Prof.ssa Elisabetta Di Stefano, Lei è autrice del libro Che cos’è l’estetica quotidiana edito da Carocci: è possibile accostare l’estetica alla vita di tutti giorni?
Che cos'è l'estetica quotidiana, Elisabetta Di StefanoDirei piuttosto che oggi non è possibile pensare l’estetica senza accostarla alla vita di ogni giorno. La tradizione filosofica idealistica e romantica ha considerato l’estetica come una filosofia dell’arte e ancora nell’immaginario collettivo l’estetica riguarda l’arte e la bellezza. Benché questa accezione abbia avuto storicamente un ruolo importante e in parte tuttora lo mantenga, oggi prevale la tendenza a valicare l’equazione tra estetica e arte. A partire dalla seconda metà del Novecento l’estetica si è intrecciata con altri ambiti d’indagine (ecologia, biologia, economia, antropologia, sociologia, cultural studies, neuroscienze) e si è aperta all’esperienza di tutti i giorni (cura del corpo, cibo, moda, sport, design). Pertanto l’estetica ha ormai cessato di essere una filosofia riferita a uno specifico oggetto di studio (l’arte bella) ed è diventata un paradigma teorico transdisciplinare, utile a orientarci nella quotidianità.

Cos’è e di cosa si occupa l’Everyday Aesthetics?
L’Everyday Aesthetics è una corrente filosofica, sorta all’interno dell’estetica angloamericana, con lo scopo di accogliere i temi che non rientravano nella sfera dell’arte o della natura. Si differenzia da analoghi studi europei incentrati sull’estetizzazione del reale per l’approccio pragmatista che si ispira a John Dewey il quale aveva spostato l’orientamento dell’estetica dall’arte verso l’esperienza in generale (Ars as Experience, 1934).

L’Everyday Aesthetics è un campo di indagine nato negli ultimi dieci anni e pertanto non ancora chiaramente definito. Al suo interno si possono distinguere due approcci, talvolta intersecantesi. L’approccio restrittivo si focalizza sulle pratiche comuni e routinarie (mangiare, camminare, vestirsi, etc.) e mira a individuare categorie interpretative non mutuate dall’arte, ma proprie dell’ordinarietà. L’approccio espansivo include anche gli eventi speciali e occasionali che appaiono trasfigurati da un’aura di artisticità – come i matrimoni, i viaggi, gli ambienti allestiti scenograficamente, le feste, la decorazione di interni, etc. –. Questa chiave ermeneutica ampia, volta a cogliere quello che con Thomas Leddy possiamo definire lo “straordinario nell’ordinario”, mostra alcune affinità con le ricerche europee sull’estetizzazione del reale. Tuttavia questo approccio è stato criticato dai teorici della linea restrittiva, poiché utilizza, all’interno di un ambito di studi che mira a rendersi autonomo, categorie mutuate dal mondo dell’arte (come le nozioni di aura, di bellezza, di valore artistico o simbolico). In realtà gli sconfinamenti tra arte e vita che caratterizzano le pratiche performative contemporanee rendono plausibile il ricorso al sistema concettuale dell’arte per l’estetica quotidiana. Dagli anni Settanta del Novecento le arti sono state investite da una “svolta performativa” che ha privilegiato le opere “aperte”, in continua trasformazione, abbattendo le tradizionali barriere tra opera e fruitore e tra autore e spettatore. Questa svolta, valorizzando principalmente la performance e le relazioni interpersonali rispetto all’oggetto artistico, offre strumenti concettuali utili a interpretare esteticamente la vita di ogni giorno. Infatti sia la linea restrittiva sia quella espansiva dell’Everyday Aesthetics sono volte a mettere a fuoco più le azioni che i prodotti, prestando attenzione alle ricadute psico-fisiche che un’esperienza estetica quotidiana può avere sui soggetti coinvolti.

