“Cannabis. Il futuro è verde canapa” di Mario Catania

Dott. Mario Catania, Lei è autore del libro Cannabis. Il futuro è verde canapa edito da Diarkos: quali vantaggi economici e quali benefici sociali porterebbe la legalizzazione della cannabis?
Cannabis. Il futuro è verde canapa, Mario CataniaLa legalizzazione della cannabis in Italia potrebbe portare benefici enormi, anche maggiori di quelli che si stanno verificando in Uruguay, Canada e negli 11 Stati americani che l’hanno resa legale anche per l’uso cosiddetto ricreativo, grazie alla vocazione agricola del nostro paese, alle ideali condizioni pedoclimatiche dal nord al sud dello Stivale, e all’indiscusso valore a livello internazionale del nostro settore agroalimentare.

Guardando all’esempio americano i principali vantaggi economici sono innanzitutto gli enormi fatturati, che si traducono in centinaia di milioni di dollari l’anno di tasse: il solo Colorado, dal 2014 al 2019, ha incassato più di 1 miliardo di dollari, di sole tasse sulla cannabis. E poi il fatto che la cannabis legale ad oggi in USA è il settore che sta creando più posti di lavoro in assoluto: oltre 240mila a tempo pieno alla fine del 2019, che diventano 340mila comprendendo anche i part-time e che, se la cannabis fosse legale in tutti e 50 gli stati, sarebbero già oggi 1,46 milioni secondo una proiezione di New Frontier Data. Per le possibili stime italiane invece, secondo lo studio condotto dal prof. Pietro David e dal prof. Ferdinando Ofria dell’Università degli Studi di Messina, la legalizzazione porterebbe benefici fiscali compresi tra i 6 e gli 8,7 miliardi di euro l’anno. 

I benefici sociali invece spaziano dalla diminuzione della violenza domestica e dell’uso di armi, alle centinaia di milioni di dollari – provenienti proprio dalle tasse della cannabis – messi a disposizione per le scuole, le borse di studio, alloggi per i senzatetto e campagne informative sugli stupefacenti, per arrivare al fatto che le forze dell’ordine risolvono più casi perché possono dedicarsi ai veri crimini. Un’iniziativa che aveva fatto il giro del mondo era stata quella della contea di Pueblo County: nel 2016 un fondo di 475mila dollari era stato messo a disposizione agli studenti come borsa di studio per andare all’Università. Un’iniziativa che in America ha un valore particolare visto che, per come è concepito il sistema scolastico, molti studenti per poter frequentare l’università contraggono debiti con lo Stato che vengono poi ripagati con fatica in anni e anni di lavoro. “I soldi che finivano nel mercato nero ed ai cartelli della droga oggi vengono utilizzati per finanziare borse di studio”, aveva commentato il commissario Sal Pace. O il fatto che in Colorado e in Nevada siano stati messi a disposizione decine di milioni di dollari per la creazione di abitazioni per i senzatetto, un problema molto sentito nei due paesi.

Chi si oppone alla legalizzazione?
L’ho scritto in un capitolo dedicato del libro, che inizia così: “La cannabis legale ha tanti nemici, e tra i primi possiamo annoverare le grandi multinazionali che fanno affari d’oro vendendo alcol farmaci. Il motivo è semplice: la legalizzazione fa calare i consumi alcol e anche quelli di diversi tipi di farmaci, come antidolorifici e antipsicotici, perché ne coadiuva gli effetti permettendo di assumerne dosi minori in alcuni casi, e in altri li sostituisce”. Secondo un recente studio di settore, infatti, la cannabis legale a lungo termine mette a rischio il settore dell’alcol. Nella ricerca curata dagli analisti di IWSR Drinks Market AnalysisBDS Analytics, si può leggere che: “Si prevede che il rischio per l’alcol aumenterà con l’aumentare dell’accettazione della cannabis e del consumo, in particolare tra i bevitori di birra e liquori”. Non è un caso che grosse aziende dedite alla produzione di alcolici abbiano fatto diverse donazioni ai vari gruppi che, durante il dibattito pre-referendum in diversi paesei, erano schierati per non far passare la legalizzazione.

E secondo diversi studi, l’evidenza aneddotica e vari sondaggi, è evidente che la cannabis medica, dove è legale, fa calare l’uso di diversi farmaci. Un esempio su tutti è il caso degli oppiacei, che in America sono oggi una vera e propria piaga che uccide decine di migliaia di persone ogni anno. Nel 2016 secondo lo studio “Overdose Deaths Involving Opioids, Cocaine, and Psychostimulants” i casi di morte per overdose dovuti a eroina o oppioidi sono stati 42.249, 115 al giorno, uno ogni 12 minuti. Ebbene, uno studio pubblicato sul JAMA Internal Medicine nel 2014 ha mostrato che Stati americani che hanno autorizzato l’uso di cannabis terapeutica, dopo aver emanato le leggi, hanno avuto un tasso del 24,8% più basso riguardo alla mortalità annuale per overdose da analgesici oppiacei rispetto agli Stati in cui la cannabis terapeutica è ancora illegale. Dati che sono stati confermati nel 2019 da una nuova pubblicazione di Economic Inquiry che, facendo il punto sull’accesso alla cannabis legale negli Stati Uniti, ha evidenziato un calo fino al 35% dei morti fra i consumatori abituali di medicinali a base di oppio, spiegando che il nesso causale tra la cannabis legale e la riduzione delle morti è risultato essere “molto forte”.

