“Collezionare autografi. La raccolta di Giuseppe Campori” a cura di Elena Fumagalli e Matteo Al Kalak

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Prof.ssa Elena Fumagalli, Lei ha curato con il prof. Matteo Al Kalak l’edizione del libro Collezionare autografi. La raccolta di Giuseppe Campori, pubblicato da Olschki: di quale fortuna godette, fra Otto e Novecento, la pratica del collezionismo di autografi?
Collezionare autografi. La raccolta di Giuseppe Campori, Elena Fumagalli, Matteo Al KalakIl fenomeno del collezionismo di autografi – con la conseguente formazione di raccolte più o meno grandi – ha avuto origine grosso modo nei primi due decenni dell’Ottocento, a differenza di altre tipologie collezionistiche, che hanno radici ben più antiche. Come ha ricostruito Marco Callegari nel saggio d’apertura del volume, all’inizio del XIX secolo, nel giro di pochi anni, tale fenomeno divenne una moda che dilagò in Europa e in America, dando vita a un fiorente mercato. Il ruolo della Francia risulta essere stato particolarmente significativo. Perché potesse formarsi un diffuso collezionismo era necessaria la presenza sul mercato di una notevole quantità di materiali: l’occasione venne a crearsi con la Rivoluzione Francese, quando, a partire dal 1790, furono sì distrutte grandi quantità di documenti a causa del saccheggio delle dimore aristocratiche, oltre che per la confisca di biblioteche e archivi dei monasteri e conventi soppressi, ma per lo stesso motivo altrettanto grandi quantità entrarono in circolazione. La prima vera vendita di questo genere di materiale da collezione ebbe luogo nel 1821 presso il libraio parigino Pluquet. Gli autografi potevano essere lettere, ma anche scritti di poco peso. Sia in Francia che in Inghilterra la raccolta di autografi divenne molto popolare tra le donne e, più in generale, vide un crescente numero di piccoli amatori accanto a veri e propri connoisseurs. Il fenomeno divenne quindi rapidamente una moda vera e propria, ma ne va sottolineata l’origine da un preciso sostrato storico culturale settecentesco, che vedeva nella raccolta di intere corrispondenze di eruditi e letterati una preziosa fonte per dotte ricerche. Nel corso dell’Ottocento la passione per l’autografo crebbe al punto che, a inizio Novecento, si censirono in Italia le raccolte più importanti, attraverso pubblicazioni “storiche” quali i manuali di E. Budan, L’amatore di autografi, Milano, Hoepli, 1900 e C. Vanbianchi, Raccolte e raccoglitori di autografi in Italia, Milano, Hoepli, 1901.

Come si è articolato il processo di costituzione e accrescimento dell’Autografoteca Campori?
Come ha ricostruito nel dettaglio Luca Sandoni, l’Autografoteca Campori trae origine dalla passione collezionistica di due rampolli dell’aristocrazia modenese, i fratelli Cesare (1814-1880) e Giuseppe (1821-1887) Campori. Animati da numerosi interessi culturali, che spaziano dalla storia, all’arte, alla letteratura, nel corso degli anni Trenta dell’Ottocento i due cominciano a raccogliere autografi di personaggi illustri, del presente e del passato, ponendosi sulle tracce di una vivace tradizione cittadina di collezionismo erudito. Con il tempo, il loro hobby diventa una vera passione, nella quale investono sempre più tempo e risorse economiche: se all’inizio i due giovani si procurano nuovi autografi ricorrendo soprattutto ai doni e agli scambi, sfruttando le reti della sociabilità aristocratica del tempo, in seguito l’accrescimento della collezione si fonda sull’acquisto di lotti di documenti sempre più ampi. Nel corso degli anni Cinquanta il sodalizio collezionistico tra i fratelli Campori si allenta progressivamente, man mano che si diversificano i rispettivi interessi culturali (Cesare si orienta soprattutto verso la storia locale e la cronachistica manoscritta, mentre Giuseppe si dedica principalmente alla storia dell’arte), finché nell’ottobre 1858 Giuseppe decide di rilevare dal fratello la sua metà dell’Autografoteca, diventando da allora in poi l’unico proprietario. Questo evento avrà notevoli ripercussioni sui destini futuri della raccolta, perché Giuseppe, non avendo figli (a differenza di Cesare), sceglierà alla sua morte di lasciarla al Comune di Modena, preservandola così da una molto probabile dispersione.

