“Claretta l’hitleriana. Storia della donna che non morì per amore di Mussolini” di Mirella Serri

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Prof.ssa Mirella Serri, Lei è autrice del libro Claretta l’hitleriana. Storia della donna che non morì per amore di Mussolini edito da Longanesi. Il Suo libro offre un’immagine differente di Claretta Petacci rispetto a quella generalmente diffusa di una ragazza semplice e follemente innamorata del Duce: chi era davvero Claretta Petacci?
Claretta l'hitleriana. Storia della donna che non morì per amore di Mussolini, Mirella SerriEra una giovane donna molto sensuale, piena di vitalità e molto ambiziosa. Ma lei amava descriversi come «una povera donna priva di ambizioni». La larga messe delle sue lettere, dei diari e i documenti di archivio che riguardano lei e la sua famiglia, e che per lungo tempo sono stati secretati e resi inaccessibili al pubblico, oggi ci restituiscono una immagine molto diversa da quella più nota e vulgata: non fu una giovane cristallizzata nel bozzolo dell’amore, della gelosia e dell’ammirazione incondizionata nei confronti della sua divinità, Mussolini il Capo del governo. Fu una donna cinica, crudele, che iniziò la sua avventura a vent’anni, nell’aprile del 1932, lo stesso mese della sua morte, sfruttando il trasporto erotico che il Duce provava nei suoi confronti. La relazione ebbe avvio immediatamente, e non dopo quattro anni di amicizia sentimentale come sono stati propensi a credere molti storici, tra cui Renzo De Felice che però non ebbe occasione di prender visione dell’intera mole degli scritti di Claretta pubblicati dopo la scomparsa del biografo di Mussolini. Clara, il cui vero nome era Clarice, si dedicò, ancorché giovanissima, a un’avventura esistenziale e politica con metodo e con spregiudicatezza, impegnandosi nella costruzione di un personale sistema di potere e divenendo la «consigliera politica» di Mussolini. Riuscì a farsi largo e a ottenere riconoscimenti e guadagni per sé e per la sua famiglia nella più generale corsa degli anni Trenta ai privilegi di un’inedita «casta» – all’epoca venne usato questo termine poi tornato in voga – composta da gerarchi, funzionari di partito, podestà, federali, ministri, deputati. Con il fratello Marcello Claretta si applicò con spietatezza e disumanità allo sfruttamento delle leggi razziali per ricattare e ricevere quattrini, favori e regali dalle vittime, i cittadini ebrei.

Quale ruolo politico giocò Claretta sullo scenario degli eventi che condussero il leader del partito fascista dalla gloria indiscussa alla sconfitta?
Dopo il trasferimento nella Rsi, quando iniziò quella che potremmo chiamare la sua seconda vita, Clara divenne a tutti gli effetti la «consigliera politica» di Mussolini. Ma lo fece con maggiore convinzione, determinazione e possibilità di manovra di quanto non le fosse stato consentito in precedenza a Roma: infatti i nazisti nello Stato fantoccio di Salò le dettero il loro pieno appoggio. Clara riversò su Adolf Hitler l’ammirazione che aveva nutrito per Mussolini, ora stanco e malato. Le alte sfere del Reich fecero affidamento sull’influenza di Claretta sul capo del governo per piegarlo ai loro voleri. La Petacci divenne il punto di riferimento del ministro plenipotenziario Rudolf Rahn, l’uomo di Hitler e il più potente della Rsi, feroce persecutore di antifascisti ed ebrei, determinato a «spremere come un limone» lo Stato italiano.

Come nacque e si sviluppò il rapporto con Mussolini?
Claretta fu un’amante disinibita e appassionata. Mussolini le dava del tu dal secondo incontro ma lei solo dal 2 giugno 1936 osò rivolgersi a lui con il tu senza alcun imbarazzo: «Amore mio grande, ti adoro. Eri bello questa sera, dal tuo volto maschio sembrava lucessero faville di forza». Mussolini fin dalla primavera di quell’anno aveva smesso di vedere Clara saltuariamente, come una tra le sue numerose amanti, e aveva cominciato a convocarla tutti i pomeriggi presso di sé con regolarità. Il 28 luglio vi fu la separazione di Clara dal marito e gli incontri divennero sempre più regolari. Lei lo aspettava quando, libero dagli affari, abbandonava la sala del Mappamondo. Non leggeva granché, e la sua biblioteca era piuttosto sguarnita. Da ragazza si era avvicinata al Petrarca, alle poesie di Guido Gozzano e aveva consumato qualche pagina