Durante il referendum in Arizona del 2016 vinsero i “no” per un soffio, grazie anche al fatto che l’azienda Insys Therapeutics, multinazionale farmaceutica che tra gli altri farmaci produce il Subsys, oppiode sintetico che è fino a 100 volte più potente della morfina, donò ben 500mila dollari in favore del fronte proibizionista. Oggi i cittadini dell’Arizona hanno la possibilità di rifarsi perché il 3 di novembre è previsto un nuovo referendum.

Quali dimensioni ha assunto il fenomeno cannabis light?
Il fenomeno cannabis light ha assunto dimensioni molto vaste, anche se non ci sono stime precise. Durante il lockdown i consumi sono aumentati moltissimo, con diverse aziende che hanno visto decuplicare la normale mole di ordini online.

Secondo le stime di Davide Fortin, ricercatore italiano e dottorando alla Sorbona, nonché collaboratore del Marijuana Policy Project, a regime il fenomeno avrebbe potuto portare ad un fatturato annuo di 44 milioni di euro, 1000 posti di lavoro stabili e 6 milioni di entrate fiscale per lo Stato. Ma erano dati elaborati nel 2017, quando il fenomeno era agli albori. I dati elaborati nel 2019 dal Consorzio Nazionale Tutela Canapa parlano di 10mila addetti, 1500 nuove aziende di trasformazione e commercializzazione, 800 nuove aziende agricole per un fatturato di 150 milioni di euro nel solo 2018. Una cosa interessante da notare è che le mafie e la criminalità organizzata hanno visto scendere i profitti derivanti dallo spaccio di cannabis e hashish. Tre ricercatori che lavorano per l’Università di York e per l’Università degli Studi di Catanzaro, hanno analizzato il mercato a 2 anni dalla sua nascita per scoprire che la cannabis light “Ha portato a una riduzione fino al 14% dei sequestri di marijuana illegale per ogni punto vendita presente”, con una perdita di profitti per le organizzazioni criminali calcolata in una cifra che va dai 90 ai 170 milioni di euro l’anno. Non solo, perché in un altro studio, gli stessi ricercatori hanno notato che: “L’accessibilità al mercato locale della cannabis leggera ha portato ad una riduzione dei pacchetti dispensati di oppioidi, ansiolitici, sedativi, anti-emicrania, antiepilettici, anti-depressivi e anti-psicotici”. Il problema è il vuoto normativo che oggi persiste, a causa del fatto che, nella legge quadro sulla canapa industriale del 2016, le infiorescenze non vennero normate, nonostante si parlava espressamente dell’utilizzo di tutta la pianta. La politica e anche diversi esponenti dei partiti che fanno parte della maggioranza hanno detto più volte che avrebbero risolto il problema, le leggi sono state proposte, ma non sono mai state discusse.

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In che modo la canapa costituisce una risorsa per agricoltura e industria?
La canapa è una risorsa incredibile, che può dar vita a centinaia di prodotti, riducendo l’uso del petrolio e dei suoi derivati, delle energie fossili, e la deforestazione, dando vita a prodotti ecologici e con il vantaggio di portare drastici abbassamenti dei livelli di CO2, un problema che tutto il mondo dovrebbe affrontare nel più breve tempo possibile. Per fare alcuni esempi: la canapa può dar vita a plastiche biodegradabili e a combustibili green, dà vita a carta di ottima qualità che non richiede sbiancanti chimici, può essere utilizzata in ogni sua parte, ed è praticamente inesauribile, visto che cresce forte e vigorosa in pochi mesi, migliorando i terreni in cui viene coltivata grazie all’apparato radicale che penetra in profondità. Un altro esempio è l’applicazione della canapa in bioedilizia. Se da un alto l’edilizia tradizionale è il settore che, a livello globale, incide sulle emissioni di Co2 per il 30/40%, dall’altro la canapa, unita ad acqua e calce, da vita all’unica filiera costruttiva carbon negative, che toglie cioè più CCo2 dall’atmosfera di quella prodotta in tutte le fasi della lavorazione. Non solo, perché, viste le proprietà del materiale, le case in canapa sono naturalmente salubri, ignifughe e resistenti a ratti e insetti, mantengono il calore d’inverno e il fresco d’estate, impedisce la formazione di muffe e, con pompe di calore e pannelli di solari realizza la promessa della “bolletta zero”.

