Ciao, Nicola De BlasiProfessor De Blasi, Lei è autore del libro Ciao edito dal Mulino: qual è l’origine di questa che è una delle nostre parole più famose nel mondo?
La parola molto probabilmente deriva dal veneziano sciavo nel significato di ‘schiavo’, una forma che ci riporta ad antichi modi di salutare. Un saluto dello stesso tipo si trova nella formula «servo vostro» o anche in «servo», che nel Novecento talvolta era ancora in circolazione. Con parole di questo tipo una persona che salutava si dichiarava servo o, appunto, “schiavo” del suo interlocutore. Sono saluti che ci riportano ad abitudini nate in ambienti in cui fissavano modalità di comportamento molto formali; è possibile che queste abitudini siano nate tra la metà del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, in diverse parti d’Italia, con parole tra loro molto simili, derivate dal latino sclavus. Questa parola latina inizialmente indicava una persona di origine slava; poi, siccome gli slavi erano impegnati come schiavi, la parola che indicava lo slavo finì con l’indicare anche lo schiavo. Visti i contatti stretti tra Venezia e il mondo slavo, contatti favoriti dall’Adriatico, è possibile che proprio da Venezia abbia avuto inizio la prima diffusione della forma sciavo, che a Venezia era pronunciata s-ciavo. Di certo sappiamo che questa parola usata come saluto si affermò progressivamente, visto che è usata diverse volte nelle commedie veneziane del Settecento, in particolare in alcune opere del commediografo veneziano Carlo Goldoni.

Quando si è affermato l’uso di ciao come saluto?
La fortuna di questo saluto ha conosciuto diverse fasi. Un momento di svolta c’è stato tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Abbiamo detto che la parola in veneziano suonava come s-ciavo. Con la progressiva diffusione forse la pronuncia si è semplificata. All’inizio dell’Ottocento in Lombardia e a Milano troviamo ciavo e ciao: è possibile che proprio a Milano il saluto cominci ad acquistare una sfumatura confidenziale, diventando anche di moda. Di questa novità troviamo le prime testimonianze scritte nel 1818. Perciò, con una leggera forzatura, possiamo dire che ciao compie duecento anni in questo 2018; tuttavia è evidente che il saluto circolava già negli anni precedenti nella comunicazione parlata, prima che qualcuno lo fissasse nella scrittura in una lettera familiare.

A cosa è dovuta la fortuna internazionale della parola?
La fortuna internazionale di ciao, come la vera diffusione generalizzata in italiano, è un fenomeno novecentesco. Nel libro, attraverso episodi diversi e talvolta sorprendenti, sono individuati i segni di una circolazione progressiva. A Milano la parola diventa di moda e proprio come parola di moda è percepita da viaggiatori che cominciano a portarla in giro per l’Italia. A fine Ottocento e nei primi anni del Novecento ha già cominciato a fare concorrenza ad Addio e acquista un tono sempre più confidenziale. Un veicolo decisivo per la circolazione novecentesca del nuovo saluto è rappresentato dalla canzone: pensiamo a Bella ciao degli anni della Seconda guerra mondiale e poi alla canzone Piove che vinse il festival di Sanremo nel 1959: nel ritornello di questa canzone, interpretata da Domenico Modugno e Johnny Dorelli, abbiamo il famosissimo saluto Ciao, ciao bambina … E poi ricordiamo Ciao amore ciao di Luigi Tenco, del 1967, e Ciao di Lucio Dalla che è del 1999, un’epoca in cui il saluto era ormai di uso generale. Nel resto del mondo, insieme con pizza o bravo, il saluto ciao è in fondo un segnale evidente di un’immagine positiva della lingua italiana, dei prodotti italiani e degli stessi italiani.

Quali caratteristiche linguistiche presenta ciao?
La più vistosa caratteristica di ciao non riguarda tanto la veste linguistica in sé, ma in un certo senso il comportamento delle persone. Per tutti noi infatti è evidente che questo saluto si abbina all’uso del Tu. La fortuna definitiva di ciao in italiano va di pari passo con l’affermazione del Tu: non dimentichiamo infatti che fino ai primi anni Sessanta del Novecento le persone parlavano usando in prevalenza il voi e il lei. All’inizio del Novecento i figli molto spesso si rivolgevano ai genitori con il voi. Perfino i giovani, ancora alla metà del secolo, se non c’era confidenza, usavano tra di loro il lei: ce ne rendiamo conto se guardiamo dei film degli anni Cinquanta. Oggi la cosa sembra strana, ma l’affermazione dilagante del tu si compie solo dopo il 1968, un anno che ha segnato una svolta nei rapporti sociali.

Quali mutamenti sta subendo?
Una delle novità più recenti si vede nel fatto che ormai ciao è usato talvolta anche tra persone che non hanno tra loro grande confidenza. Ad un uso sempre più largo si abbinano poi altre novità come riciao o, a Roma, ariciao. E non dimentichiamo ciaone, che è diventato di moda un paio di anni fa. Nel libro segnalo anche una prima sorprendente testimonianza di ciaone che risale alla metà dell’Ottocento. Da diversi punti di vista, insomma, la storia di ciao è esemplare, perché dimostra che la storia di una parola è interessante anche al di là della sua etimologia. Le parole infatti conoscono vicende complesse e talvolta affascinanti, che ci fanno anche conoscere alcuni aspetti poco noti della nostra storia.