Chi (non) l’ha detto. Dizionario delle citazioni sbagliate, Stefano LorenzettoStefano Lorenzetto, lei è autore del libro Chi (non) l’ha detto. Dizionario delle citazioni sbagliate edito da Marsilio. Il “citazionismo” è la versione moderna dell’«Ipse dixit» medievale?
Pare che anche l’«ipse dixit» fosse un’espressione riferita nel Medioevo ad Aristotele, ma che in origine riguardava invece Pitagora, quindi siamo sicuramente nei paraggi. Come scrivo nell’introduzione, il citazionismo rappresenta l’eccipiente più usato nella fabbrica del pensiero, un esaltatore di sapidità simile al glutammato di sodio, un servo di cucina indispensabile quanto il prezzemolo, un ingrediente paragonabile ai cosiddetti aromi naturali, di cui nessuno peraltro sa come si ottengano, utilizzati dall’industria alimentare. Con l’aggravante che oggi, grazie alla tecnologia, i mezzi per scovare le fonti delle citazioni sarebbero accessibili a chiunque, ma nessuno sembra avere il tempo o la voglia di farlo. Persino il ministero per i Beni culturali, in occasione della Giornata internazionale della donna 2017, ha riportato sul suo sito una citazione attribuita a William Shakespeare, «In piedi Signori, davanti a una Donna», che non compare in nessuna delle opere del Bardo. In compenso l’hanno utilizzata a sproposito anche i cantanti Roby Facchinetti dei Pooh e Riccardo Fogli, il nuotatore Filippo Magnini, una mezza dozzina di sindaci, l’Automobile club e persino la Conferenza episcopale italiana.

Come nascono le attribuzioni errate di frasi e aforismi?
All’origine di ogni citazione sbagliata c’è la trasandatezza: se la citazione sembra credibile e nessuno si preoccupa di verificarne l’origine, diventa vera.  Internet ha sicuramente contribuito al fenomeno, dando la parola a chi non ha nulla da dire. È inevitabile che chi non ha nulla da dire parli per sentito dire.

Quali sono, a suo avviso, le citazioni sbagliate più diffuse e popolari?
Una delle battute più celebri di Giulio Andreotti, «A pensar male si fa peccato, ma spesso s’indovina», non è stata coniata dal Divo, come lui stesso ammise in più occasioni. Andreotti disse di averla sentita pronunciare nel 1939 all’Università Lateranese dal cardinale Francesco Marchetti Selvaggiani, vicario generale del Papa per la diocesi di Roma. Indro Montanelli sul “Giornale” non scrisse mai «Turatevi il naso ma votate Dc», una frase che peraltro non era sua bensì di Gaetano Salvemini, anzi, secondo Giorgio Vecchiato, classe 1925, un giornalista suo amico, di Adolf Hitler. Eppure gli storici la riportano nei libri addirittura citando falsamente la data di pubblicazione e il titolo dell’editoriale in cui non è mai apparsa. 

Le sue analisi si spingono anche in ambito biblico: Cristo non disse mai, ad esempio, «Lazzaro, alzati e cammina!». Come si diffuse tale citazione?
Gesù era molto legato a Lazzaro di Betania, l’unica persona per la quale il Nazareno pianse, stando ai Vangeli. In quello di Giovanni, si narra che Gesù decide di andare a Betania per svegliare l’amico dal sonno profondo della morte: «Quando giunsero a Betania, Lazzaro era già morto da quattro giorni. Il Signore ordinò che fosse rimossa la pietra del sepolcro e «gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”» (Giovanni, 11, 43-44). La risurrezione di Lazzaro viene spesso confusa con un altro episodio narrato nei Vangeli, Gesù che guarisce un paralitico a Cafarnao, pronunciando il fatidico «Alzati e cammina».

Quali altri esempi di falsi detti e citazioni errate raccoglie nel suo libro?
Tutti quelli che sono riuscito a condensare in 396 pagine. Ma avrei potuto scriverne il triplo. Fra questi, l’«Eppur si muove!», attribuito a Galileo Galilei durante il processo davanti all’Inquisizione del 22 giugno 1633, in cui abiurò alle sue teorie eliocentriche. In realtà è considerata una frase apocrifa dal professor Antonio Favaro, profondo conoscitore di ogni aspetto della vita di Galileo. La famosa replica di Sherlock Holmes «Elementare, Watson!», che però non comparve mai sulle pagine scritte da Arthur Conan Doyle. La massima «Non condivido quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo», che non venne mai scritta né pronunciata dal filosofo Voltaire, ma che compare nel libro The friends of Voltaire dell’autrice britannica Evelyn Beatrice Hall. «Se non hanno più pane, che mangino brioche», messa in conto a Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI, la quale si sarebbe limitata invece a citare un passo delle “Confessioni” di Jean-Jacques Rousseau.

Come possiamo difenderci dalle citazioni sbagliate?
Innanzitutto imparando a diffidare delle cose dette e ripetute: il primo campanello d’allarme dev’essere proprio il fatto che siano così largamente diffuse. In secondo luogo, smettendo a nostra volta di scrivere o di riferire citazioni altisonanti senza averne prima verificato la fonte. Se poi la fonte è il Web, sempre tenere presente la massima enunciata da Artur Bloch in “La legge di Murphy”, che ho scelto come esergo di “Chi (non) l’ha detto”: «Qualsiasi citazione trovata due volte su Internet avrà due diverse formulazioni, due diverse fonti o entrambe le cose. Corollario: se l’enunciazione e la fonte sono coerenti in due siti, allora saranno entrambi sbagliati».

Stefano Lorenzetto (Verona, 1956) scrive per “Corriere della Sera”, “Arbiter” e “L’Arena”. È consigliere dell’editore in Marsilio e collaboratore dello “Zingarelli” per la segnalazione di nuove voci e accezioni. Ha ricoperto incarichi di responsabilità in tre quotidiani, firmato su una cinquantina di testate, pubblicato una ventina di libri, vinto i premi Estense, Saint-Vincent e Biagio Agnes. Come autore televisivo ha realizzato “Internet café” per la Rai. Cinque volte nel “Guinness world records per le sue interviste”.