Professor Santi, Lei è autore del libro Celebrare con le immagini nelle chiese italiane. Committenza, orientamenti, realizzazioni pubblicato per i tipi di Vita e Pensiero: quale ruolo svolge la committenza ecclesiastica nell’arte sacra contemporanea?
Celebrare con le immagini nelle chiese italiane. Committenza, orientamenti, realizzazioni Don Giancarlo SantiSe dovessimo prendere in considerazione il limitatissimo numero di opere realizzate in Italia dovremmo concludere che la committenza ecclesiastica, fino a oggi, si è mostrata poco interessata all’arte sacra contemporanea. Questa conclusione, tuttavia, ha carattere indiziario dal momento che non è basata su indagini specifiche. Gli studi al riguardo, quei pochi che sono stati pubblicati, come quello di padre Andrea Dall’Asta (2016) e quelli confluiti nei sei volumi con gli atti dei convegni internazionali di Venezia (2003 – 2010), privilegiano l’analisi dell’arte sacra contemporanea considerata nel suo insieme ma non approfondiscono il ruolo della committenza.
Per dare una risposta attendibile sarebbe necessario procedere caso per caso mantenendo distinte le diverse aree culturali. Rimanendo in Europa (ma sarebbe interessante analizzare anche quello che avviene nell’America del Nord e nell’America Latina) si può fare qualche cenno alla situazione nei Paesi di lingua tedesca, in Francia e in Italia. Si può fare qualche osservazione anche distinguendo tra i comportamenti della Chiesa cattolica, quelli che caratterizzano le chiese della Riforma, e quelli presenti nella Chiesa ortodossa.
Nei Paesi di lingua tedesca, un’area fortemente interessata dagli sviluppi dell’arte contemporanea fin dall’inizio del secolo XX, si può dire che i contatti tra la Chiesa cattolica e l’arte contemporanea hanno una certa consistenza e questo fa pensare che vi sia stata  una discreta attività della committenza ecclesiastica. Sembra ragionevole ritenere che tali contatti siano stati facilitati dal contesto culturale e, inoltre, da una parte dalla vicinanza e dagli scambi tra la cultura teologica e la cultura in senso lato, che in Germania sono particolarmente vivaci, e dall’altra, dalla ripresa del dialogo tra la Chiesa e l’architettura, che in Germania ha avuto uno dei principali centri di sviluppo (Romano Guardini e Rudolf Schwarz). Il dialogo tra Chiesa e il sistema  dell’arte contemporanea, in Germania, ha avuto inizio negli anni Venti del XX secolo e si è poi sviluppato nel secondo dopoguerra. Nelle diocesi tedesche la committenza ecclesiastica non è polverizzato come in Italia con le sue 25.000 parrocchie e 226 diocesi ma fa prevalentemente capo a qualche decina di curie diocesane, dunque è concentrata nelle mani di pochi professionisti scelti in genere per la loro alta qualificazione. Rimanendo in quell’area culturale si nota anche che la committenza ecclesiastica sa distinguere, almeno esistono casi in cui questa distinzione avviene, tra sperimentazione e ricerca e committenza in senso stretto.
La situazione in Francia, un Paese che culturalmente è stato al centro dello sviluppo dell’arte contemporanea in Europa, vede una sorta di alleanza tra committenza ecclesiastica e committenza pubblica proprio in materia di arte sacra contemporanea. Per motivazioni distinte ma convergenti, in più di un caso le diocesi francesi, nell’adeguamento liturgico delle chiese e cattedrali e nella costruzione delle nuove chiese, promuovono l’arte contemporanea con il consenso e il sostegno delle autorità pubbliche che, come è noto in Francia  detengono il grande patrimonio monumentale ecclesiastico. Non a caso in Francia negli anni Cinquanta del XX secolo sono stati costruiti i caposaldi dell’architettura e dall’arte sacra contemporanea come la chiesa di Ronchamp (Le Corbusier) e la cappella di Vence (Matisse). Non casualmente in Francia è sorto quel grande fenomeno costituito dalla rivista l’Art Sacré (padre Couturier) che, con largo anticipo, ha cercato il dialogo tra la Chiesa Cattolica e i grandi artisti delle contemporaneità.
La situazione italiana presenta un profilo molto diverso rispetto a quella tedesca e francese e manifesta a sua volta aspetti caratteristici. In primo luogo occorre ricordare che in Italia l’arte contemporanea ha conosciuto più freni che sostegni e che in materia di arte la committenza ecclesiastica, fino ad anni recenti, ha generalmente dato la preferenza a opere accademiche. Una vera e propria committenza attiva  e consapevole si identifica prevalentemente con un numero esiguo di figure ecclesiastiche (anche se alcuni laici come Enrico Mattei e Adriano Olivetti hanno promosso opere di tutto rilievo), riguarda soprattutto l’architettura ed è limitata ad alcune personalità e ad alcune aree (il cardinale Montini, a Milano, il cardinale Lercaro a Bologna, papa Paolo VI a Roma, Pasquale Macchi, segretario di papa Paolo VI  a Milano, Roma, Loreto, Varese). Sono da segnalare infine le chiese  milanesi di San Fedele, Santa Maria in Chiesa Rossa, l’Incoronata, San Marco, San Bartolomeo, il Duomo, nelle quali sono presenti opere d’arte contemporanea. In alcuni casi, come San Fedele, tali opere sono il frutto maturo di una vera e propria committenza ecclesiastica dei padri gesuiti. Negli altri casi la parte ecclesiastica ha svolto in prevalenza il ruolo di ospite attivo e interessato che ha  accettato opere commissionate da soggetti esterni, come Fondazioni, Associazioni.
