“Cantigas” di Fernan Gonçalvez de Seabra, a cura di Mariagrazia Staffieri

Dott.ssa Mariagrazia Staffieri, Lei ha curato l’edizione critica delle Cantigas di Fernan Gonçalvez de Seabra, pubblicata da Ledizioni: che rilevanza assume la figura del trovatore di origini leonesi nell’ambito della scuola trobadorica galego-portoghese?
Cantigas, Fernan Gonçalvez de Seabra, Mariagrazia StaffieriFernan Gonçalvez de Seabra si situa nella scuola poetica trobadorica che gravita intorno alla corte del sovrano portoghese Afonso III, corte di cui (a differenza di altre) è possibile immaginare la composizione in termini di trovatori e giullari. La presenza di Seabra presso la corte alfonsina è dovuta anche ai solidi rapporti intrattenuti dalla sua discendenza con il nobiluomo Don Fernan Fernandes, appartenente alla famiglia reale portoghese dei Bragança, il quale offrì in omaggio ad alcune famiglie leonesi (fra cui quella del nostro trovatore) una serie di proprietà nel territorio di Trás-os-Montes, al fine di ripopolare quel centro rimasto quasi disabitato, e incoraggiando in questo modo una notevole ondata migratoria verso il sud del Portogallo. Ne consegue che Fernan Gonçalvez, nonostante le sue origini leonesi, viene riconosciuto a tutti gli effetti come trovatore portoghese, poiché operante presso quella corte. Con riferimento alla produzione poetica di Fernan Gonçalvez de Seabra, invece, è certo che le corti castigliane (prima con Afonso X e poi con Sancho IV) e portoghesi (prima con Afonso III e poi con Don Denis), già a partire dagli anni Quaranta del XIII secolo, rappresentassero un ambiente favorevole all’incontro e al dialogo fra temi e testi di varia tipologia. Da questo punto di vista, trovare riferimenti diretti al clima vissuto a corte nei testi di Seabra è impresa impossibile, data l’esclusiva inclinazione del suo corpus poetico verso il genere amoroso. Tuttavia, una qualche rilevanza il nostro autore doveva pur averla, se un raffinato cantore di estrema importanza per la storia della poesia in lingua castigliana, quale Íñigo Mendoza Marchese di Santillana, in epoca moderna, aveva ricordato un tale Fernant Gonzalez de Sanabria nel suo Proemio y carta, residuo forse di antichi ricordi provenienti da un grande canzoniere trovato in casa di sua nonna Mencía de Cisneros. Naturalmente, l’evocazione del nome di Fernan Gonçalvez da parte di Don Íñigo potrebbe rappresentare una felice coincidenza, ma non si può nemmeno escludere che le poesie di Seabra fossero rimaste impresse nella memoria del giovane Marchese proprio per la loro raffinatezza retorica.

Di quali testi si compone il suo corpus poetico?
Il corpus poetico di Fernan Gonçalvez de Seabra si compone di sedici componimenti totali, di cui quindici cantigas de amor e una cantiga de amigo. Nella sua produzione ritroviamo quindi l’essenza della poesia di argomento amoroso-cortese della scuola trobadorica galego-portoghese: in questo scenario, è evidente l’inclinazione del trovatore nei confronti della canzone d’amore maschile, laddove invece la canzone d’amore femminile cantata dalla donna e indirizzata al suo amigo (cantiga de amigo, per l’appunto), rappresenta solamente un’incursione fugace in un territorio ancora enigmatico e parzialmente inesplorato.

Quale stile caratterizza le sue cantigas?
Lo stile di questo trovatore si contraddistingue per una generale semplicità e una indiscutibile raffinatezza retoriche che si possono apprezzare, nel corso delle canzoni d’amore, nelle variazioni a livello strutturale dei testi. Variazioni che si accompagnano comunque ad un equilibrio e ad una corrispondenza interna fra i piani lessicale e sintattico: questo è sintomo della notevole capacità dell’autore di cantare e di narrare un amore a tinte forti e disforiche, fuori dal tempo e dallo spazio concreti, in un continuo monologo interiore rivolto spesso alla senhor oppure ai cousidores, ossia i maldicenti (figure tipiche del genere). L’abilità stilistica di Fernan Gonçalvez de Seabra, collocandosi perfettamente in linea con quella di altri trovatori galego-portoghesi appartenenti alla medesima scuola poetica, si può apprezzare specificamente in due principali strategie formali: da un lato, l’impiego, nell’ambito della sintassi periodale, di proposizioni relative; dall’altro, i procedimenti di repetitio, accumulatio e variatio degli elementi lessicali di cui si compongono i singoli testi. Queste ultime tre tecniche, in particolare, contribuiscono alla creazione di un’architettura poetica interna abbastanza simmetrica, nella quale vengono messe in luce proprio quelle parole-chiave esemplificative dell’asse tematico della cantiga. L’omogeneità generica e complessiva che contraddistingue lo stile del nostro autore non è però sintomatica di un’assenza totale di individualità stilistica: al contrario, il trovatore è portavoce di una particolare originalità in quest’ambito. Per fare un esempio, ricordiamo il gioco poetico basato sull’aequivocatio del vocabolo sennor, che appare in apostrofe e che può riferirsi alla donna amata oppure a Dio: si tratta di una strategia tecnica che appare sotto forma di unicum nel corpus poetico di Seabra, comparendo solamente nella cantiga xi (qui seguo la numerazione dell’edizione da me curata). Lo scioglimento dell’equivoco è comunque molto semplice, e torna a riflettere così la linearità formale del nostro trovatore: la distinzione è infatti facilmente riconoscibile grazie al pronome che precede il sostantivo (nostro, quando il termine in questione indica la divinità; mia, quando designa invece la donna amata). Quel componimento però rientra fra i più originali dell’autore, anche per la tipologia testuale che veicola: a prevalere è infatti la componente narrativa, e ciò comporta un’iterazione meno frequente delle parole-chiave (notiamo anche l’assenza del refran, ossia del ritornello, che caratterizza in modo piuttosto uniforme quasi tutta la produzione poetica di Seabra), giacché la corrispondenza formale interna viene garantita dalla variazione in forma sinonimica dei vocaboli esemplificativi del Leitmotif (e si notino, in questo senso, anche i procedimenti di derivatio verbale).

