Il rapporto tra Chiesa cattolica e Nazione ĆØ molto complicato perchĆ© vede la contrapposizione tra istanze nazionali e nazionalistiche, quindi particolari, e unāentitĆ che rivendica un profilo universale, più ancora che internazionale. Il volume che ho curato con il professor Bellabarba (UniversitĆ di Trento) si propone di indagare i casi delle cosiddette province irredente: il Trentino, il Sudtirolo-Alto Adige, la Venezia Giulia. Abbiamo deciso di prendere in considerazione il lungo e travagliato periodo tra la fine dellāOttocento e la Seconda Guerra Mondiale: un periodo profondamente segnato dalle tensioni nazionali, molto forti in un impero multinazionale come quello asburgico. La dissoluzione dellāimpero allāindomani della Prima Guerra Mondiale e lāaffermazione del principio di autodeterminazione dei popoli wilsoniano diedero il via a una fase di transizione profonda che investƬ in primo luogo proprio quei territori che vennero accorpati dallāItalia. Le province annesse non erano però omogenee dal punto di vista nazionale, se il Trentino e lāAlto Adige erano infatti divisi linguisticamente in maniera abbastanza netta, con una piccola zona mistilingue, la Venezia Giulia vedeva la convivenza di italiani, tedeschi e slavi, questi ultimi inoltre considerati culturalmente inferiori. Le difficoltĆ di quella transizione offrirono terreno fertile per nuove rivendicazioni nazionali e istanze di italianizzazione forzata dei fascisti, che, giunti al potere, portarono avanti politiche brutali di snazionalizzazione. Quello stesso periodo fu poi fondamentale anche per la Santa Sede, che, con la Questione Romana ancora aperta, cercava di affermarsi sulla scena internazionale con un nuovo ruolo di leader universale.I contributi raccolti nel volume si propongono però anche di mostrare quanto la questione nazionale, sebbene fondamentale, fosse solamente uno di molti nodi allāinterno di situazioni molto complesse e quanto sia quindi importante evitare di appiattirle ad un solo fenomeno. Da parte delle gerarchie ecclesiastiche locali erano presenti molte altre preoccupazioni che spesso si intrecciavano con quella nazionale, nel tentativo di difendere i privilegi della Chiesa minacciati dalla modernitĆ e con lāannessione allāItalia anche da un ordinamento non certo favorevole quanto quello asburgico. Le rivendicazioni linguistiche delle minoranze ad esempio, presenti sia da parte italiana e slava prima dellāannessione, che da parte tedesca e slava dopo il 1918, erano strettamente legate alla questione dellāeducazione dei giovani, tema cruciale per la Chiesa cattolica anche a prescindere dalle istanze nazionali e che infatti sotto il regime fascista tornerĆ alla ribalta nella difesa dellāattivitĆ dellāAzione Cattolica.
In che modo la Santa Sede affrontò il fenomeno del nazionalismo tra le due guerre mondiali?
Molto ĆØ stato scritto sulla posizione della Santa Sede di fronte al nazionalismo tra le due guerre mondiali e ai totalitarismi che ne scaturirono. Nel nostro volume questa tematica ĆØ stata affrontata approfondendo un caso di studio caratterizzato da una storia complessa sia dal punto di vista nazionale sia da quello religioso. La questione nazionale era infatti giĆ molto importante nel corso dellāOttocento con le richieste di maggiore autonomia allāinterno di una cornice multinazionale come quella dellāImpero asburgico, dove giĆ si intrecciava alla religione (su questo di vedano i saggi di Andreas Gottsmann e Oliver Panichi). La transizione allāItalia segnò una forte discontinuitĆ da entrambi i punti di vista: la minoranza italiana si trovò a essere parte della maggioranza, ma soprattutto dal punto di vista religioso si passò da una grande potenza cattolica allo stato che teneva il Papa prigioniero in Vaticano. Per quanto riguarda il caso di studi specifico non ĆØ poi da dimenticare lāimpatto delle politiche italianizzanti del fascismo sui confini, specialmente quello orientale.
La posizione della Santa Sede di fronte al nazionalismo, affrontata nel volume da Raffaella Perin, non può prescindere infine dallāesperienza del Pontefice, Pio XI, che era stato nunzio in Polonia e giĆ si era trovato a confrontarsi con istanze nazionaliste.
Nel volume assume particolare rilevanza la figura di Celestino Endrici: quale concezione caratterizzò lāidea di Patria, nazione e Stato nelle riflessioni e nellāazione del mondo cattolico trentino durante il suo episcopato?
