“Cittadini oltre confine. Storia, opinioni e rappresentanza degli italiani all’estero” a cura di Simone Battiston, Stefano Luconi e Marco Valbruzzi

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Prof. Simone Battiston, Lei ha curato con Stefano Luconi e Marco Valbruzzi l’edizione del libro Cittadini oltre confine. Storia, opinioni e rappresentanza degli italiani all’estero, pubblicato dal Mulino: quali vicende hanno segnato l’introduzione nel nostro ordinamento del voto degli italiani all’estero?
Cittadini oltre confine. Storia, opinioni e rappresentanza degli italiani all'estero, Simone Battiston, Stefano Luconi, Marco ValbruzziStoricamente è stata la destra a battersi per garantire, agli italiani residenti all’estero, l’effettivo esercizio del diritto di votare alle politiche e ai referendum abrogativi e costituzionali senza dover rientrare in Italia e votare il giorno delle elezioni. Ma è stata la breve stagione di riformismo costituzionale bipartisan di fine anni Novanta e primi anni Duemila a portare a compimento la riforma che ha introdotto nel nostro ordinamento, limitatamente per i residenti all’estero, la modalità di voto per corrispondenza e diciotto seggi parlamentari “esteri” distribuiti in un circuito di rappresentanza tenuto volutamente separato da quello nazionale e istituito ex novo (dalla prossima legislatura i seggi saranno ridotti a dodici). La rappresentanza degli italiani all’estero non si esaurisce però con quella parlamentare. Ci sono infatti due altri organismi che la esprimono: il primo di base, i Comitati degli italiani all’estero, e il secondo di livello intermedio, il Consiglio generale degli italiani all’estero, cui è affidato il compito di dar voce alle istanze dei connazionali all’estero e di fornire pareri a governo e parlamento. Le vicende storiche, politiche e normative che hanno segnato tanto l’introduzione del voto quanto quello della rappresentanza degli italiani all’estero nei diversi livelli, sono ben ricostruite, all’interno del nostro volume collettaneo, da Giovanni Tarli Barbieri (capitolo secondo), Toni Ricciardi (capitolo ottavo) e Rossana Sampugnaro (capitolo decimo).

Come è cambiata l’emigrazione italiana negli ultimi anni?
Secondo l’ultimo Rapporto degli italiani nel Mondo sono partite nel 2020 oltre 100.000 persone dall’Italia, soprattutto giovani e verso paesi europei. Neppure la pandemia, pur ridimensionandola, ha arrestato la mobilità degli italiani. Ma non si tratta solo di fuga di talenti, quindi del trasferimento di professionisti, persone altamente specializzate e ricercatori. Negli ultimi anni a partire sono stati anche emigranti tradizionali in cerca di impieghi a bassa qualifica all’estero, come è già avvenuto in passato, assieme a nuclei famigliari e nuove espressioni di mobilità come i neopensionati e gli ex stranieri immigrati in Italia e naturalizzati cittadini italiani, spesso accompagnati dalla loro progenie. L’emigrazione continua a essere uno dei fenomeni sociali più rilevanti—pensiamo, ad esempio, agli effetti decennali di spopolamento e depauperamento di vaste zone interne del paese, soprattutto al Sud—e più duraturi dell’Italia contemporanea, come sottolineato da Stefano Luconi (capitolo primo). Da quanto è iniziato il censimento degli espatri in maniera sistematica, più di centocinquanta anni fa, il flusso emigratorio non si è quasi mai ininterrotto. Al giorno d’oggi tra gli emigranti troviamo anche chi è in cerca di nuovi spazi vitali e creativi o chi aspira a una migliore qualità della vita, e non solo a migliori prospettive professionali ed economiche.

Quali dinamiche rivela l’esame del voto degli italiani all’estero degli ultimi anni?
Un dato che caratterizza anzitutto il voto degli italiani oltre confine è l’astensionismo particolarmente pronunciato, segno evidente che una buona parte dell’elettorato potenziale o non riceve stimoli sufficienti o è refrattario al voto sia referendario, sia politico. Eppure, i dati rivelano il persistere di uno “zoccolo duro partecipativo”, come evidenzia Rinaldo Vignati (capitolo quarto), che al voto attribuisce invece un valore intrinseco, carico di un significato identitario. Se dalla partecipazione si passa poi alle dinamiche elettorali, i dati rivelano la presenza di equilibri politici differenziati all’interno della Circoscrizione estero. Sono il frutto, certo, di offerte partitiche differenziate a seconda delle molteplici aree geografiche, ma anche di comunità di cittadini diverse, e di maggiori o minori capacità di organizzazione e di raccolta del consenso. Ad esempio, se il centrosinistra domina nella competizione elettorale nelle ripartizioni di Europa e Africa, Asia, Oceania e Antartide, alcune liste locali primeggiano in America meridionale, mentre è più dinamica la competitività elettorale in America settentrionale e centrale. Delle quattro ripartizioni, l’America meridionale è sicuramente quella che merita un’attenzione in più, vuoi per l’incongruenza pronunciata tra il voto espresso localmente e quello espresso in Italia (ma anche nei confronti con le altre tre ripartizioni all’estero), vuoi per la composizione di classe politica ed elettorato, costituiti entrambi in prevalenza da membri nati all’estero. Non è un caso, quindi, che proprio in questa ripartizione il fenomeno delle liste locali, che sono l’espressione dell’associazionismo italiano migrante, abbia trovato il suo terreno più fertile.