Esemplare per comprendere le azioni di cui si occupa l’Everyday Aesthetics è l’esperienza del caffè. Bere il caffè è un momento “sacro” per l’importanza che gli viene conferita nella routine quotidiana. Immancabile al mattino per iniziare con energia la giornata, costituisce una pausa dalle attività lavorative, da condividere spesso con i colleghi. Il caffè è chiaramente un rito sociale, incoraggia alla compagnia e all’aiuto del prossimo, come attesta l’usanza napoletana del “caffè sospeso” che consiste nel donare la consumazione di un caffè espresso a uno sconosciuto. Il caffè può costituire un esempio paradigmatico di estetica quotidiana, se lo beviamo con piena consapevolezza del momento che stiamo vivendo. Per apprezzarne il valore estetico dovremmo concentrarci dapprima sul piacere olfattivo, poi sul movimento della mano che prende la tazza e sulla sensazione della tazza sopra le labbra – quanto diverso è il contatto della plastica, del vetro o della porcellana sulla pelle, senza contare la differenza tra un orlo sottile o ingrossato, stretto o svasato –. Infine dovremmo assaporare il liquido che penetra nella bocca per poi scorrere lungo la gola. Indugiare su questi piccoli piaceri, prestandovi attenzione – come facciamo con le opere d’arte – può trasformare un’esperienza (apparentemente) banale in un’esperienza estetica.

Quali processi agiscono nell’estetizzazione del reale?
L’arte, intesa come opera dotata di significato storico-culturale e simbolico, sempre più cede il passo a un’arte «allo stato gassoso» (secondo la definizione proposta da Yves Michaud) poiché una sorta di alone artistico sembra colorare tutto e avvolgere ogni cosa come una nuvola. Nella società dei consumi e dello spettacolo l’esperienza del bello si può fruire con qualsiasi prodotto non solo artistico ma pure commerciale (dagli abiti agli accessori, dal telefonino all’automobile). Siamo circondati da oggetti sempre più accattivanti per forma e colore, oggetti rapidamente sostituiti non per obsolescenza ma per inseguire l’ultima moda. Questo fenomeno, definito “estetizzazione della vita”, caratterizza le società occidentali capitalistiche, in cui la bellezza, l’immagine, il piacere e il divertimento sono divenuti in ogni campo gli obiettivi dominanti. Il più delle volte questa ricerca di bellezza si riduce a una vacua apparenza e ad una strategia economica strumentale all’incremento delle vendite. A differenza dell’estetizzazione del reale l’estetica quotidiana può avere un valore profondo, aiutando attraverso modelli artistici o qualità estetiche ad apprezzare le piccole cose “straordinarie” che ci capitano nella vita di ogni giorno.

Quali sono gli ambiti dell’estetica quotidiana?
È ormai ampiamente diffusa la consapevolezza che la vita di ogni giorno sia permeata da fattori estetici. Ordine, buon gusto, bellezza, adeguatezza, creatività, piacere sono categorie estetiche, che troviamo sia nel mondo dell’arte sia nella quotidianità. Tuttavia la vita offre all’estetica un orizzonte di indagine molto più ampio e variegato rispetto alla sfera dell’arte, e invita a ripensare le stesse categorie tradizionalmente riferite alle belle arti. La ripetitività di alcune azioni giornaliere, piacevoli e rassicuranti, l’atmosfera pacificante e confortevole di ambienti o situazioni, il piacere della casa e degli affetti, il benessere psico-fisico che produce la cura del corpo, l’attività fisica o la buona cucina sono solo alcuni degli ambiti che si aprono all’estetica della vita quotidiana. Tuttavia tale ampliamento di orizzonti verso la quotidianità non deve volgersi a una bellezza superficiale e consumistica, come spesso accade. Al contrario, riscoprendo gli antichi nessi con la morale e con l’impegno, l’estetica quotidiana può avere oggi una grande forza propulsiva nel rendere il mondo più umano, la società più giusta, il futuro migliore, per esempio progettando strutture che abbiano rispetto per le persone e l’ambiente o favorendo i gesti di solidarietà e la collaborazione tra i popoli. Scopo dell’Everyday Aestetics è riconoscere il potenziale estetico delle pratiche quotidiane e indurci ad avere maggiore cura di noi stessi, degli altri e dell’ambiente in cui viviamo.