“Chiesa, chiese, movimenti religiosi” di Roberto Rusconi, Glauco Maria Cantarella e Valeria Polonio

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Chiesa, chiese, movimenti religiosi, Roberto Rusconi, Glauco Maria Cantarella, Valeria PolonioProf. Roberto Rusconi, Lei è autore con Glauco Maria Cantarella e Valeria Polonio del libro Chiesa, chiese, movimenti religiosi edito da Laterza: in che modo il Medioevo ha plasmato le strutture istituzionali della Chiesa?
In un arco di quasi dieci secoli hanno preso gradualmente forma le istituzioni della Chiesa romana, che nel tempo si è differenziata sia dalle Chiese greco-slave del Vicino Oriente sia dalle Chiese uscite dalla Riforma a partire dalla prima metà del ‘500.

Intorno al secolo XI inizia il processo che esalta il ruolo del vescovo di Roma, in quanto papa collocato al vertice delle istituzioni ecclesiastiche. Allora il ruolo dei cardinali, in precedenza limitato alle celebrazioni liturgiche, assume risvolti politici. Dagli inizi del secolo XIII il papato si riserva in maniera esclusiva il riconoscimento ufficiale della santità. Alla curia romana sono riservate competenze sottratte ai vescovi, ad esempio in materia di validità dei matrimoni e di scioglimento dalle scomuniche, abbastanza frequenti.

Si tratta di processi che avranno ulteriori sviluppi nella prima età moderna e in età contemporanea, quando si rielaborerà quella prassi medievale.

Quali sono le origini dello Stato della Chiesa?
Tra l’VIII secolo e il IX secolo il papato romano attua una progressiva presa di distanza dalle pretese di controllo da parte degli imperatori di Bisanzio, residuo della prassi imperiale romana, e cerca di contenere la pressione dei Longobardi nella penisola. Instaurata un’alleanza con i sovrani francesi, mette in circolazione un documento apocrifo, la c.d. Donazione di Costantino. Attribuita all’imperatore che si era convertito agli inizi del IV secolo al cristianesimo, vi si elencava una serie di proprietà territoriali, cui fu attribuita la denominazione di Patrimonium sancti Petri. Il riferimento all’apostolo ne inibiva la cessione.

Nel secolo XIII si configurò un apogeo del papato medievale, che però soccombette al potere della monarchia francese: addirittura la sua sede fu spostata ad Avignone, nel sud della Francia. Una volta superata la crisi provocata da uno scisma nell’Occidente europeo, durato quasi quattro decenni, il papato riprese il dominio sui suoi territori dell’Italia centrale. Dall’età del Rinascimento, alla fine del medioevo, inizia la storia di uno Stato della Chiesa che durerà sino alla breccia di Porta Pia nel 1870.

Quali vicende hanno maggiormente segnato i rapporti tra la Chiesa romana e l’impero?
Sin dai primi secoli dell’era cristiana si instaura un profondo intreccio tra istituzioni ecclesiastiche e istituzioni imperiali. Nell’Oriente greco-slavo i sovrani sono a capo della Chiesa: Costantino convoca nel 325 a Nicea, non lontano dalla sua capitale, il primo concilio ecumenico. A Roma il vescovo-papa cerca di liberarsi da una tutela ritenuta ingombrante, appoggiandosi dapprima alla dinastia francese dei carolingi. Lo smembramento dell’impero dei Franchi apre la strada al “secolo di ferro” del papato medievale, il secolo X: quando l’istituzione ecclesiastica cade in balia dei feudatari romani. Agli inizi del secolo XI l’impero risorge in Occidente come impero germanico: i sovrani impongono loro candidati al vertice del papato romano.

Nel frattempo alcuni ambienti monastici riformatori ritengono troppo ingombrante quella tutela e agiscono per contrastarla, lanciando due slogan: il ritorno alla ecclesiae primitivae forma e l’avvio di una lotta per la libertas ecclesiae. Nella sostanza saranno le istanze del papato romano a prevalere.

Non diversamente nei secoli XIII e XIV la monarchia francese cercherà di imporre il proprio controllo sul papato romano e sulla chiesa occidentale. Dopo il periodo trascorso dal papato ad Avignone (1309-1377) e lo scisma ecclesiastico (1378-1417) la sede romana si affrancherà in maniera definitiva da quel genere di tutele.

Quale importanza riveste la figura di Gregorio VII?
Quando fu eletto papa nel 1073, il monaco Ildebrando di Soana assunse il nome programmatico di Gregorio: evidente era il carattere simbolico assunto dalla scelta dal primo papa di tal nome, Gregorio Magno (590-604). Ildebrando era un esponente di punta di un gruppo di ecclesiastici, i quali puntavano a una riforma della Chiesa con caratteri profondamente diversi dalla riforma imperiale, propugnata dai sovrani tedeschi e dai loro vescovi. Prevedendo che in quell’altra prospettiva si sarebbe creato un intreccio, che avrebbe dissolto nel sistema feudale le istituzioni ecclesiastiche, essi intrapresero una lotta vittoriosa per la libertas ecclesiae. Al termine dello scontro, che ebbe al centro il controllo delle investiture nelle cariche episcopali, i riformatori monastici riuscirono a configurare le istituzioni ecclesiastiche in maniera del tutto autonoma e indipendente rispetto alle altre istituzioni della società (in tale contesto si affermava la prescrizione del celibato sacerdotale: in tal modo nessuno avrebbe potuto ereditare i beni della Chiesa). Si trattava di una trasformazione che apriva alla Chiesa un percorse secolare giunto fino a questi giorni.