Quali sono i temi prediletti dal trovatore?
Se si guarda alla cantiga de amor, genere principale di questo corpus poetico e caratterizzante ben quindici componimenti su sedici, la sua articolazione risulta essere molto varia e vasta. Indubbiamente, il macro-tema per eccellenza è la coita de amor, vale a dire la sofferenza amorosa, argomento che viene poi intessuto di sfumature argomentative differenti e, a tratti, sottili e impercettibili. La coita de amor viene generalmente annunciata dal primo verso del componimento, quando il poeta illustra il suo amore per la dama e il motivo che lo spinge a provare una così grande pena: questo si nota chiaramente nelle apostrofi e nei richiami di vario genere proprio alla senhor. Qual è però la causa primaria del tormento interiore e indicibile del poeta? Indubbiamente, Seabra pone l’accento sulla primordiale visio della donna, topos per eccellenza delle canzoni d’amore maschili galego-portoghesi. che spesso chiama in causa un ulteriore motivo dominante di questa tipologia testuale: l’elogio della dama. In questo contesto, si notano le molteplici allusioni al bell’aspetto della donna amata, ma anche ad altre sue qualità non fisiche, quali il “bel parlare”, il “senno”, la “misura”, e così via. Sempre in relazione al motivo della visione della senhor e della successiva manifestazione della sofferenza amorosa, nei testi incontriamo una seconda invocazione che può accompagnare – o sostituire – l’apostrofe rivolta alla dama, ossia quella a Dio. Questo intreccio fra la donna amata e Dio è tipica della cantiga de amor, e qui riprenderei le parole introduttive di Simone Marcenaro che, con riferimento alle considerazioni di Giuseppe Tavani, nella Presentazione al libro aveva osservato: «L’amore, che Giuseppe Tavani definì felicemente “braccio punitivo di Madonna”, diviene infatti qualcosa di integralmente doloroso, angosciante, una forza irresistibile che spinge il poeta verso la propria senhor e che, nella migliore tradizione del “paradosso cortese” di spitzeriana memoria, dovrà allo stesso tempo essere per sempre irrealizzato e perennemente vivo negli occhi e nel cuore del trovatore». Accanto alla coita de amor, sottesa a tutte le ulteriori direttrici tematiche che vengono sviluppate nei singoli testi, troviamo poi la morte por amor e il segredo de amor. Con riferimento alla prima, la morte del trovatore dovuta ad un’eccessiva sofferenza provocata dal sentimento che prova per l’amata, assume tre differenti valenze tematiche: morte come desiderio ultimo del poeta, come prospettiva futura prossima o remota; morte come uccisione e morte come amore, che si realizza mediante il trinomio lessicale amarmorrermatar; e morte come perdita (del trovatore e/o della senhor). Per quanto riguarda, invece, il segreto amoroso, anche in questo caso troviamo differenti sfumature semantiche: da un lato, abbiamo le cantigas che si rivolgono alla senhor, dall’altro, abbiamo le cantigas che si rivolgono ai cousidores (cui accennavo poc’anzi). Proprio a queste due macro-tematiche, con tripartizioni o bipartizioni semantiche al loro interno (che accolgono talvolta possibili implicazioni stilistiche), ho dedicato una sezione significativa del volume, e nello specifico del terzo capitolo (pp. 59-74, mentre rimando a tutto il Capitolo 3 per una panoramica generale sulla coita de amor). In merito all’unica cantiga de amigo presente nel corpus, anch’essa preserva una sostanziale uniformità, in linea con quanto rilevato per le cantigas de amor: il testo segue un omogeneo sviluppo narrativo caratterizzato dalla rabbia della donna e dal pianto dell’amigo. Anche in questo caso, gli assi tematici preminenti vengono portati alla luce mediante precise strategie stilistiche, fra cui non può non essere menzionata la repetitio lessicale delle voci-chiave del testo.

Mariagrazia Staffieri è dottoranda di ricerca in “Scienze del testo dal Medioevo alla modernità: filologie medievali, paleografia, studi romanzi” presso Sapienza Università di Roma. Si occupa principalmente di linguistica romanza (occitana, galego-portoghese e italiana): il suo progetto scientifico verte infatti sull’analisi sintattica della lirica trobadorica provenzale. I suoi interessi di ricerca sono orientati ulteriormente verso lo studio filologico-linguistico di vidas e razos e verso le digital humanities (marcatura semantica XML/TEI; software e modelli LLM per l’analisi attribuzionistica e stilistico-statistica dei testi). È redattrice di LMR (Lirica Medievale Romanza) e di PARLI (Prosopographical Atlas of Romance Literature), ed è copy editor per la rivista scientifica di Classe A Cognitive Philology.

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