Chiesa locale e relazioni di potere nel XV secolo. Sant'Orso d'Aosta tra il 1406 e il 1468, Elena CornioloProf.ssa Elena Corniolo, Lei è autrice del libro Chiesa locale e relazioni di potere nel XV secolo. Sant’Orso d’Aosta tra il 1406 e il 1468 edito da FrancoAngeli: quali diversi modelli di chiesa si confrontarono nello scontro che contrappose i priori di Sant’Orso e i vescovi di Aosta nel corso del XV secolo?
Il XV secolo rappresenta per la diocesi di Aosta un momento di confronto tra un modello di chiesa tradizionale, caratterizzato da ampi margini di autonomia degli enti e delle istituzioni religiose ed ecclesiastiche locali, e un modello di chiesa accentrata, gerarchicamente ordinata al di sotto del presule. Si assiste, nel contesto valdostano al pari delle coeve limitrofe diocesi sia d’oltralpe sia italiane, a un progressivo rafforzamento della figura vescovile, che si manifestò tanto nella regolarizzazione delle visite pastorali e delle sinodi diocesane quanto in una più decisa amministrazione della giustizia e nell’uso sempre più frequente della scomunica. L’aumento del potere dell’ordinario diocesano determinò una frizione con i principali enti religiosi ed ecclesiastici locali, che furono progressivamente privati di alcuni tradizionali privilegi, fonte della loro autonomia gestionale. Tra questi, il priorato di Sant’Orso rappresenta un valido punto d’osservazione, perché protagonista, tra gli anni dei priorati di Antonio di Vallaise (1406-1440), Bonifacio Bordon (1440) e Umberto Anglici (1440-1467/68) di alcuni significativi episodi di scontro con l’autorità vescovile.

Come era organizzata la diocesi di Aosta nei secoli XIV e XV?
Fin dalla fine del IX secolo la diocesi di Aosta faceva parte della provincia ecclesiastica di Tarentasia, insieme con le diocesi di Sion e di Maurienne. Tra la fine del XIV secolo e nel corso di tutto il XV il legame con i territori d’oltralpe si rese evidente nell’origine dei presuli e di parte del clero diocesano e nella mobilità interna ai domini sabaudi dei membri del clero.

Gli Statuti sinodali del 1307, legati alla figura di Emerico I di Quart (vescovo di Aosta dal 1302 al 1313) terminano con un elenco aggiornato delle parrocchie della diocesi aostana. A quest’epoca le chiese parrocchiali erano 63, alcune delle quali di collazione vescovile, altre legate al capitolo cattedrale, altre ancora alle prevosture agostiniane locali, alcune infine dipendenti dai benedettini di Ginevra. Tra il XIV e il XV secolo furono fondate sei nuove parrocchie, mentre altre cambiarono collazione. Questi mutamenti denotano un ampliamento della presenza vescovile nell’alta valle d’Aosta, nei pressi del più importante possedimento temporale vescovile (la valle di Cogne), e un parallelo rafforzamento della presenza dei canonici di Verrès nella bassa valle.

Il consolidamento del potere vescovile nel corso del XV secolo si manifestò anche nel ridimensionamento dei diritti e dei poteri del prevosto e dell’arcidiacono, che fino ad allora, come stabilito da un concordato del 13 febbraio 1299, oltre ad affiancare il vescovo in tutte le operazioni più importanti relative all’amministrazione del territorio diocesano, avevano esercitato su di esso una propria giurisdizione, che garantiva loro il diritto di visita, di ricevere la denuncia di eventuali delitti, di istruire processi e di pronunciare sentenze.

Particolarità del territorio diocesano aostano dei secoli di riferimento è la quasi totale assenza di enti monastici – se si esclude la presenza del priorato di Sant’Elena di Sarre, dipendente dal priorato cluniacense di San Vittore di Ginevra. Ampiamente diffusa era invece la regola di Sant’Agostino, seguita dalle prevosture del Gran San Bernardo e di Verrès, dal priorato di Sant’Orso d’Aosta e dal monastero femminile di Santa Caterina, anch’esso sito in città. A queste istituzioni si aggiungeva il convento francescano, eretto all’interno dell’impianto urbano romano d’Aosta alla metà del XIV secolo.