Senza dubbio le sue vicende personali hanno esasperato la percezione della figura di Gregorio VII: dalla scomunica di Enrico IV e dalla sua umiliazione a Canossa alla morte in esilio a Salerno 1085. Soltanto nel 1606 papa Paolo V proclamò la santità di quel papa, avversato dagli Stati cattolici perché ritenuto il maggiore esponente di un potere teocratico.

Quali caratteri assunse il monachesimo nel Medioevo italico?
Le esperienze monastiche, che furono praticate nel Vicino Oriente mediterraneo sin dai primi tempi del cristianesimo, furono prevalentemente basate su una prassi individuale. In Occidente pervenne la loro narrazione agiografica con il testo delle Vite dei santi padri. Peraltro sin dagli inizi prevalse tra i monaci in Italia una forma di vita cenobitica, vale a dire di vita in comune. A modello furono assunti Benedetto da Norcia e il suo monastero di Montecassino, soprattutto grazie al racconto dei Dialogi di papa Gregorio Magno (m.604). L’ordo sancti Benedicti, che però non diede vita a un’istituzione centralizzata, fu diffuso in tutta l’Europa occidentale dai legislatori carolingi, agli inizi del IX secolo, ad opera di Benedetto di Aniane. Al tempo della lotta per la libertas ecclesiae risale la creazione di veri e propri Ordini monastici di matrice benedettina, a partire da Cluny in Borgogna e da Vallobrosa e Camaldoli in Toscana.

Quali forme aveva la vita religiosa nel tardo Medioevo?
La presenza a Roma del vertice della Chiesa occidentale conferì alla vita religiosa nella penisola alcune caratteristiche peculiari. Anche se il monachesimo cenobitico continuò a prosperare, proprio in Italia, e proprio per il ruolo esercitato in merito dal papato, presero forma i nuovi Ordini mendicanti: dapprima francescani (frati Minori) e i domenicani (frati Predicatori), e sulle loro orme eremiti agostiniani, frati servi di Maria, carmelitani. Essi dilagarono per tutta Europa. Questi nuovi Ordini assunsero una sorta di monopolio nel ministero pastorale, predicando ai fedeli nella loro lingua e ascoltandone le confessioni. Organizzarono anche associazioni di devoti, le confraternite.

Ovviamente di tratta di orientamenti che non si limitarono alla penisola italiana e alle isole, ma che si affermarono ampiamente anche Oltralpe. Nei secoli dell’alto medioevo e del medioevo centrale, sino al secolo XII, l’adesione al cristianesimo e l’inserimento nelle istituzioni ecclesiastiche si esprimevano soprattutto a livello comportamentale: si battezzavano i nuovi nati, si frequentavano le chiese, si seppellivano morti. Nei secoli successivi l’appartenenza al cristianesimo divenne un problema di credenze ortodosse, cui era giocoforza aderire: coloro che non lo facevano, erano ricacciati nell’eresia e perseguitati dall’inquisizione papale – non a caso affidata in particolare ai frati dei nuovi Ordini.

È in quest’epoca che prende forma l’attesa del ‘papa angelico’: come si sviluppò tale credenza?
L’accentramento dei poteri nelle mani del romano pontefice, che raggiunse l’acme nel corso del secolo XIII, da Innocenzo III a Bonifacio VIII, indusse a rivolgere nei suoi confronti le aspettative di una reformatio in capite di un’istituzione ecclesiastica, che taluni ambienti ritenevano impellente. Questo atteggiamento prese la forma dell’attesa di un “papa angelico”, vale a dire un pontefice di designazione soprannaturale: il cui regno veniva ricollegato anche a un’attesa della fine dei tempi. Il processo si coagulò dopo la rinuncia di Celestino V nel 1294, con la difficile elezione di un successore di Bonifacio VIII nel 1304, durante il periodo della sede papale ad Avignone e durante lo scisma d’Occidente. Contrariamente a quanto talora si pensa, tale attesa, coltivata da ambienti ecclesiastici alquanto ristretti, non era ostile al papato, bensì rivolta a suo favore. Durata fino ai primi decenni del ‘500, quando invece Martin Lutero volle vedere nel papato romano l’incarnazione storica dell’Anticristo, la figura di un “papa angelico” in seguito sopravvisse soltanto come una credenza esoterica (che peraltro ebbe una notevole reviviscenza, recuperando testi delle antiche profezie ed elaborandone di nuove, quando nell’800 si ebbe la dissoluzione dello Stato papale).

Roberto Rusconi ha insegnato Storia del Cristianesimo e delle Chiese presso l’Università Roma Tre. Si è occupato di storia dei movimenti religiosi e delle istituzioni ecclesiastiche in epoca medievale e di storia del papato. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Immagini dei predicatori e della predicazione in Italia alla fine del Medioevo (Fondazione Centro italiano di studi sull’alto Medioevo, 2016).

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