“Cittadinanza. Teorie e ideologie” di Massimo La Torre

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Prof. Massimo La Torre, Lei è autore del libro Cittadinanza. Teorie e ideologie, edito da Carocci: di quale attualità è, specialmente nel nostro Paese, la questione della cittadinanza?
Cittadinanza. Teorie e ideologie, Massimo La TorreDi grandissima attualità purtroppo. Si discute da anni ormai di introdurre la possibilità per i figli di immigranti di accedere alla cittadinanza italiana che adesso è loro preclusa. Mediante un jus culturae o jus scholae. Ma si resiste pervicacemente a questa mossa di apertura della comunità politica a soggetti che pure vi sono nati e lì sono cresciuti e sono stati educati, seguendo una prospettiva di ottuso nazionalismo ed etnicismo.

Quali diversi modelli di cittadinanza si contrappongono?
Da una parte c’è il modello “organico”, o comunitario, legato alla discendenza, se vogliamo al sangue, jus sanguinis. Dall’altra parte c’è il modello “convenzionale”, o costituzionale, legato al fatto di essere soggetti ad una legge comune in un certo territorio nel quale si risiede in maniera permanente: jus soli.

Che nesso esiste tra cittadinanza e titolarità di diritti?
La titolarità di diritti è riconnessa alla soggettività giuridica e questa si acquisisce per il fatto esistenziale di essere degli esseri umani. La cittadinanza è la titolarità di CERTI diritti, i diritti POLITICI.

Qual è il rapporto che intercorre tra cittadinanza e nazionalità?
Questo è controverso. Spesso i due status sono visti come equivalenti. ma non è proprio così. La cittadinanza è una forma arricchita di nazionalità.

Questa è mera appartenenza ad uno Stato. La cittadinanza è appartenenza mediante partecipazione. La nazionalità corrisponde all’antica posizione di “suddito”. Il cittadino però è un’alternativa democratica al suddito.

Che cosa ha che fare il tema della cittadinanza con l’“ideologia italiana”? E cos’è, poi, questa?
L’ “ideologia italiana” corrisponde ad una visione idiosincratica ma assai diffusa, e con antiche radici storiche, di ciò che è la politica. Che è qui vista come azione strumentale, egocentrica, utilitaria, e decisionistica. C’è dietro tutta una tradizione di cinismo antinormativo che attraversa purtroppo la storia del pensiero politico italiano e che si serve di una lettura distorta di Machiavelli e dei sui epigoni. Si tratta di una “macedonia”, indigesta invero, di realismo, storicismo, e decisionismo. La vediamo ancora all’opera nelle pieghe della attuale politica italiana.

Su quali presupposti è possibile una concettualizzazione della cittadinanza come “diritto sociale”?
Come diritto che sorge dalla interazione nella società laddove ci siano interessi comuni e la possibilità di una relazione discorsiva tra gli attori sociali.

Quando dovrebbe avvenire la concessione della cittadinanza?
Credo che ci dovrebbe essere una legislazione basata innanzitutto sullo jus soli, dunque la nascita in suolo italiano come condizione primaria di accesso, e poi sullo jus culturae o ancora meglio sullo jus propinquitatis, un diritto basato sulla vicinanza e comunanza di rapporti quotidiani.

Massimo La Torre insegna Filosofia del diritto all’Università “Magna Graecia” di Catanzaro ed è professore visitante all’Università di Tallinn, Estonia. Tra le sue più recenti pubblicazioni possono menzionarsi: Pretesa di progresso (ESI, 2021), Libertà di parola (Carocci, 2021) e Bioetica in tempi di pandemia (Derive Approdi, 2022).

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