Quale ruolo rivestiva il priorato di Sant’Orso nella Chiesa aostana?
Per rispondere a questa domanda è necessario risalire indietro nel tempo, alle origini e ai primi secoli di vita di questo ente religioso. Il priorato di Sant’Orso sorge in un’area della città di Aosta sviluppatasi a partire dall’XI secolo al di fuori dell’impianto urbano romano, una zona che si sarebbe caratterizzata per l’alta densità abitativa e per la vivacità della vita lavorativa artigianale. L’area prese il nome di borgo della Porta Sant’Orso e si sviluppò in autonomia dal resto del territorio cittadino. Il priorato di Sant’Orso, da cui dipendeva la chiesa parrocchiale di San Lorenzo, rappresentava il centro della vita religiosa di questo nuovo terziere. Nel 1132 l’introduzione della regola di Sant’Agostino diede avvio alla vita comunitaria intorno al chiostro della collegiata. L’intitolazione a san Pietro, che legava in modo esplicito e diretto la comunità a Roma, passò in secondo piano quando la sopravvivenza della comunità riformata non fu più in pericolo. Poco dopo la riforma i canonici di Sant’Orso dovettero infatti guardarsi dalle ingerenze del capitolo cattedrale, da cui si erano originariamente separati, ma con cui fino al 1152 condivisero il proprio patrimonio (secondo la proporzione di ⅓ ai canonici del borgo e ⅔ a quelli di San Giovanni). Da questo momento i canonici di Sant’Orso avviarono una politica patrimoniale autonoma da qualsiasi ingerenza esterna: dall’analisi della documentazione non si rilevano né ingenti donazioni da parte di privati, tali da legare a sé l’ente religioso, né tentativi da parte dei canonici stessi di stringere rapporti privilegiati con i signori locali. La politica patrimoniale perseguita dal capitolo optò piuttosto per la costruzione di molteplici relazioni con la popolazione locale, soprattutto nelle aree che si trovavano a ridosso del complesso monumentale.

Da Sant’Orso dipendevano alcune parrocchie della diocesi, tra cui, particolarmente importanti per gli sviluppi della storia giurisdizionale dell’ente, quelle di Cogne e di Verrayes. In queste località i canonici del borgo possedevano anche un cospicuo patrimonio fondiario.

Come sancito da una bolla di Gregorio IX del 1227, al capitolo cattedrale e a quello di Sant’Orso spettava il diritto di eleggere il vescovo (anche in questo caso ⅓ dei voti era riservato ai canonici del borgo, ⅔ a quelli di San Giovanni). I due capitoli cittadini fecero l’ultimo tentativo di elezione episcopale, ignorando la riserva pontificia, nel 1376, con la nomina di Giacomo Ferrandini. Nel corso del XV secolo, il rafforzamento del potere papale e, conseguentemente, di quello vescovile determinò l’arrivo nella diocesi di Aosta di molti ecclesiastici e religiosi provenienti d’oltralpe, soprattutto dagli stati sabaudi. Essi entrarono a far parte del capitolo cattedrale e di quelli delle principali prevosture agostiniane, fino ad arrivare a ricoprire i ruoli di prevosto e di ordinario diocesano. Fino al 1440 il priorato di Sant’Orso rimase estraneo a questa circolazione, mantenendo la propria base di reclutamento nel contesto sociale locale.

