“Caravaggio. Le opere romane 1596-1606” di Edoardo Croce

Caravaggio. Le opere romane 1596-1606, Edoardo CroceCaravaggio ha prodotto moltissime opere, perché, oltre a essere un pittore eccellente, originale, innovatore e geniale, era anche rapidissimo nel dipingere. Conosciamo circa 80 opere concordemente attribuite al genio del Merisi, ma probabilmente i suoi dipinti furono molti di più, tenendo conto del gran numero di opere di attribuzione incerta, alcune delle quali risulteranno, nel tempo, certamente autografe.

È impensabile, inoltre, che nel periodo di formazione presso la bottega di Simone Peterzano e nel periodo successivo, a formazione ultimata e fino all’arrivo a Roma, Caravaggio non abbia dipinto neanche un quadro. Eppure non conosciamo nessuna delle opere milanesi, così come non conosciamo alcun dipinto databile al primissimo periodo romano; i biografi di Caravaggio ci tramandano che, appena arrivato a Roma, “faceva le teste per un grosso l’una et ne faceva tre il giorno” (Baglione); “facendo per un bottegaro detto Lorenzo ciciliano, alcune teste di santi, per cinque baiocchi l’una, e ne faceva doi, et se ne andava a mangiare” (Celio); “Poi lavorò in casa di Antiveduto Gramatica mezze figure manco strapazzate” (Bellori); “In questo tempo fece per esso (monsignor Pandolfo Pucci) alcune copie di devozione” (Mancini); “…Giuseppe d’Arpino, da cui fu applicato a dipinger fiori e frutti sì bene contrafatti che da lui vennero a frequentarsi a quella maggior vaghezza che tanto oggi diletta”. (Bellori).

Quindi verosimilmente nel primo periodo della sua vita romana Caravaggio dipinse “Teste”, cioè ritratti, teste di Santi, “mezze figure (ritratti a mezzo busto)”, “copie di devozione (immagini sacre)”, “Fiori e frutti” (nature morte). Una copiosa produzione di cui non resta alcuna traccia.

Opere sicuramente imperfette, dipinte in serie, dozzinali, a destinazione popolare, indirizzate al mercato minuto, ma indubbiamente dipinti di un giovane pittore estremamente talentuoso, anche se ancora immaturo.

Le prime opere conosciute, attribuite a Michelangelo Merisi, risalgono ai primi anni romani e sono anch’esse riportate dai biografi: si tratta del “Ragazzo che monda la frutta”, del “Bacchino malato”, del “Ragazzo con cesto di frutta“, del “Ragazzo morso da un ramarro” e poche altre.

La datazione dei dipinti di Caravaggio è controversa, essendo controversa la data di arrivo a Roma del pittore. Come sappiamo, fino al 2010 si pensava che Caravaggio fosse arrivato a Roma nel 1592 – 93, ma una serie di documenti, reperiti presso l’archivio storico della città di Roma nel 2010, hanno indotto gli storici dell’arte a posticipare l’arrivo di Michelangelo nella capitale di alcuni anni, precisamente alla fine del 1595 o all’inizio del 1596.

È chiaro che questa circostanza condizionerebbe anche la data di realizzazione dei primi lavori di Caravaggio, che, riferita in un primo tempo agli anni 1592-93 e seguenti, dovrebbe essere spostata agli anni 1595-96 e seguenti.

Sia nell’uno che nell’altro caso, la data di realizzazione dei dipinti del Merisi dovrebbe essere desunta in base alla documentazione eventualmente emersa dagli archivi; ma per le prime opere romane del pittore, essa è del tutto assente. Si ricorre allora a una datazione approssimativa in base alla tecnica e allo stile, che, nel corso degli anni, sono cambiati e maturati in modo consistente. Caravaggio, come tutti i pittori, acquisendo esperienza sempre maggiore nel corso della sua carriera artistica, ha migliorato la sua tecnica e ha maturato uno stile unico e assolutamente personale; tale mutazione è avvenuta, nel corso degli anni, in parte per acquisita padronanza delle procedure, che venivano via via aggiornate in ragione dell’esperienza acquisita, in parte per una sua crescita artistica e in parte per eventi e situazioni esterne non volute e non previste.

La datazione dei dipinti di Caravaggio, nei primi periodi di permanenza a Roma, dipende, come già specificato, dalla data di arrivo del pittore nell’Urbe. Attualmente, sulla base delle recenti scoperte documentali viene accettata la data di fine 1595 o inizio 1596. Poiché i primi dipinti del Merisi furono eseguiti “per vendere” (cioè non furono commissionati da nessuno), non esistono contratti scritti a sostegno delle date di produzione delle opere. La cronologia di tali dipinti, quindi, varia da storico a storico ed è frutto degli studi e delle convinzioni di ogni studioso. Né sono di aiuto le varie biografie del pittore, che, per quanto riguarda le date di realizzazione delle sue opere giovanili, sono imprecise e contraddittorie.

