“Che cosa vi siete persi” di Gerry Scotti

Che cosa vi siete persi, Gerry ScottiChe cosa vi siete persi
di Gerry Scotti
Rizzoli

«Ogni vacanza cominciava così: «Mandami una cartolina!». Non che le cartoline non esistano più, eppure non si può negare che questo rito, a volte ossessivo, è quasi sparito, sostituito dalle foto inviate agli amici col telefonino, oppure postate sui social per mostrarle a tutti. Ma della bellezza del gesto di spedire una cartolina vogliamo parlarne? E parliamone… parliamo proprio di bellezza. Non è forse vero che quando un’immagine, uno scorcio, un luogo ci paiono belli oltre il normale, subito esclamiamo: «Sembra una cartolina!»? Penso sia solo una questione di età, e che la mia sia stata l’ultima generazione a vivere con il culto della cartolina.

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Che cosa vi siete persi
  • Editore: Rizzoli
  • Autore: Gerry Scotti
  • Collana: Varia
  • Formato: Libro rilegato
  • Anno: 2023

Spedire cartoline durante le vacanze significava affetto, amore, amicizia, vicinanza, ricordo, presenza, condivisione. Sì, condivisione di un momento bello della propria vita: era giusto che anche gli altri ne godessero, e possibilmente che ricambiassero. A questo proposito, la lista dei destinatari andava aggiornata di anno in anno: c’erano le new entry e gli esclusi, solitamente i maleducati che non contraccambiavano o gli invidiosi che fingevano di non averla ricevuta. A volte, però, la verifica attestava che era vero: la cartolina in effetti non era arrivata, oppure era stata intercettata da qualche mano lesta per ampliare la propria collezione. Sì, perché le cartoline non solo si spedivano e si ricevevano, ma si collezionavano. E negli anni si trasformavano in una carrellata di immagini e di frasi da riempire il cuore… pagine a colori del romanzo della propria vita e di quella dei propri cari. […]

Mandare una cartolina, come vi dicevo, era un piccolo grande gesto d’amore… Basti pensare che andava scelta, compilata con attenzione, scritta di proprio pugno e affrancata. […] Visto che era d’obbligo acquistare la cartolina, si poteva risparmiare sul francobollo con un metodo pratico che, però, levava un po’ di poesia al gesto: si portavano le cartoline dalle vacanze senza spedirle, e le si imbucavano direttamente nella cassetta della posta degli amici e dei parenti, almeno di quelli che abitavano in zona; per gli altri bisognava rassegnarsi. E vi confesso che, in caso di vacanza breve, diciamo quella di una settimana, questo era anche il sistema più veloce e sicuro di recapitare una cartolina, visti i tempi di consegna delle Poste di allora.

A parte questi problemi pratici, la scelta e la compilazione di una cartolina necessitavano di buon gusto e di creatività: non si poteva mandare a tutti la stessa foto e la stessa frase (come si fa adesso con WhatsApp a Natale… vero, furbacchioni?). A ciascuno toccava un’immagine originale e un pensiero diverso […].

Ecco, credo che la cartolina in sé celasse questo irripetibile piacere di dare e avere, di mandare e ricevere sogni, speranze, emozioni e ricordi. Nessuno strumento come lei lo ha più permesso, nemmeno i più moderni e tecnologici, neanche una videochiamata dall’Himalaya.»

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