Qual è l’importanza storica della figura di Umberto Anglici?
Umberto Anglici è stato l’ultimo priore regolare di Sant’Orso, in carica dal 1440 al 1467/68 (non ci sono al momento notizie precise circa la sua rinuncia alla carica in favore del suo successore). Si tratta inoltre del primo priore che ha potuto gestire in autonomia una porzione dei beni dell’ente, in seguito alla divisione della mensa del priore da quella dei canonici, avvenuta nel 1464. Umberto Anglici, però, è stato soprattutto il primo priore di Sant’Orso espressione di una nobiltà d’alto rango non legata al contesto valdostano. Egli, pur eletto dalla comunità (il primo priore commendatario scelto di comune accordo tra Roma e Chambéry sarebbe stato il suo successore), proveniva d’oltralpe e apparteneva a un ramo bastardo della famiglia principesca. Sua madre, Giovanna, era infatti sorellastra, insieme con il più noto Umberto il Bastardo, di Amedeo VIII, figlia di Amedeo VII e di una donna, Francesca di Pietro Arnodi, originaria di Bourg-en-Bresse. La scelta dei canonici ricadde su questo personaggio, che all’epoca della sua nomina a priore di Sant’Orso ricopriva la carica di prevosto della prevostura agostiniana di Sant’Egidio di Verrès, proprio per la sua levatura sociale, oltre che per le sue capacità. La sua elezione rappresentò, a mio avviso, un tentativo di costruzione della chiesa del principe dal basso, attraverso l’accordo tra il duca e la chiesa locale (è necessario a questo proposito ricordare che al momento della nomina di Umberto Anglici la chiesa occidentale stava avviandosi verso il Piccolo Scisma, che avrebbe visto proprio nella figura di Amedeo VIII-Felice V il nuovo pontefice espressione della volontà conciliare).

Quali vicende segnarono l’esplosione e la ricomposizione del conflitto giudiziario e giurisdizionale?
Premetto che per conflitto giudiziario e giurisdizionale si fa riferimento allo scontro, molto acceso, che nel corso del XV secolo contrappose il potere vescovile ai principali enti religiosi ed ecclesiastici locali, impegnati nella difesa della propria autonomia dalle ingerenze esterne (tanto da parte dell’ordinario diocesano quanto dei principali poteri laici, primo tra tutti quello ducale). Il priorato di Sant’Orso visse due fasi di contrasto particolarmente acuto: la prima a ridosso degli anni Venti del Quattrocento, durante il priorato di Antonio di Vallaise, la seconda nel biennio 1463-1464, all’epoca del priorato di Umberto Anglici.

Il primo momento evidente di scontro si registra con la prima visita pastorale compiuta di persona dal vescovo Ogerio Moriset e dal suo seguito, nel 1419. In questa occasione il presule sfruttò la sua ordinaria potestas per entrare all’interno degli spazi amministrativi e gestionali di un ente tradizionalmente refrattario all’autorità dell’ordinario diocesano. Il presule fu favorito in questo dal momento di conflittualità interna al capitolo che stava contrapponendo da qualche tempo i canonici al priore, a causa di differenti progetti circa la gestione economico-patrimoniale dell’ente. Il tentativo di disciplinamento operato dal vescovo fu tuttavia trasformato da Vallaise in un’occasione per ridefinire i contorni del potere giuridico e giurisdizionale dell’ente nei confronti di un potere vescovile in evidente espansione. Non stupisce dunque che pochi anni dopo vescovo e priore si scontrarono in almeno due occasioni per la correzione del parroco di Cogne, canonico di Sant’Orso, ma dipendente dal presule per tutto ciò che concerneva la cura delle anime.

Analogamente, nel biennio 1463-1464 il vescovo Antonio di Prez e il priore Umberto Anglici si scontrarono per la correzione di due canonici: ancora una volta il curato di Cogne e il rettore della cappella di Santa Maria di Freyer di Verrayes. Il conflitto raggiunse in questi anni il suo apice: il 22 maggio 1464, in seguito alla morte del presule, il priore e i canonici di Sant’Orso elessero un vescovo concorrente a quello di nomina papale. La frattura si ricompose solo nel mese di dicembre dello stesso anno, quando il priorato ottenne, presumibilmente in cambio della cassazione della propria elezione, l’approvazione della divisione delle mense. Si risolvevano in questo modo tanto la frattura interna al capitolo quanto quella tra priore e presule.

Elena Corniolo è insegnante di discipline letterarie nella scuola secondaria di secondo grado. Ha conseguito il dottorato di ricerca in storia medievale presso l’Università degli Studi di Torino nel 2018, sotto la guida del professor Luigi Provero, con una tesi dal titolo Chiesa locale e relazioni di potere attorno al priorato di Sant’Orso d’Aosta (1406-1468), di cui il presente libro costituisce una rielaborazione.

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