Quali sono le caratteristiche sociodemografiche degli elettori italiani all’estero?
Nella Circoscrizione estero convivono diverse tipologie di cittadini e una pluralità di profili che insieme compongono il complesso quadro demografico dell’elettorato oltre confine. Va detto che su questo corpo elettorale persiste da tempo un cono d’ombra. I dati a disposizione sono molto limitati e questa coorte, pur essendo in forte crescita numerica all’interno dell’elettorato complessivo, occupa una posizione decisamente periferica nella storiografia politologica. Per queste ragioni, alla fine del 2020, abbiamo promosso un’indagine tra gli elettori residenti all’estero che, tramite un questionario somministrato online, ha cercato di conoscerne meglio le caratteristiche sociodemografiche. I risultati hanno fatto emergere sovra o sottorappresentazioni indicative, nonché trend e peculiarità tipiche di questo elettorato. Ad esempio, i disoccupati figurano maggiormente tra gli iscritti da un anno all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire), mentre gli occupati registrano una percentuale più alta tra gli iscritti da 5 a 10 anni, quando viene raggiunta plausibilmente una maggiore stabilità lavorativa. Ma una lettura di genere ha fatto emergere nel campione una marcata sovrarappresentazione di donne impiegate part-time, disoccupate e non in cerca di occupazione, pur essendo le donne del sondaggio più qualificate professionalmente degli uomini. Si replica all’estero, almeno in parte, il quadro di squilibrio di genere già presente in Italia, dove, ad esempio, le donne risultano più istruite degli uomini ma soffrono di più il gender gap nel mondo del lavoro.

Quali orientamenti politici, atteggiamenti culturali e preferenze elettorali esprimono gli italiani all’estero?
Un primo dato interessante della ricerca è che gli elettori italiani all’estero mostrano non solo di aver un’idea piuttosto chiara della collocazione delle principali forze politiche nel sistema partitico italiano, ma anche di scegliere partiti che più si allineano alle loro posizioni, siano essi nazionali o espressione dell’associazionismo locale. Detto questo, uno degli obiettivi della nostra indagine è stato quello di capire se e in quale misura la Circoscrizione estero si differenzia da quella “nazionale”, al di là della tradizionale analisi elettorale. Questo aspetto è stato approfondito in particolar modo da Marco Valbruzzi (capitolo settimo). In sintesi, la fotografia dell’opinione pubblica degli italiani all’estero che l’indagine sul campo ha restituito è quella di un’immagine tutto sommato speculare di quella nazionale. Ad esempio, emergono anche all’estero quelle tendenze già osservate in Italia, dove gli elettori di centrodestra aumentano se si alza l’asticella dell’età o se il livello di istruzione passa da terziario/post-terziario a secondario o primario. Sempre all’estero, non mancano poi le fratture, sul piano generazionale o educativo, su temi quali la tutela delle minoranze, la salvaguardia dei diritti e le libertà civili, e l’integrazione europea. I cittadini-elettori residenti all’estero non vanno, però, visti come un blocco monolitico. Nelle diverse ripartizioni si sono registrate alcune distinzioni sul piano identitario-valoriale, soprattutto in America meridionale, che hanno poi un riflesso nei comportamenti di voto.

Che tipo di attività politico-legislativa ha espresso la rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero?
Pur con la difficoltà di travalicare le rispettive appartenenze di partito (i cofirmatari dei disegni di legge presentati raramente sono eletti all’estero di altre forze politiche), i deputati e i senatori “esteri” si sono occupati soprattutto di questioni riguardanti le prerogative della cittadinanza degli italiani residenti all’estero (in particolare procedure di acquisizione o di riacquisizione della nazionalità italiana, equipollenza dei titoli di studio conseguiti in Italia con quelli degli Stati di destinazione, fruizione dei contributi pensionistici versati prima di espatriare, assistenza sanitaria, garanzie contro la doppia tassazione del reddito, ampliamento dei servizi della rete consolare) e la promozione della cultura italiana nel mondo. Non mancano tuttavia iniziative promosse dai parlamentari esteri stessi il cui focus esula questioni specifiche riguardanti più da vicino chi vive all’estero. È il caso, ad esempio, della recente legge del 22 aprile 2022, n. 33, che ha abolito il divieto che impediva a studenti italiani la doppia iscrizione a due corsi di laurea o di laurea magistrale o master (relatore del provvedimento alla Camera dei Deputati, l’on. Alessandro Fusacchia, eletto nella ripartizione Europa). Aggiungerei poi che, a fronte della vastità non solo della circoscrizione estero ma anche delle singole ripartizioni, deputati e senatori tendono a farsi portavoce delle richieste dei cittadini italiani dei singoli distretti consolari in cui risiedono e con i quali evidentemente riescono a interagire con maggiore facilità e con una frequenza più elevata (fatte le dovute eccezioni, e.g. Francesca Alderisi). Infine, segnalerei che, oltre alle attività legislative che competono alle loro funzioni istituzionali, gli eletti all’estero svolgono anche funzioni al di fuori del Parlamento italiano come, ad esempio, rappresentare la comunità italiana di appartenenza all’interno del proprio distretto in sostituzione di funzionari del consolato e/o del ministero degli Esteri.

Simone Battiston insegna Storia e politica contemporanea alla Swinburne University of Technology. Ha recentemente curato il volume Autopsia di un diritto politico. Il voto degli italiani all’estero nelle elezioni del 2018 (con Stefano Luconi, Accademia University Press, 2018).

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