Difficile, quindi, se non impossibile, assegnare alle prime opere del Merisi una cronologia precisa che può essere stabilita solo in presenza di opportuna documentazione. La successione delle prime opere lombarde e romane è intuitiva, in parte desunta dalle biografie sul pittore, in parte dallo stile e dalla maturità dell’opera.

La datazione delle opere successive, quelle commissionate da qualche collezionista o quelle pubbliche, è più precisa, perché esse sono solitamente accompagnate da documenti contrattuali e perché Caravaggio ebbe, negli anni della sua produzione, una serie di mutazioni di tecnica pittorica, anche profonde, che hanno caratterizzato ogni periodo della sua carriera artistica; quindi gli studiosi hanno potuto abbastanza agevolmente assegnare ogni dipinto, laddove non si siano ritrovati documenti a sostegno dell’anno di produzione, all’uno o all’altro periodo, semplicemente in base alle caratteristiche dello stile pittorico. Segnaliamo che l’elenco delle opere di Caravaggio è sicuramente incompleto, perché alcune di esse sono andate perdute, altre, probabilmente, attribuite a pittori a lui vicini o suoi allievi. Inoltre, come già sottolineato, non abbiamo alcuna notizia delle opere che il Merisi produsse nel suo periodo Milanese, durante la sua formazione da Simone Peterzano e, a formazione terminata, dal 1588 al 1596, anno in cui arrivò a Roma.

Per finire, ricordiamo anche che esiste un cospicuo numero di opere la cui attribuzione a Caravaggio non è univocamente accettata da tutti gli storici dell’arte e che, quindi, non possono, a pieno diritto, far parte del corpus dei dipinti realizzati dal Merisi. Il presente volume raccoglie e descrive tutte le opere realizzate da Caravaggio nel periodo romano, dal 1596 al 1606. Di ogni opera viene specificata la data di realizzazione (precisa e certa se vi sono documenti che l’attestino), la committenza, la ricostruzione dei passaggi di proprietà del dipinto, la descrizione dell’episodio rappresentato, l’interpretazione iconografica, la tecnica usata dall’artista; infine viene discussa l’autografia, dove incerta, riportando i pareri dei critici. Si fa anche accenno ai restauri subiti dall’opera, alle esposizioni e alle eventuali copie conosciute. Il libro costituisce un prezioso supporto per lo studio e l’approfondimento delle opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio.

L’Autore

Edoardo Croce ha alle spalle una lunga carriera da chirurgo ospedaliero. Ha diretto, da primario, un reparto di chirurgia vascolare per circa 20 anni, fino all’età della pensione. È da sempre appassionato di arti figurative, fotografia compresa, disciplina che pratica convintamente e con passione.

Ha viaggiato moltissimo, per ragioni professionali; per congressi e per aggiornamenti presso altre scuole chirurgiche, in Italia e all’estero, avendo per immancabile compagna di viaggio una macchina fotografica, con la quale ha sempre ritratto paesaggi inconsueti e personaggi appartenenti a popoli lontani. Una vita molto piena e soddisfacente che però ha dovuto subire un netto stop al momento in cui è subentrata la pensione. Non è stato difficile, però, sostituire la frenetica attività professionale con le passioni di sempre, rimaste fino ad allora un po’ sacrificate per mancanza di tempo libero. Ha iniziato a interessarsi d’arte a tempo pieno anche se, durante i suoi viaggi per ragioni professionali, non aveva mai mancato di visitare musei, monumenti e chiese dei luoghi in cui lo portavano i suoi impegni, non avendo, però, occasione di approfondire ciò che aveva visto. L’arte, infatti, colpisce l’animo sensibile ma in maniera generica. È necessario conoscere la storia di ciò che si vede, la collocazione temporale, la biografia dell’autore, la storia dell’opera.
E quando si entra in contatto con la storia dell’arte ci si rende conto di quanto sia affascinante e coinvolgente. Lo studio appassiona, diventa una malattia, viene voglia di sapere tutto su quell’opera, su quell’artista, su quel periodo storico.
Ma non finisce lì, perché l’uomo è un animale sociale e desidera comunicare con i suoi simili e condividere le sue esperienze, i suoi interessi.

E come condividere il sapere se non fissandolo su carta in modo di trasmetterlo agli eventuali lettori? Ma un libro non è facile da scrivere, bisogna riempirlo di parole e di concetti, di pensieri coerenti, non banali, di figure chiare, leggibili, godibili. Edoardo Croce ci ha provato, mettendoci tutto l’impegno di cui era capace; ha scritto alcuni libri d’arte e alcuni volumi corredati dalle fotografie scattate durante i suoi viaggi. Uno dei suoi artisti preferiti è Michelangelo Merisi da Caravaggio di cui ha scritto una corposa biografia e una raccolta di schede delle sue opere del periodo romano (1596-1606). Un terzo volume, riguardante le opere dell’esilio (1606-1610) è in fase di preparazione.

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