Quali applicazioni trova la cannabis in medicina?
Le applicazioni della cannabis in medicina sono tante e diverse tra loro, come documentato da migliaia di studi scientifici pubblicati. I grandi campi di azione della cannabis sono il trattamento del dolore, spesso in presenza di patologie gravi come cancro o Aids in cui coadiuva i farmaci tradizionali, l’aiuto contro l’inappetenza, il trattamento di epilessia e sclerosi multipla, il glaucoma, problemi gastrointestinali, problemi psichiatrici, patologie complesse come la fibromialgia, diverse patologie neurodegenerative e molte altre. Viene dispensata in farmacia dietro prescrizione medica in forme diverse che spaziano dalle infiorescenze agli oli, passando per capsule, tamponi, tinture e altre, che in genere non cura la patologia, ma agisce sui sintomi, restituendo in molti casi ai pazienti e ai loro familiari, affetti anche da patologie gravi, una vita dignitosa. Avviene ad esempio per i bambini affetti da epilessie farmacoresistenti, con la cannabis e il CBD in particolare che permette la riduzione del numero e dell’intensità delle crisi epilettiche, o nelle persone affette da dolore cronico e neuropatico, che spesso trovano nella cannabis il sollievo che non pensavano più di poter provare.

Questo accade perché la cannabis e i suoi innumerevoli principi attivi interagiscono con il sistema endocannabinoide, presente nell’uomo e negli animali. È un sistema complesso, composto dai recettori, sparsi in tutto il corpo, e da sostanze che il nostro corpo produce in modo naturale, chiamate endocannabinodi, che hanno effetti molto simili ai cannabinoidi prodotti dalla cannabis. La ricerca moderna si sta dedicando allo studio di questo sistema, al suo funzionamento, e sulla sua modulazione per risolvere problematiche molto diverse tra loro. Il sistema endocannabioide infatti preside a molto funzioni fondamentali per il nostro corpo, come ad esempio la gestione dell’umore, dell’appetito o quella del dolore, tanto che, secondo gli esperti, è di fondamentale importanza per il buon funzionamento del nostro organismo e per mantenere la stabilità dei nostri processi fisiologici. Questo è il motivo per cui le molecole della cannabis si legano in modo unico al nostro corpo, intervenendo sua una vasta gamma di patologie, non correlate tra loro.

Di recente l’OMS, dopo un lungo processo di revisione, ha chiesto che la cannabis venga riclassificata a livello internazionale, togliendola dalla tabella, in cui era stata messa con la Convenzione internazionale sugli stupefacenti del 1961, in cui sono comprese le sostanze dannose e senza alcun valore medico. Ora la decisione dovrà essere ratificata dai paesi che ne fanno parte, con una votazione prevista per dicembre 2020.

Quando e come si arriverà, a Suo avviso, alla legalizzazione della cannabis?
Nel mondo la legalizzazione è già arrivata: il primo ad annunciarla è stato quel concentrato di umanità e saggezza che risponde al nome di Pepe Mujica, ex presidente dell’Uruguay, proprio in chiave anti-narcos, ma il primo paese a metterla in pratica è stato il Colorado, proprio in quel paese che era stato il primo a metterla fuorilegge, e che oggi ha deciso di renderla legale per una semplice questione economica, e non di etica. Il risultato è stato quello di mettere un moto un domino di cui ancora non si vede le fine, che ha coinvolto 11 stati americani in cui la cannabis è completamente legale (mentre sono 33 quelli in cui è stata legalizzata quella medica) e il Canada. Ma ormai di legalizzazione si parla apertamente in tutto il mondo, anche nella rigida Asia, dove vigono le leggi più pesanti e restrittive, con la Thailandia ha legalizzato l’uso medico. In Europa ci sono state diverse aperture: si discute apertamente di legalizzazione in Croazia, in Lussemburgo e a Malta. In Spagna i Cannabis Social Club permettono la coltivazione in forma associata, mentre in Olanda, nonostante la produzione non sia mai stata normata, la vendita di cannabis nei coffeeshop è ampiamente tollerata. Basterebbe che uno solo dei paesi dell’Unione Europea trovasse il coraggio di fare il primo passo, e gli altri non potranno che seguirne l’esempio, visti i vantaggi che la legalizzazione oltreoceano sta portando in termini economici, sociali, come fonte di lavoro

Io sono ottimista e credo che, nonostante tutto, la legalizzazione arriverà anche in Italia. I danni imperdonabili e le bugie del proibizionismo sono ormai stati svelati e sono sotto gli occhi di tutti coloro che abbiano la voglia di informarsi.

Oggi la scelta alla quale ci troviamo davanti è semplice: vogliamo che la sostanza stupefacente più usata al mondo sia controllata e tassata dallo stato per i cittadini, o preferiamo lasciarla in mano a mafie e criminalità organizzata?

Legalizzare è una scelta di buon senso. Significa prendere un fenomeno che era stato messo “sotto al tappeto” e regolarlo alla luce del sole, trasformando un problema in una risorsa. È una questione etica ed economica, prima ancora che sociale e con forti rivolti sulla salute pubblica.

Mario Catania, giornalista freelance, scrive per Terra Nuova e per Fanpage.it. Ha fondato due siti, dedicati uno alla canapa industriale e l’altro a quella medica.

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