Nel corso dei decenni seguenti, e soprattutto dal 1875 in poi, Giuseppe Campori investe energie crescenti nella sua attività di collezionista, operando in maniera sempre più attiva sul mercato antiquario italiano e mettendo a segno alcuni “colpi” di grande importanza, sia per il valore, sia per la consistenza quantitativa della documentazione acquisita. Questa fase di notevole espansione dell’Autografoteca Campori appare in controtendenza rispetto alla crisi che colpisce nello stesso periodo molte collezioni di autografi italiane, le quali vengono smembrate dopo la morte dei loro raccoglitori o sotto il peso di costi di gestione sempre più onerosi. Lungi dal risentire di queste difficoltà, Campori continua a investire nella propria autografoteca e anzi si avvantaggia delle difficoltà altrui per accrescerla e diversificarla sempre di più.

Quali dimensioni raggiunge la raccolta di autografi di Campori e quali sono i documenti più significativi?
Alla morte di Giuseppe Campori, nel 1887, la sua Autografoteca conta all’incirca 106.000 documenti. Pur non avendo dati precisi e certi, possiamo stimare che quasi i due terzi dell’intera collezione furono acquisiti negli ultimi dieci-quindici anni di vita di Campori, a conferma della crescita esponenziale che essa conobbe dopo il 1875.

Questo immenso patrimonio di carte spazia dalla fine del XIV fino alla metà del XIX secolo e abbraccia una documentazione tanto ricca quanto eterogenea. Se la lettera è la tipologia di documento più rappresentata, non mancano però manoscritti sui più svariati argomenti (letterari, storici, scientifici…), documenti ufficiali come bolle papali e decreti imperiali, ma anche opere letterarie e poetiche, disegni, schizzi, stampe e incisioni. All’interno dell’Autografoteca è possibile imbattersi non solo in singoli autografi di celebrità e personaggi storici (sono presenti le “firme” di innumerevoli papi, re e imperatori, di grandi musicisti, come Haydn, Beethoven e Mozart, artisti e letterati), ma anche in corpora documentari più articolati, a volte particolarmente vasti, e persino in intere sezioni di archivi di famiglie o di privati che Campori acquisì in blocco. Rientrano in questa categoria, ad esempio, migliaia di documenti relativi ai Gonzaga di Guastalla e ad altri rami minori della medesima casata (Novellara, Palazzolo), una parte cospicua dell’epistolario e dell’archivio personale del biologo Lazzaro Spallanzani e della sua famiglia, ma anche il nucleo di circa quattrocentocinquanta lettere a Galileo Galilei, entrato a far parte dell’Autografoteca nel 1879, dopo che se ne erano perse le tracce per un secolo, e una parte cospicua del carteggio del poeta neoclassico Vincenzo Monti (ben 1.500 documenti). L’Autografoteca conserva inoltre sezioni più o meno consistenti degli epistolari di intellettuali ed eruditi sette-ottocenteschi, come Francesco Cancellieri, Francesco Tognetti, Domenico Paoli, Mario Valdrighi, Gaetano Giordani, Luigi Napoleone Cittadella, nonché la preziosa raccolta di “lettere d’artista” costituita nel primo Settecento dal collezionista lucchese Stefano Conti.

Quali altre collezioni italiane sono degne di rilievo?
Numerose sono le autografoteche conservate in Italia. Per tentare di darne un’idea, tre contributi della prima parte del volume approfondiscono altrettante importanti raccolte, note per la loro consistenza: quella di Gaetano Ferraioli (Roma 1838-1890) presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, quella di Carlo Piancastelli (Imola 1867-Roma 1938) conservata nella Biblioteca comunale Aurelio Saffi di Forlì, e quella di Piero Bastogi (Livorno 1808-Firenze 1899), oggi parte del patrimonio della Biblioteca Labronica F.D. Guerrazzi di Livorno. Come ricostruiscono rispettivamente Paolo Vian e Antonella Imolesi Pozzi, le raccolte Ferraioli e Piancastelli sono al loro interno molto diversificate, il che è frutto della loro complessa formazione.

Elena Fumagalli è professore ordinario di Storia dell’arte moderna all’Università di Modena e Reggio Emilia. I suoi principali campi di ricerca riguardano la storia della pittura in Italia in età moderna, soprattutto nel Seicento. Studia da tempo la committenza e il collezionismo artistico delle grandi famiglie in epoca di Antico Regime (Borghese, Medici, Este).

Il volume Collezionare autografi. La raccolta di Giuseppe Campori nasce da una ricerca condivisa con il professor Matteo Al Kalak, associato di Storia del cristianesimo e delle chiese, sotto la direzione del quale un gruppo di assegnisti ha condotto la metadatazione dell’Autografoteca Campori nell’ambito del progetto “DHMoReLAB Per un’impresa culturale digitale: servizio di tutela, studio e disseminazione del patrimonio culturale materiale”, finanziato dalla Regione Emilia Romagna (2019/21). Tale lavoro sarà a breve online su Modena open, canale online che accorpa la Digital Library della Biblioteca Estense Universitaria (EDL) e quella e del Centro interdipartimentale di ricerca sulle Digital Humanities DHMoRe (Lodovico).

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