“Cittadinanza digitale e tecnocivismo. In un mondo digitale la cittadinanza inizia dai bit” di Andrea Trentini, Giovanni Biscuolo e Andrea Rossi

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Prof. Andrea Trentini, Lei è autore con Giovanni Biscuolo e Andrea Rossi del libro Cittadinanza digitale e tecnocivismo. In un mondo digitale la cittadinanza inizia dai bit edito da Ledizioni: quali aspetti costituiscono la Cittadinanza Digitale?
Cittadinanza digitale e tecnocivismo. In un mondo digitale la cittadinanza inizia dai bit, Andrea Trentini, Giovanni Biscuolo, Andrea RossiRisposta breve
Ovunque ci sia tecnologia c’è influenza sulla cittadinanza… e vale anche il viceversa.

Risposta articolata
In una società plasmata dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione assistiamo ad una continua interazione tra gli eventi del mondo fisico e quelli che avvengono nel mondo digitale. Quindi dobbiamo riconsiderare e rimodellare il concetto di cittadinanza per far fronte a questo contesto accresciuto, in cui i diritti e gli obblighi devono essere adeguatamente declinati per soddisfare sia le opportunità che i rischi derivanti dalle tecnologie digitali. Queste opportunità e questi rischi mettono in discussione l’idea stessa di cittadinanza e l’esercizio dei diritti che ne derivano.

Serve però un modello di riferimento per poter trattare i vari aspetti della Cittadinanza Digitale, nel libro proponiamo il framework “Arcobaleno della Cittadinanza Digitale”. Il framework è costituito da strati che vanno dall’accesso alle infrastrutture (reti e servizi) fino al diritto al coinvolgimento attivo nel processo decisionale.

Il nostro arcobaleno è composto da “bande colorate” (che noi chiamiamo “livelli”) che descrivono gli aspetti che insieme compongono la “luce della Cittadinanza Digitale”:

  • Livelli tecnico-infrastrutturali: Tecnocivismo
    – Livello 0 [The Net] = l’infrastruttura della Rete
    – Livello 1 [services] = servizi online, pubblici e privati
    – Livello 2 [access] = accesso ai servizi di cittadinanza
    – Livello 3 [education] = istruzione e consapevolezza
  • Livelli social-partecipativi: Cittadinanza Digitale
    – Livello 4 [transparency] = la trasparenza
    – Livello 5 [participation] = informarsi reciprocamente e collaborativamente
    – Livello 6 [consultation] = essere ascoltati e consultati
    – Livello 7 [democracy] = coinvolgimento attivo nelle scelte pubbliche e nell’elaborazione delle politiche

Il modello fornisce un quadro di facile comprensione per discutere della Cittadinanza Digitale, per combinare la visione di coloro che vivono in questo mondo digitale, che devono essere consapevoli dei rischi e delle opportunità, e di quelli che sono professionisti, sviluppatori di soluzioni (software o politiche) che – nel bene o nel male – modellano la stessa società: non è un caso che la nostra sia definita Società dell’Informazione.

Cos’è il Tecnocivismo e in che rapporti è con la Cittadinanza Digitale?
Identifichiamo il “Tecnocivismo” con i primi livelli dell’arcobaleno, quelli da “0 – The Net” fino a “3 – education” mentre ai livelli superiori diamo il nome collettivo di “Cittadinanza Digitale”.

In “Tecnocivismo” prevale il prefisso “tecno” per rimarcare come sia preponderante l’aspetto influenzante delle tecnologie sulla Cittadinanza Digitale, le tecnologie vanno comprese e controllate da noi.

In “Cittadinanza Digitale” ci si concentra sugli aspetti partecipativi, sul contratto sociale, sull’ascolto del cittadino, sulla trasparenza… attraverso le tecnologie.

Quali rischi sono connessi alla Cittadinanza Digitale?
Purtroppo molteplici, siamo “minacciati” da:

  • – attacchi alla privacy, spionaggio pervasivo (spesso non dichiarato) dei nostri comportamenti
    – mercificazione del dato raccolto
    – mancanza di trasparenza
    – diffusione di fake news
    – furto della nostra computing agency
    – mancanza di inclusività dei servizi digitali (si pensi all’app IO dove bastava una pagina web o a Immuni che non funziona su tutti i device)
    – “relativizzazione” dei flussi informativi in rete
    – “relativizzazione” dei servizi digitali
    – “relativizzazione” della conoscenza
    – impedimenti alla diffusione della conoscenza
    – mascheramento “colpevole” delle complessità dei sistemi
    – eliminazione della proprietà “completa” sugli oggetti tecnologici
    – tendenza al “everything-as-a-service” (che impedisce il controllo da parte degli utenti) e all’“appificazione selvaggia” (che riduce l’inclusività e crea lock-in)
    – volontà (da parte degli organismi istituzionali) di fare partecipazione solo “di facciata”, hanno molta paura di perdere autorità/potere

