Chiesa e omosessualità. Un'inchiesta alla luce del magistero di papa Francesco, Luciano MoiaDott. Luciano Moia, Lei è autore del libro Chiesa e omosessualità. Un’inchiesta alla luce del magistero di papa Francesco, edito da San Paolo: cos’è l’omosessualità per la Chiesa di oggi?
L’omosessualità è un concetto astratto, quindi fuori dalla realtà. Sarebbe uno sforzo puramente accademico definire un concetto in cui si intrecciano questioni tutt’altro che pacificate anche sotto l’aspetto scientifico, antropologico, psicologico. Oggi non si parla neppure più di omosessualità al singolare, ma al plurale, per tentare appunto di abbracciare la complessità di una condizione su cui la scienza non trova una posizione univoca. La Chiesa guarda con grande interesse al dibattito scientifico, lo considera importantissimo, ma non modella la sua azione su un’idea astratta di omosessualità. Ha a cuore il benessere psicofisico delle persone reali, di tutte le persone, quindi anche di coloro che hanno un orientamento omosessuale. Papa Francesco nell’Esortazione postsinodale Amoris laetitia, ci ha ricordato che nella Chiesa nessuno può essere discriminato per il proprio orientamento sessuale e che anche le persone che manifestano questa tendenza hanno il diritto di avere dalla Chiesa gli aiuti necessari per scoprire la volontà di Dio nella propria vita.

Come considera la Chiesa le persone omosessuali, i loro sentimenti e la loro esperienza di vita?
L’orientamento sessuale non può definire integralmente una persona. La sessualità è importante, ma non è tutto. Il personalismo cristiano guarda alla meravigliosa e misteriosa complessità dell’uomo e della donna, senza trascurare nessun aspetto della vita fisica, psichica e spirituale. Nell’intervista-prefazione al libro che ho scritto – e che raccoglie le interviste pubblicate sul mensile di Avvenire, “Noi famiglia & vita” dall’ottobre 2018 al settembre 2019 – l’arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Maria Zuppi, spiega che se l’obiettivo di ciascun credente è quello di scoprire la volontà di Dio nella propria vita, bisogna anche considerare che la “pienezza della volontà” di Dio è diversa per ognuno di noi. La Chiesa si sforza di guardare alla persona con lo stesso sguardo di Dio, offrendo a ciascuno strumenti di crescita spirituale e di discernimento specifico. Con questo sguardo tutte le persone, quindi anche quelle omosessuali, “cominceranno a sentirsi, naturalmente, parte della comunità ecclesiale in cammino”. Certo, questo non sempre è accaduto nei confronti delle persone omosessuali. Spesso ha prevalso il sospetto, lo sguardo giudicante, la discriminazione. L’obiettivo del mio libro è proprio quello di raccogliere nuovi spunti e riflessioni per offrire alla pastorale ordinaria delle comunità ecclesiali strumenti più accoglienti e inclusivi.

Quale valutazione morale delle loro scelte esprime oggi la Chiesa?
La Chiesa da sempre distingue tra orientamento e atti. Ora, se il Catechismo della Chiesa cattolica ci dice che gli atti omosessuali sono “intrinsecamente disordinati” – scegliendo un’espressione che fin da subito ha sollevato proteste da parte di decine di teologi e anche di non pochi vescovi – sull’orientamento conforma il giudizio alla consapevolezza che nessuno può scegliere di “diventare” eterosessuale oppure omosessuale. La scienza stessa, che pur offre molti spunti non univoci per approfondire le origini genetiche, cromosomiche e ormonali dell’omosessualità – oltre al dato esperienziale – è concorde nel ritenere che l’orientamento sessuale sia un elemento strutturale della personalità. Ora, di fronte a una persona che non ha scelto di essere omosessuale ma che strutturalmente lo è, possiamo esprimere valutazioni etiche finalizzate a pretendere una rinuncia permanente dei gesti sessuali? La morale riflette su queste considerazioni e da tempo si interroga su come accogliere il positivo che esiste comunque anche in una relazione omosessuale, pur senza stravolgere il paradigma dell’antropologia sessuale cattolica fondato sul valore e sulla bellezza della diversità. Compito difficile e spinoso che maturerà – se deve maturare – nei modi e nei tempi dovuti.

Quali novità ha introdotto il magistero di Papa Francesco sul tema dell’omosessualità?
Dal punto di vista dottrinale, come detto, non c’è alcuna novità. La grande svolta è quella, come detto dell’accoglienza pastorale. Uno sguardo diverso sulla realtà – e soprattutto – sulla fragilità delle persone, di tutte le persone, che mette al primo posto la misericordia e in secondo piano la dottrina, prima l’umanità e poi la legge, la norma, il codice. Papa Francesco ci dice che l’accoglienza pastorale deve partire da uno sguardo benevolo, sorridente, non giudicante. La Chiesa, come ha scritto più volte, non è una dogana che distribuisce timbri e permessi, ma una casa con le porte aperte dove tutti abbiamo il diritto di entrare e di essere accolti. Solo in questo modo tutte le persone che lo desiderano, comprese quelle omosessuali, potranno essere accompagnate nel cammino di fede. Le novità, come si vede, sono più sostanziali che formali. E quindi vanno dritto al cuore delle persone.

Quali iniziative concrete ha adottato la Chiesa per aprire le porte agli omosessuali?
Alcune diocesi hanno dato vita a strutture stabili per l’accompagnamento pastorale, con la nomina anche di un incaricato diocesano. In altre si è preferito non formalizzare questa scelta, lasciando spazio ai gruppi e ai movimenti di omosessuali credenti di continuare con le proprie iniziative. Esistono anche congregazioni e famiglie religiose che hanno fatto di questo apostolato uno dei tratti distintivi del loro impegno per costruire davvero, come dice papa Francesco, “una Chiesa in uscita”. Il cardinale Zuppi, sempre nella prefazione del libro, sostiene che non ci sia bisogno di una pastorale specifica, ma di uno “sguardo specifico” sulle persone che non possono essere divise per categorie. Ognuno, anche se diverso, deve sentirsi parte di una sola famiglia, che è la Chiesa, dove appunto ciascuno è fratello anche nella diversità. In questa prospettiva la diversità di tutti, compresi gli omosessuali, è una ricchezza per la comunità. Altri esperti sostengono invece che, soprattutto in questa fase “pionieristica” ci sia la necessità di una pastorale specifica, attenta ai bisogni e alle sensibilità delle persone omosessuali, proprio per non escluderle, per farle sentire accolte nella loro specificità. In qualche modo è condivisibile sia l’una sia l’altra posizione. Anche su questo aspetto la Chiesa è in cammino, apre il suo cuore ai nuovi bisogni delle persone e scopre giorno dopo giorno che la ricchezza del Vangelo offre risorse inesauribili per tutti gli uomini. Come ha scritto papa Giovanni XXIII nel suo “Giornale dell’anima”, non è il Vangelo che cambia, siamo noi che lo comprendiamo sempre meglio. Credo che questa verità possa essere estesa anche al grande tema dell’accoglienza pastorale per le persone omosessuali.

Luciano Moia è caporedattore del mensile di Avvenire dedicato alla famiglia, Noi famiglia & vita. Ha scritto una ventina di saggi, tra cui: Famiglia, morale, bioetica con il cardinale Dionigi Tettamanzi (Piemme, 1999); Figli televisivi? (San Paolo, 2001); Crescere insieme. Genitori e figli adolescenti alla scoperta dell’età adulta (Elledici, 2002); Il metodo per amare. Un’inchiesta, L’Humanae vitae cinquant’anni dopo (San Paolo, 2018).

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