Che cos'è un rebus, Emanuele MiolaDott. Emanuele Miola, Lei è autore del libro Che cos’è un rebus edito da Carocci: quando e come gli esseri umani hanno cominciato ad associare parole e immagini?
Si potrebbe dire che l’associazione tra parola e immagine è stata fin da subito profondamente legata all’atto dello scrivere così come lo intendiamo noi oggi. Semplificando molto, gli esseri umani hanno infatti iniziato a dare forma scritta alle loro frasi in prima battuta disegnandole attraverso i cosiddetti semasiogrammi, figure e segni che non erano collegati a una pronuncia precisa e quindi, in fondo, nemmeno a una lingua precisa. In seguito, tutte le civiltà che conosciamo che hanno sviluppato un sistema di scrittura da zero, cioè senza prenderlo in prestito da altri popoli, hanno usato quelle figure e quei segni per rappresentare parole di frasi della loro lingua e quindi il modo in cui quelle parole erano effettivamente pronunciate: il disegno di un piede indicava ‘piede’ o anche ‘andare’ o ‘camminare’ nonché il modo in cui queste parole erano dette. A questo punto, diventò possibile usare uno stesso segno per indicare parole che avevano significati ben diversi tra loro, ma pronuncia uguale o molto simile. Più tardi, questo stesso principio venne applicato per scrivere parole che suonavano come la fusione di altre due parole più brevi: per esempio in egiziano antico rm (pronunciato rèm) ‘pesce’ veniva scritto giustapponendo il simbolo per ‘bocca’ (la cui parte consonantica corrispondeva a r) e quello per ‘gufo’ (m). È un po’ come se noi usassimo le due emoji ? ? per dire ‘remare’, cioè ‘re+mare’. Questo, tecnicamente, si chiama principio del rebus.

In che modo sono costruiti i rebus moderni?
I rebus che si trovano oggi sulle riviste di enigmistica rispettano grosso modo il principio che abbiamo appena detto, ma il più delle volte frappongono tra le figure delle lettere dell’alfabeto. Non è facile, infatti, costruire espressioni o frasi di senso compiuto solo concatenando parole differenti. In alcuni casi ci si riesce, per esempio: fan+teca+vallo+ere = ‘fante, cavallo e re’. Nella maggior parte dei casi mettere prima oppure dopo ciascuna figura qualche lettera aiuta: squali+F+I+capesante = ‘squalifica pesante’.

Oggi, poi, gli enigmisti non mettono più le figure e le lettere una dietro l’altra su uno stesso rigo di testo, come nei geroglifici o nell’esempio con le due emoji che abbiamo visto poco fa. Il rebus moderno è un gioco composto di una o più vignette nelle quali alcuni personaggi o alcune cose, le chiavi del rebus, possono essere contrassegnati da lettere, o più di rado da altri elementi tipografici, che nel gergo dell’enigmistica sono detti grafemi. Il solutore in genere è aiutato solo da una sequenza di numeri (il diagramma) che indica le lettere di cui è composta ciascuna parola della soluzione ed è chiamato a osservare l’illustrazione verbalizzando ciò che vi accade o dandone un’interpretazione, sapendo che i grafemi attirano l’attenzione sugli elementi della vignetta che sono da considerare rilevanti e che, dal punto di vista linguistico, si compartano o da pronomi o da aggettivi dimostrativi. Salvo casi eccezionali, i grafemi sono posizionati da sinistra a destra nell’immagine secondo l’ordine con cui compaiono nella descrizione a parole di quello che si vede, cioè nella cosiddetta prima lettura del rebus. Il gioco è risolto correttamente se, una volta rimodellata la stringa di lettere della prima lettura secondo i numeri del diagramma, si arriva a una frase risolutiva (o seconda lettura) che corrisponde a una frase sentenziosa enunciante una verità assoluta, a una massima, a un consiglio o a un proverbio, oppure a una frase fatta o a un’espressione comune nella nostra lingua.

Per maggior chiarezza, si può vedere l’esempio che segue, di Snoopy:

Rebus 1 (da “Il rebus moderno nell’enigmistica classica”)
Frase risolutiva: 3 7 3 6

La prima lettura coinvolge tre cereali, che possiamo riconoscere anche aiutandoci con le scritte che il disegnatore ha apposto nella vignetta. Sappiamo inoltre che i grafemi e le chiavi che questi indicano devono essere disposti da sinistra a destra secondo l’ordine con cui i grafemi compaiono nel disegno. Avremo quindi prima i grafemi OR che contrassegnano il mais, poi SI che segna il riso e infine LE che segna l’avena. Provando a disporre i grafemi prima o dopo la loro chiave in modo che formino una seconda lettura di senso compiuto e rispettosa del diagramma, arriveremo prima o poi alla disposizione mais OR; riso SI; avena LE (in questo caso tutti i grafemi seguono la chiave che indicano!) e quindi alla frase risolutiva sentenziosa mai sorriso sia venale.

Seguendo i canoni di gusto sviluppati dalla metà del Novecento, specialmente grazie ai redattori e agli illustratori della “Settimana Enigmistica”, in questo gioco le chiavi sono inserite in una vignetta il più possibile coerente. Inoltre, in questo come negli altri rebus che oggi vanno per la maggiore, i grafemi consecutivi non possono, in genere, essere più di tre. Le tre brevi parti di cui è fatta la prima lettura sono composte da un nome più i grafemi, ma è possibile trattare queste parti come tre frasi nelle quali il verbo essere viene sottinteso (mais [è] OR; riso [è] SI…). Rebus così sono chiamati di denominazione, perché per risolverli basta nominare correttamente ciò che è contrassegnato dai grafemi.