Mentre la Chiesa Cattolica, pur in misura molto limitata, dà spazio o commissiona opere d’arte contemporanea pensando alla liturgia, sembra che le Chiese della Riforma stiano promuovendo l’arte contemporanea in prospettiva di dialogo religioso con la società contemporanea. Infine, per quanto è dato conoscere, nel mondo ortodosso è vivo l’interesse per l’arte e l’architettura contemporanea e il dibattito ferve. Tuttavia, la visione teologica che caratterizza le Chiesa ortodossa, nella quale tutte le espressioni artistiche in ambito liturgico e religioso sono tradizionalmente canonizzate, sembra rendere difficile l’apertura verso l’arte contemporanea.

Qual è la funzione dell’arte sacra alla luce del Concilio Vaticano II ?
Secondo il Vaticano II l’arte sacra non ha una finalità diversa rispetto a quella della liturgia, di cui è considerata parte integrante. L’arte è chiamata a”dare lode a Dio”, esattamente come la liturgia. Va rilevato che il Vaticano II attribuisce all’arte una finalità che costituisce una innovazione rispetto ai quattro secoli precedenti. Il Concilio di Trento, infatti, aveva affidato all’arte un compito prevalentemente didattico ed educativo, non una finalità liturgica. La finalità che il Vaticano II ha attribuito all’arte sacra oltre a essere innovativa è indubbiamente molto alta tanto che non sembra facile calarla nell’odierno contesto ecclesiale e sociale. Si tratta di una finalità che, per essere attuata, richiede almeno due condizioni: una committenza assai preparata e artisti di alto livello scelti con grande cura. La committenza, in particolare, dovrebbe essere capace di coniugare i valori estetici con quelli propriamente religiosi e liturgici. Inoltre sarebbe necessario che una committenza dotata di tali capacità e risorse fosse attivamente presente accanto ai vescovi delle diocesi e potesse contare almeno su una discreta sensibilità diffusa tra il clero e tra i laici. Fino a oggi, tuttavia, non sembra che, salvo rare eccezioni, le condizioni che ho appena ricordato siano presenti nelle diocesi e nelle comunità religiose cattoliche, neppure in quelle italiane.

Come è evoluta l’architettura delle chiese contemporanee
Molto più dell’arte sacra (l’arte per il culto), l’architettura sacra (l’architettura per il culto) è stata oggetto di attenzione da parte degli storici dell’architettura che ne hanno rilevato la lenta evoluzione nel secolo XX dal punto di vista morfologico, stilistico e tecnologico iniziando da alcune aree, Francia, Svizzera, Germania e Brasile  grazie ad alcune figure carismatiche, sia architetti sia uomini di Chiesa. Tale evoluzione tuttavia è avvenuta per tentativi isolati e in un contesto ecclesiale raramente favorevole.  Ancora fino agli anni Cinquanta, infatti, con papa Pio XII, anche in presenza di chiese schiettamente contemporanee di alto livello, le posizioni ufficiali della Chiesa cattolica e le realizzazione più frequenti erano ancora ancorate a una visione ripetitiva della tradizione. Tale visione era formalizzata nei testi giuridici, nella cultura teologica e nella valutazione complessiva della modernità, una valutazione che nella Chiesa cattolica, salvo eccezioni, si era a lungo mantenuta guardinga, prudente e prevalentemente negativa. Solo con il Concilio Vaticano II (1962 – 1965) l’atteggiamento di sospetto e di prudente attesa verso l’architettura contemporanea, almeno in linea di principio, è cambiato. Dalla “diffidenza praticata” la Chiesa cattolica è passata al “dialogo dichiarato” con la società e con l’arte contemporanea. Ma è bene tenere presente che il cambio di atteggiamento, almeno per quanto riguarda l’Italia, non ha trovato un terreno preparato  e quindi solo con estrema lentezza il dialogo sta entrando nella sensibilità diffusa e nella prassi comune nella Chiesa. Comunque sia gli effetti di questo mutamento di atteggiamento si sono visti rapidamente e sono stati notevoli nelle migliaia di chiese costruite in Europa (più di cinquemila solo in Italia) negli ultimi sessanta anni. È finito il tempo del più o meno larvato storicismo ed è iniziato il tempo dell’apertura alle tecnologie, ai materiali e alle espressioni contemporanee senza particolari preclusioni o inclinazioni ma anche senza filtri critici sufficienti. Di fatto, nella progettazione delle chiese contemporanee è stato dato spazio alla pluralità dei linguaggi, la nota che caratterizza l’architettura contemporanea.
Anche in questo ambito, tuttavia, il punto debole rimane la committenza. La committenza ecclesiastica è stata esercitata quasi per intero da ecclesiastici, raramente da laici competenti; da ecclesiastici teologicamente formati ma quasi sempre lontani dal mondo dell’architettura e dell’arte. Nei riguardi dei progettisti quindi la committenza ecclesiastica ha fatto valere in generale le istanze della liturgia rinnovata dal Concilio ma in fatto di architettura nel complesso si è rivelata piuttosto ingenua, passiva e scarsamente critica, incapace di individuare e valorizzare architetti all’altezza del compito e delle attese. Di conseguenza le chiese costruite, anche dal punto di vista liturgico, in Italia, raramente hanno raggiunto il livello desiderato e possibile.