Il volume raccoglie gli interventi di un convegno organizzato allāUniversitĆ degli Studi di Trento nel marzo 2019 in occasione della chiusura del mio percorso di dottorato, il cui oggetto era una ricerca appunto su monsignor Celestino Endrici, vescovo di Trento dal 1904 al 1940. Il prelato trentino fu nominato secondo le norme asburgiche dallāimperatore e, in quella sede, valutato anche per la sua lealtĆ vista la rilevanza della questione nazionale in quegli anni, era anche il periodo degli scontri sullāuniversitĆ italiana a Innsbruck. Durante la Prima Guerra Mondiale però fu dapprima confinato in una sua residenza nei pressi di Trento e successivamente in unāabbazia cistercense vicino a Vienna proprio perchĆ© si metteva in dubbio la sua fedeltĆ allāImperatore, a causa soprattutto della fredda reazione allāentrata in guerra. Nonostante le molte pressioni egli non rassegnò le dimissioni e nel 1918 tornò in sede, presentandosi quindi come il martire dellāitalianitĆ del Trentino. Nella realtĆ però la questione nazionale per Endrici era molto più complessa e lāutilizzo che fece delle sue benemerenze fu soprattutto strumentale per ritagliarsi un ruolo di primo piano nella definizione degli assetti legislativi e sociali nel Trentino del primo dopoguerra con il passaggio allāItalia, nel tentativo di difendere i molti privilegi goduti dalla chiesa sotto il dominio asburgico. Come sottolineo nel mio saggio e come emerge chiaramente anche dai contributi di Paolo Pombeni, Armando Vadagnini e Severino Vareschi, Endrici fin dallāinizio del suo episcopato si fece promotore della difesa della cultura italiana in Trentino, ma senza mai invero mettere in dubbio il legame con la corona austriaca. La rivendicazione era piuttosto quella di unāautonomia amministrativa, che era poi anche parte della tradizione trentina. Questa richiesta di autonomia sarĆ poi accolta dal popolarismo, in particolare nella figura di De Gasperi. Endrici fu infatti il cuore del mondo cattolico trentino, a cui partecipò attivamente prima della sua nomina vescovile e a cui diede forte slancio da dietro le quinte.
In quanto vescovo, e dal 1929 arcivescovo, con molta esperienza nella gestione di una grande e variegata diocesi come quella trentina, Endrici emerse anche come uno dei punti di riferimento nellāambito episcopale delle Tre Venezie, svolgendo un ruolo di intermediario e promotore di iniziative a livello della conferenza episcopale. Mantenne infatti legami con gli altri vescovi delle diocesi irredente, soprattutto Francesco Borgia Sedej, arcivescovo di Gorizia, promuovendo anche un incontro tra loro nel 1921 a Venezia.
Quale posizione assunse la Santa Sede riguardo ai diritti religiosi delle minoranze nazionali ai nuovi confini dāItalia?
Dopo la Prima Guerra Mondiale il Regno dāItalia annesse alcuni territori fino ad allora sottoposti alla corona asburgica: il Trentino e lāAlto Adige (fino al passo del Brennero) e la Venezia Giulia. Per la prima volta nella sua storia si dovette quindi confrontare con la presenza allāinterno del territorio nazionale di minoranze linguistiche di una certa rilevanza. In aggiunta questi territori, in particolare il Trentino, vedevano un ruolo sociale molto attivo anche politicamente della Chiesa Cattolica, che in Italia era inibito dal perdurare della Questione romana.
La chiesa, con in prima linea gli episcopati locali, fu quindi molto attiva nella difesa dei propri privilegi, che molto spesso si allineavano con la difesa delle minoranze. Lāesempio principale in questo senso ĆØ senzāaltro quello dellāeducazione religiosa nelle scuole. Nella diocesi di Trento, che comprendeva allāepoca anche la maggioranza dellāAlto Adige, lāinsegnamento era affidato a religiosi, che nellāarea di Bolzano erano di lingua tedesca. LāobbligatorietĆ dellāutilizzo dellāitaliano fu una delle ragioni dellāallontanamento di molti sacerdoti dalle scuole e quindi, dalla prospettiva della curia trentina, di un forte ridimensionamento dellāinsegnamento religioso ai bambini, che non avrebbe potuto essere trasmesso altrettanto efficacemente dai laici. Anche nella Venezia Giulia la questione linguistica era profondamente legata alla presenza nella societĆ della Chiesa, visto che la popolazione slava era tendenzialmente più religiosa di quella italiana.
La Santa Sede agiva nellāambito della questione nazionale su più livelli in base alla migliore strategia per le contingenze politiche. Se infatti nel primo dopoguerra le attivitĆ in questo senso vennero svolte principalmente dagli ordinari, in particolare Endrici e Borgia Sedej (Arcivescovo di Gorizia), con lāavvento del fascismo e il crescere delle tensioni con il regime si privilegiò un controllo più centralizzato. Come descritto da Daiana Menti nel suo saggio, un ruolo importante fu svolto dal gesuita padre Pietro Tacchi Venturi, il maggiore mediatore tra Vaticano e regime sia prima che dopo la stipula dei Patti lateranensi del 1929.
Camilla Tenaglia collabora con lāIstituto Storico Italo-Germanico (FBK) in Trento dal 2015. Si occupa di storia della Chiesa in etĆ contemporanea e storia del Trentino. Si ĆØ addottorata presso lāUniversitĆ di Trento con una tesi dal titolo Celestino Endrici: un Principe Vescovo in Italia 1918-1940. Ha pubblicato il saggio Ā«Da cardinale volante a Papa internazionale: Pacelli sul trono di PietroĀ», nel volume a cura di Bernardini e CorneliĆen La medialitĆ della storia. Nuovi studi sulla rappresentazione della politica e della societĆ (Il Mulino 2019).