Dagli appassionati sono poi particolarmente apprezzati i cosiddetti rebus dinamici (detti anche di relazione), in cui le chiavi e i relativi grafemi descrivono l’azione che si vede nella vignetta e i personaggi coinvolti. In questi giochi le voci verbali non sono dunque sottintese, anzi sono importantissime per trovare la giusta prima lettura, e il solutore deve prestare attenzione anche alle relazioni che intercorrono tra gli elementi con i grafemi. Due begli esempi di questo tipo sono illustrati qui sotto:

Rebus 2 (da “Leonardo”)
Frase risolutiva: 5 3 7

Rebus 3 (da “La Sibilla”)
Frase risolutiva: 8 9

Nel rebus a sinistra, il signor MER sta cambiando il luogo dove si incontrerà con gli amici per mangiare e fare il veglione di capodanno: quindi MER cenone sposta, così da avere come seconda lettura la frase merce non esposta.

Nel rebus numero 3, di Giancarlo Brighenti (Briga), che è considerato il vero padre del rebus come lo conosciamo oggi, il solutore deve intuire che il filtro, TI, fa sì che la sigaretta TO nuoccia almeno un po’ meno al fumatore, quindi con TI nuoce di men TO ovvero, considerando il diagramma della seconda lettura, continuo cedimento. In quest’ultimo gioco TI e TO sostituiscono completamente gli elementi che contrassegnano, fungendo da veri e propri pronomi.

Gli esempi che ho mostrato sono solo alcuni tra i più belli concepiti dai rebussisti negli ultimi 40 anni.

Cos’hanno i rebus di interessante dal punto di vista linguistico?
Come abbiamo visto con gli esempi, per risolvere i rebus dinamici bisogna intuire la frase composta da grafemi e chiavi pensata dall’autore. Queste frasi sono a tutti gli effetti frasi dell’italiano e devono rispettarne le norme ortografiche e morfosintattiche, anche se per finalità ludiche, ingegnose o scherzose la lingua, entro certi limiti, si può piegare alle esigenze di chi ci gioca. È precisamente ciò che accade con l’italiano del rebus.

Quali caratteristiche presenta l’italiano del rebus?
Qualche caratteristica particolare la si può vedere già concentrandoci sul rebus numero 2. Per giungere alla corretta seconda lettura, siamo costretti a disporre le parole della prima lettura secondo l’ordine soggetto (MER) – complemento oggetto (cenone) – verbo (sposta). Quest’ordine non è sbagliato, in italiano, ma è certamente meno frequente, ovvero più marcato, dell’ordine comune: soggetto – verbo – complemento oggetto. È stato calcolato, sulla base di un campione di oltre 400 rebus, che anche se nelle prime letture dei rebus dinamici l’ordine più frequente è effettivamente soggetto – verbo – complemento oggetto, gli altri ordini possibili compaiono con percentuali molto più alte di quelle dell’italiano parlato o anche di quello giornalistico. Anzi, alcuni ordini che non si presentano mai o quasi mai in italiano, come l’ordine verbo – soggetto – oggetto o oggetto – soggetto – verbo, possono usarsi, per quanto non spessissimo, nelle prime letture. Ancora considerando il rebus 2, noteremo che le frasi di prima lettura possono presentare l’ellissi degli articoli (in italiano non diremmo lui cenone sposta, ma piuttosto lui il cenone sposta o lui sposta il cenone) e del verbo essere, come accade nel rebus 1. Queste caratteristiche sembrano avvicinare le prime letture del rebus al telegrafese, cioè a quel tipo particolare di lingua adoperato per i telegrammi.

Nel libro sono discussi molti altri tratti rilevanti dal punto di vista linguistico che si possono rintracciare nell’italiano del rebus. Alcuni afferiscono a registri aulici, arcaici o molto formali; altri sono invece propri dell’italiano colloquiale o informale: si tratta di una commistione interessante, che ci dice, se non altro, che le competenze linguistiche richieste ai solutori sono sopra la norma. La sfida che l’autore di rebus pone al solutore è, in fondo, una sfida alle sue conoscenze culturali e, nello specifico per giochi come quelli di cui stiamo parlando, linguistiche, come sovente accade nei giochi enigmistici.

Quali sono dunque i trucchi per decifrare i giochi più difficili?
Non esistono veramente trucchi passe-partout per risolvere i rebus più difficili. Anche le considerazioni sull’italiano di questi giochi, cui ho appena fatto cenno e che sono approfondite nel mio libro, possono solo essere di aiuto al solutore, che si può fare l’idea di che cosa può aspettarsi di linguisticamente insolito nelle prime letture. Si tratta, io credo, di un aiuto leale, che non sottrae il piacere intellettuale della ricerca della giusta soluzione. Se proprio dovessi dare un consiglio ai lettori che vogliono cimentarsi a risolvere dei rebus, questo sarà di essere costanti nel tentare e di non scoraggiarsi anche quando si sia costretti a leggere le soluzioni. La mente enigmistica, infatti, è per me come un muscolo e quindi per migliorarne velocità, destrezza e robustezza, occorre, soprattutto, la pratica.

I rebus pubblicati in questa pagina sono tratti dalle riviste per appassionati “La Sibilla” e “Leonardo”. Per maggiori informazioni, scrivere a lasybillina@gmail.com e a promozione@rebussisti.it

Emanuele Miola insegna Linguistica generale all’Università di Bologna

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