“Circe” di Madeline Miller

Circe, Madeline Miller, riassunto, tramaCirce
di Madeline Miller
traduzione di Marinella Magrì
Marsilio Editori

Circe è il secondo romanzo di Madeline Miller. Dopo il mito di Achille, l’autrice vincitrice dell’Orange Prize racconta la storia della maga figlia di Elios. Il racconto si estende per un lungo periodo di tempo, narrando la vita di un’immortale che assiste al susseguirsi di generazioni di eroi e interagisce con alcuni tra i più celebri personaggi del mito. Pubblicato nel 2018 dalla casa editrice statunitense Little, Brown and Company, Circe conferma la capacità della Miller di veicolare la mitologia in forma di romanzo, con una scrittura apprezzata da lettori di tutto il mondo.

Trama

«Nacqui quando ancora non esisteva nome per ciò che ero. Mi chiamarono ninfa, presumendo che sarei stata come mia madre, le zie e le migliaia di cugine. Ultime fra le dee minori, i nostri poteri erano così modesti da garantirci a malapena l’immortalità. Parlavamo ai pesci e coltivavamo fiori, distillavamo la pioggia dalle nubi e il sale dalle onde. Quella parola, ninfa, misurava l’estensione e l’ampiezza del nostro futuro. Nella nostra lingua significa non solo dea, ma sposa

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Circe
  • Miller, Madeline (Autore)

Figlia di Elios e di Perseide, Circe cresce alla corte del padre insieme ai fratelli Eete e Perse e alla sorella Pasifae. Innamoratasi del pescatore Glauco, riesce, con l’uso di fiori sui quali era stato versato il sangue degli dèi, a trasformarlo in un immortale. Quando Glauco la respinge per sposare Scilla, Circe utilizza la propria capacità di trasformazione per tramutare la ninfa in una creatura mostruosa. Zeus, scoperto che la maga e i suoi fratelli hanno il dono della pharmakeia, proibisce a Perseide di avere altri figli con Elios, e esilia Circe presso l’isola di Eea. A lungo costretta alla solitudine, Circe instaura una relazione con il dio Ermes, che cerca rifugio presso la sua isola per nascondersi da Apollo. Il messaggero degli dèi diventa l’unico contatto della maga con il mondo esterno. Diversi sono gli incontri con altri personaggi del mito: Arianna (figlia di Pasifae), Dedalo, Medea (figlia di Eete) e Giasone. Eea diventa un luogo di esilio per le ninfe, che cominciano a popolare l’isola. Quando un gruppo di marinai chiede rifugio a Circe e il capitano la violenta, la maga inizia a trasformare tutti gli uomini che arrivano sull’isola in animali. È questa la sorte degli uomini che viaggiano con Odisseo, che, grazie alla sua astuzia, riesce a non essere trasformato e anzi intreccia una relazione con Circe. Quando Odisseo parte, Circe, incinta, si ritrova ad affrontare il parto da sola, dando alla luce Telegono. Fin dalla nascita, Telegono è preso di mira da Atena, che desidera la sua morte. La dea propone persino la sua protezione alla maga di Eea se questa le consegnerà il neonato. Quando il figlio ormai sedicenne decide di recarsi ad Itaca per conoscere il padre, Circe si procura il veleno di Trigone, in grado di ferire dèi e mortali, per proteggerlo. Il viaggio di Telegono è breve: il ragazzo presto ritorna con Telemaco e Penelope, rivelando di aver ferito a morte Odisseo che, non riconoscendolo, lo aveva aggredito credendolo un ladro. Telemaco e Penelope cercano rifugio presso Eea per sfuggire ad Atena. Quest’ultima offre al primo figlio di Odisseo la sua protezione e la possibilità di fondare una nuova città. Telemaco rifiuta, e la proposta viene accettata da Telegono. Partito il figlio, Circe ottiene dal padre la conclusione del suo esilio e, usando i propri incantesimi, si trasforma in mortale, scegliendo di trascorrere il resto della vita con Telemaco.

Recensione

All’autrice di Circe, che ha conseguito un dottorato in lettere classiche negli Stati Uniti, alla Brown University, va riconosciuto il merito di aver avvicinato la mitologia greca a milioni di lettori, rendendola fruibile con i suoi bestseller. Molti sono gli elementi del mito che Madeline Miller inserisce nel romanzo. È raccontata la storia del Minotauro, di Scilla, di Prometeo, e naturalmente quella di Odisseo. Come dichiarato dall’autrice (in un’intervista per publicbooks.org), gli ultimi capitoli si ispirano alla Telegonia di Eugammone di Cirene.

La narrazione assicura la centralità di Circe in numerose vicende, in un libro che recupera la complessità di uno dei personaggi più affascinanti dell’Odissea. La storia alterna alcuni momenti di immobilità a momenti di incontro – e scontro – con eroi e dèi. D’altronde, il racconto è quello della maga che assiste ai mutamenti del mondo dalla prospettiva della dea in esilio. Dalle descrizioni dei personaggi alle trame che si intrecciano sullo sfondo del romanzo, la profonda conoscenza della mitologia greca si avverte in ogni pagina del libro.

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Uno degli aspetti più interessanti è la scoperta della magia, che spaventa gli dèi dell’Olimpo. I figli di Pasifae e Elios usano ciascuno in modo diverso i propri poteri. Come spiega Eete: “Pharmakeia, così si chiamano queste arti, poiché hanno a che fare con i pharmaka, quelle erbe con il potere di operare mutazioni nel mondo, quelle che spuntano dal sangue degli dèi così come quelle che crescono comunemente sulla terra. Saperne estrarre la potenza è un dono, e non sono il solo a possederlo. A Creta, Pasifae regna grazie ai suoi veleni, e a Babilonia, Perse evoca le anime, reincarnandole. Circe è l’ultima, e ne è la riprova.” La pharmakeia opera secondo regole proprie, sconosciute all’Olimpo. È sempre Eete a notare che: “La magia non può essere insegnata. La scopri da sola, o non la scopri affatto.” La specialità di Circe è la metamorfosi, che la maga adopererà prima per amore e per vendetta, poi per proteggere e trasformare se stessa. Non sono solo gli dèi a poter utilizzare la magia, ma anche i mortali come Medea e Penelope. Quest’ultima, infatti, diventerà la nuova maga di Eea. È la volontà, secondo Circe, la fonte degli incantesimi, non la divinità, non il sangue.

Il racconto di Circe è una storia di solitudine, di soprusi e di autodeterminazione. Fin dalle prime pagine ci viene presentata, prima come ninfa e poi come maga, una creatura che di divino ha ben poco. Un aspetto che esemplifica la diversità della maga rispetto ai suoi simili è la voce. La voce di Circe non è quella di una dea, ma quella di una mortale (“Agli altri non è gradita la mia voce. Mi dicono che assomiglia al grido di un gabbiano”, afferma la protagonista. “Ti hanno detto questo? Non sembri un gabbiano. Hai la voce di un mortale”, le spiegherà Ermes). Nelle vicende narrate si avverte la profonda umanizzazione del personaggio che, inizialmente creatura in balìa dell’arroganza e dei capricci degli dèi, conquista la propria libertà e la propria indipendenza, diventando infine mortale.

Anna Raucci

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