“Catilina. Una rivoluzione mancata” di Luciano Canfora

Catilina. Una rivoluzione mancata, Luciano CanforaCatilina. Una rivoluzione mancata
di Luciano Canfora
Laterza

«L’azione dispiegata da Catilina mirante alla conquista del potere si svolse in due fasi: quella politica fino alla sconfitta elettorale (fine ottobre del 63 a.C.) e quella militare culminata nella morte, sua e dei suoi seguaci, in battaglia, nei pressi di Pistoia, nel gennaio (o non molto dopo) del 62. La ‘congiura’ apparterrebbe alla prima fase. Sulle dimensioni e sulla durata (sul momento iniziale) della ‘congiura’ né gli antichi né i moderni hanno certezze.

Anche il ‘programma’ politico ed elettorale di Catilina può essere presentato come un progetto sovversivo. In tal senso Sallustio si impegna, quando reinventa il discorso di Catilina, in una riunione privata, in vista delle elezioni del luglio 64 (e invece Cicerone e Antonio furono eletti consoli): «Vobiscum una consul agam». E, su richiesta, definisce così il programma da attuare una volta consul: «Tabulas novas», cioè cancellazione dei debiti, al primo posto, quindi «proscriptionem locupletium», infine «magistratus, sacerdotia, rapinas». È qui evidente la ‘traduzione’ in termini ostili del ‘programma’: rapinas è una specie di ‘commento’ ai punti precedenti. Magistratus, sacerdotia significa semplicemente la prospettiva di accedere a cariche di solito precluse.

Probabilmente, l’immagine di un Catilina che trama da molto prima, magari da anni prima della sconfitta elettorale dell’autunno 63, avallata da Sallustio, è soltanto un modo non benevolo di descrivere una circostanza ovvia: che cioè anche Catilina, come altri ‘capi’ di un qualche o di molto rilievo, aveva un séguito strutturato, che agli avversari appare come una factio o anche, con obiettivo demonizzante, come una pericolosa associazione segreta. Esempio ben noto è la cerchia intorno a Gaio Gracco. Ma anche un homo novus come Cicerone (che certo non poteva contare, come un Sempronio o un Sergio, su legami ereditati e clientele) ha potuto – per una immediata finalità politica per lo meno opinabile – porre in essere privatamente (come più volte rivendica) un «praesidium firmissimum amicorum» armato di tutto punto. La deformazione di prospettiva, onde la cerchia di Catilina è composta di criminali depravati, e dunque ‘congiurati’, mentre il «praesidium firmissimum» di Cicerone è fatto di valorosi e bene intenzionati, patriottici, cavalieri non dovrebbe essere scambiato per la realtà. […]

In questa vicenda, lotta legale e strumenti illegali si intrecciano. E i veri ‘registi’ riescono – anche per il loro grande peso politico e finanziario (è il caso di Crasso) – a non essere investiti apertamente dall’accusa di ‘complottare contro la Repubblica’: è più semplice far convergere tutto su Catilina, il quale, in tal modo, diventa protagonista di una serie di ‘congiure’. Santo Mazzarino ne ipotizzò ben tre sulla base del racconto sallustiano: a) la cosiddetta ‘prima congiura’, che probabilmente era un progetto (abortito) di Crasso risalente all’inizio del 65 coadiuvato, fino ad un certo punto, da Cesare: ma Sallustio si guarda bene dal fare questi nomi; b) «intorno all’inizio di giugno» del 64 la riunione in casa di Catilina di un gruppo di persone di cui Sallustio, informatissimo, fornisce l’elenco (Bell. Cat., 17) basta per definire quella riunione privata una «congiura». Sallustio pretende di conoscere anche il contenuto del discorso con cui Catilina quella sera arringò i suoi ospiti e smentisce però che in tale occasione si sia proceduto a rinsaldare l’accordo delittuoso con un sacrificio umano; c) la congiura vera e propria sarebbe la terza della serie, ma non è chiaro quando sarebbe sorta visto che fino al 7 novembre del 63 non vi erano che ‘soffiate’. Anche in questo caso – e prima del precipitare della situazione per effetto delle elezioni militarizzate del 28 ottobre – l’indizio è un’altra riunione in casa di Catilina (contio domestica la definisce Cicerone): riunione della quale Cicerone ha squadernato il contenuto davanti al Senato convocato in seduta straordinaria: era un programma elettorale di drastica remissione dei debiti. Di questa contio, gabellata per congiura, Sallustio non parla affatto.

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  • Canfora, Luciano (Autore)

Diluito in questo modo, il concetto stesso di «congiura» perde sostanza. È d’altra parte credibile che la diffusa inquietudine sociale presente in varie aree della penisola guardasse a Catilina, la cui propaganda (elettorale e non) marcatamente anti-plutocratica era ben nota […].»

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