Quali sono le tecnologie connesse alla Cittadinanza Digitale?
Qualunque attività umana che abbia un’ “eco digitale” – e oggi come oggi è molto difficile non generare un’eco digitale in ogni cosa che facciamo (a breve anche starnutire in casa propria verrà tracciato… ah no, lo è già, avete forse in casa un Amazon Echo?) – ricade sotto l’ombrello della Cittadinanza Digitale perché sono dati che possono essere utilizzati per profilarci e quindi “venderci” non solo prodotti, ma anche idee (politiche!) e quindi influenzare le nostre scelte e quelle dei nostri governanti.

Quale importanza riveste, per la Cittadinanza Digitale, la Net Neutrality?
È un primo passo, non sufficiente ma sicuramente necessario per cominciare a smontare (per poi rimontare) questa “Internet guasta” che ci portiamo dietro dagli anni ’80 del secolo scorso. I provider di rete non dovrebbero sindacare sul traffico che veicolano, farlo significa “razzismo/elitarismo applicato ai bit” (alcuni bit sono più uguali degli altri). Oltre a elevare al massimo la Net Neutrality andrebbe debellata la “malattia” chiamata Digital Divide (discriminazione della popolazione nella disponibilità di accesso alla rete veloce).

Quali barriere impediscono la libertà della Rete?
Commerciali (e quindi politiche, per lobbying)
I provider, vistisi ridotti gli introiti “a causa” (per merito!) della concorrenza, devono cercare di recuperare monetizzando servizi aggiuntivi come il “traffico incluso” o la prioritizzazione dei flussi (media).

Politiche
I governi tremano all’idea di una rete imperscrutabile (se fortemente crittografata/anonimizzata come noi vorremmo) dove non potrebbero sapere cosa fanno/discutono/scambiano i cittadini.

Comportamentali
“Tutto dovrebbe essere reso il più semplice possibile, ma non più semplice.” (Albert Einstein)

Partendo da questa citazione possiamo osservare che in molti aspetti della vita digitale il cittadino medio ha aspettative inconciliabili di facilità e protezione. Per esempio, per tutelare la privacy abbiamo lo strumento della crittografia. È efficace, ma complesso. Si apre quindi una questione trasversale a vari aspetti: – disponibilità di strumenti tecnici (GPG…) – quadro normativo – cultura di base – mood della società – pigrizia degli utenti – basso spirito critico Noi (divulgatori, propugnatori) possiamo lavorare per rendere più accessibile la complessità dei sistemi informatici, ma anche il cittadino deve fare uno sforzo di comprensione.

In che modo la conoscenza può essere resa accessibile a tutti?

  • Licenze libere (dalla GPL alle Creative Commons) “come se piovesse”, soprattutto per tutta la conoscenza creata spendendo soldi pubblici (esempio eclatante è la RAI, ma anche tutta la P.A. italiana e i dati che genera).
  • Forte alleggerimento delle norme sul copyright, soprattutto sulla sua durata.
  • Divieto di applicazione del DRM (Digital Restriction Management).
  • Eliminazione del concetto di brevetto sul software… ma anche del brevetto in generale che oggi è degenerato in uno strumento di monopolio.

Quale futuro per la Cittadinanza Digitale?
Irto di ostacoli, ma ci possiamo lavorare, tutti. Se il cittadino medio non vorrà prendersi la briga di “metterci le mani” invece di delegare le scelte (a politici/venditori) NON ci sarà futuro.

Se invece vedremo, ma deve succedere presto, un po’ di presa di coscienza e voglia di partecipare alle scelte politico-tecnologiche allora FORSE potremo parlare di Cittadinanza Digitale al presente.

Andrea Trentini, PhD in Informatica, è ricercatore presso il Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Milano dove insegna Cittadinanza Digitale e Tecnocivismo e Sistemi Embedded. Propugnatore del Software Libero e della condivisione della conoscenza. Curioso sulla vita, l’universo e tutto quanto.
Giovanni Biscuolo,
hacker (a sua insaputa) dall’infanzia, oggi è direttore tecnico di un’azienda informatica di Milano dove si occupa di progettazione, sviluppo e supporto di infrastrutture IT on premises e in hosting. Ha scoperto il Software Libero non per caso e da allora non ha mai smesso di chiedersi come riesca a funzionare: nel frattempo qualcosa è riuscito a capire.
Andrea Rossi, da sempre consapevole dell’impatto sociale del digitale è
founder&CEO di un’impresa informatica vincolata al Software Libero e impegnata per la ridecentralizzazione di Internet.

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