Poët divenne la prima donna ammessa all’esercizio dell’avvocatura in Italia, anche se dovette aspettare il 1920 per entrare a pieno titolo nell’Ordine degli Avvocati, dopo aver lottato per decenni contro la Corte d’Appello di Torino che revocò la sua iscrizione definendo l’avvocheria un ufficio esercitabile solo da uomini.

Ne sa qualcosa Carlotta che nella Sicilia della fine degli anni ’40 consegue la laurea in Giurisprudenza a pieni voti, spinta dal desiderio di fare l’avvocato, ma è costretta ripiegare su un concorso come archivista a Roma perché “i tempi erano ancora ostili alle donne che certe professioni se le sentivano in animo”; nelle parole della stessa Corte d’Appello di Torino, che anni prima ostacola Lidia Poët, “l’avvocheria è un ufficio esercitabile solo dai maschi e nel quale non devono immischiarsi le femmine”. È nell’Archivio notarile dove lavora, ora, negli anni ’60, che si imbatte in un documento che scombussola il suo destino e che le rivela la terribile accusa rivolta da sua nonna paterna a sua madre, di non averla partorita ma comprata.

Come l’arancio amaro, esordio di Milena Palminteri, pubblicato per Bompiani nel 2024, racconta la storia non solo di Carlotta, che in seguito al ritrovamento dell’atto inizia un’indagine sulla sua infanzia e provenienza, ma anche e soprattutto le vite di donne forti e tenaci come Nardina e Sabedda, che devono far fronte a tutte le difficoltà economiche e sociali dell’Italia degli anni ’20. Attraverso lo scorrere delle decadi, Milena Palminteri narra una saga familiare ricca di personaggi e colpi di scena in una Sicilia onnipresente, che diventa essa stessa personaggio presuntuoso e prepotente, “dove da sempre tutto cambia per rimanere immutato” e dove la vita delle persone che la abitano è manovrata come fili di marionette da malavitosi e baronetti sfacciati. Tra questi, però, emerge anche la figura di Calascibetta, per tutti zù Pippino, l’unico incorruttibile, a cui Carlotta chiede chiarimenti al rinvenire la carta. L’uomo vuole proteggerla e, in un primo momento, le riassume così quanto avvenuto:

«Letta così, sulla carta, pare una storia tragica, ma non lo fu. Furono curtigghi, gioia mia, male femmine che istigarono alle sciarre. Tua nonna paterna era una nobile, quella materna una popolana, c’è posto per invidie e gelosie! La verità quella vera ognuno di noi un pizzuddu ne sa, tutta solo Dio la conosce. Se Iddu esiste. Io ti dico che tu sei stata concepita nelle famiglie dove hai sempre vissuto, mi credi?»

Offerta
Come l'arancio amaro
  • Editore: Bompiani
  • Autore: Milena Palminteri
  • Collana: Narratori italiani
  • Formato: Libro in brossura
  • Anno: 2024

Ma Carlotta non riesce a credere che l’invidia e la gelosia possano condurre a tanto e si aggrappa a quel documento ritrovato con la speranza che conoscere la sua vera storia possa dare una spiegazione a quella perenne sensazione di vuoto d’amore che caratterizza le sue giornate fin dalla nascita. Carlotta conduce un’indagine sulla sua vita e su tutte le donne che l’hanno preceduta e che in qualche modo hanno contribuito alla sua esistenza: c’è Nardina, che avrebbe voluto studiare ma che si ritrova relegata al ruolo di moglie e madre, c’è Sabedda, selvatica e fiera, che vorrebbe poter decidere del proprio futuro ma è troppo povera per poterlo fare. E c’è Bastiana, che unisce le vite delle due donne attraverso la creazione di un destino unico, quello della maternità, convinta fortemente che i legami affettivi siano più importanti di quelli di sangue:

«Perché, alla fine, un picciliddo che cresce e si fa uomo tra le braccia di una donna è figlio più suo che di quella che per nove mesi se lo è portato nella pancia e nessuno potrà dire che è meno vero di uno vero.»

Carlotta scopre così il motivo della costante freddezza della madre e, al tempo stesso, l’amore eccessivo della bambinaia. Ricostruisce un puzzle fatto di pezzi che pensava non combaciassero tra loro e che invece la condurranno fino “alla Merica”, da dove Sabedda le chiede perdono, sottolineando che “una mamma non la lascia una figlia se non è disperata e pure il futuro suo sente fallito” e, soprattutto, donandole un consiglio per la vita:

«Carlotta mia, figlia mia, non c’è amore di uomo che possa essere più importante di te stessa. Tùppati le orecchie se le campane ti suonano dentro al cuore ma il naso sente puzza di carne bruciata. Quella carne è la tua. Solo questo ti dico e ti lascio che te lo devi ricordare per sempre: non c’è sentimento senza rispetto e se tu per paura ti fai pecora si scancella pure la tua dignità. Abbi coraggio tutta la vita.»

Il romanzo è un inno alla forza delle donne, alla loro capacità di resistere e di superare le avversità. Ma è anche un’accusa feroce contro una società che le ha relegate a ruoli secondari, negando loro la possibilità di realizzare i propri sogni. Come l’arancio amaro tocca le nostre corde più profonde, fa riflettere sulla condizione femminile e sulla necessità di lottare per i propri diritti. È un libro che rimane impresso nel cuore e che ci accompagnerà a lungo dopo averne voltato l’ultima pagina.

Maria Luisa Valletta