di Giuseppe Mazzini. Clara durante i pomeriggi nell’appartamento Cybo a Palazzo Venezia si trastullava, mangiava la frutta e disponeva su un piatto i panini appositamente preparati da donna Giuseppina per il Duce. Benito cenava quasi sempre a Villa Torlonia con pietanze controllate personalmente da donna Rachele e a pranzo o all’ora del tè si cibava di quello che gli portava Clara, per tutelarsi da un avvelenamento. Nelle lunghe ore che trascorreva senza far nulla, Clarice, sempre sospettosa, passava al vaglio l’appartamento in cerca di tracce e di riscontri rivelatori del fatto che altre donne si fossero attardate in quelle stanze. Le sorprese non mancavano e lei si abbandonava alle scenate di gelosia che avevano una funzione catartica e favorivano la riappacificazione dei due amanti. I conflitti e le improvvise fughe, quando Claretta divenne la presenza fissa dell’appartamento Cybo, furono più frequenti: «I miei appetiti sessuali sono tali da non concedermi la monogamia», la mise in guardia il capo del governo. Poi però si pentiva delle sue distrazioni erotiche accusandosi e insultandosi con vari epiteti tra cui il più ripetuto era: «Ti amo ma sono una bestia». Le autoaccuse servivano a placare lo sdegno di Clara. Mussolini aveva sempre più bisogno del suo sostegno e della sua vicinanza.

Il libro rivela dettagli inediti sugli affari dell’amante di Mussolini e ne tratteggia lo spirito avido e calcolatore.
La Petacci, come dimostra tutta la storia della sua vita, era dotata di una notevole intelligenza e di grande perspicacia che persino Mussolini, il quale non aveva alcuna stima delle doti intellettuali del gentil sesso, le riconosceva. «Avete un grande intuito, mia cara. Una capacità di capire tante cose!» Così Ben si congratulò con lei poco dopo averla conosciuta. Pur essendo cosı` giovane e cosı` poco consapevole della complessità della politica e delle crisi economiche e finanziarie che l’Italia stava attraversando, Clara dimostrava di afferrare al volo le situazioni e di saper andare al nocciolo dei problemi. L’intuito era alimentato da una grandissima ambizione e da altrettanta determinazione. Quando si trattava di affari che la riguardavano personalmente o che coinvolgevano la sua famiglia, sapeva essere cinica e temeraria, ideava tattiche e strategie di lunga durata che ne sostenevano la cocciutaggine e l’ostinazione nel tagliare i traguardi. Cosı` l’ispirazione che la guidò già nei primi mesi della relazione con il capo del governo, quando cominciò a farsi portatrice di richieste di impieghi ben retribuiti per il padre e per il fratello e fu sostenuta dalla consapevolezza che l’Italia degli anni Trenta era attraversata dal movimento ascensionale di un nuovo ceto sociale a caccia di benessere e di ricchezze. Si stava diffondendo una diversa atmosfera che Clarice colse rapidamente e che favoriva gli aneliti di chi, come i Petacci, voleva inserirsi nel mondo nuovo creato dal regime”

In che modo la Petacci tentò di porsi come diretta interlocutrice di Hitler?
Ebbe stretti rapporti di affari, sostegno e reciproco aiuto, con il ministro dell’Interno Guido Buffarini Guidi, che le versava uno stipendio fin da quando si trovavano a Roma e che fu l’uomo dei tedeschi nella Rsi. Suo interlocutore fu l’ambasciatore plenipotenziario Rahn, il generale delle Waffen-SS più amato da Hitler, Sepp Dietrich, e il colonnello delle SS e spia tedesca, nonchè colto studioso del Rinascimento, Eugen Dollmann. Per aiutare i nazisti e favorire la rapida realizzazione dei loro progetti di dissanguare gli italiani e di privarli dei loro beni, Clara era intenzionata a recarsi a Berlino: voleva spingere Hitler a prendere provvedimenti per difendere e mantenere in vita la Repubblica fascista. Il rapporto tra Mussolini e Hitler era logoratissimo e Clara divenne un’accanita supporter del Cancelliere tedesco mettendo uomini filohitleriani nei gangli vitali della Rsi.

Mirella Serri, docente di Letteratura moderna e contemporanea, collabora a La Stampa, TTL, Storie italiane di Rai1, Rai Storia e Rai Cultura. Con Corbaccio ha pubblicato nel 2005 I redenti. Gli intellettuali che vissero due volte. 1938-1948. Con Longanesi, nel 2012, Sorvegliati speciali. Gli intellettuali spiati dai gendarmi (1945-1980), Un amore partigiano. Storia di Gianna e Neri (2014), Gli invisibili. La storia segreta dei prigionieri illustri di Hitler in Italia (2015), Bambini in fuga. I giovanissimi ebrei braccati da nazisti e fondamentalisti islamici e gli eroi italiani che li salvarono (2017) e Gli irriducibili. I giovani ribelli che sfidarono Mussolini (2019). Con il Mulino Donne al futuro (2021)

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