Professoressa Montesano, Lei è autrice del libro Caccia alle streghe pubblicato per i tipi di Salerno Editrice: cos’è il fenomeno della stregoneria e come sorse la caccia alle streghe?
Caccia alle streghe di Marina MontesanoSe la si considera in senso lato, la stregoneria è un fenomeno estremamente ampio: è infatti la credenza nella capacità di compiere azioni attraverso strumenti o poteri magici. La ritroviamo pressoché in tutte le società, contemporanee come del passato. Tuttavia, quando si parla di stregoneria e di caccia alle streghe in Europa ci si riferisce a un contesto cronologico ben preciso: grossomodo compreso fra il tardo medioevo, in particolare il Quattrocento, e il Settecento. I presupposti della caccia alle streghe sono dati dall’equiparazione fra magia ed eresia, necessaria perché l’inquisizione se ne potesse occupare: in questo modo si immaginava l’esistenza di sette stregoniche simili alle sette ereticali; poi dal crescere delle preoccupazioni demonologiche in seno alla società tardomedievale: il patto con il diavolo è uno degli elementi fondanti della credenza nella stregoneria. Il sabba, ossia il raduno di streghe e stregoni, ha senso solo se si immagina la presenza del demonio. La cronologia del fenomeno si può spiegare in parte con la crisi successiva alla peste di metà Trecento, che causò una grave crisi demografica; l’esacerbarsi della caccia alle streghe tra fine Cinquecento e primi del Seicento ha ugualmente coinciso con un’ondata di pestilenze, crisi climatica (la cosiddetta “piccola età glaciale”), carestie e siccità assai diffuse. Bisogna dire, tuttavia, che l’immaginario e le persecuzioni differiscono secondo le aree. In alcune il sabba è centrale: la Germania, l’arco alpino, i Paesi Baschi, per esempio. Altrove, come in Inghilterra, è un elemento secondario. L’Italia ha visto alcuni fra i primi processi, ma gradualmente il Sant’Uffizio ha perso interesse, preferendo concentrarsi sulla diffusione della Riforma, considerata minaccia ben più reale. Anche in Spagna, paese per il quale è stata creata la “leggenda nera” dell’inquisizione, ha perseguito ben poco la stregoneria. In generale, i tribunali laici hanno condannato più di quelli ecclesiastici. L’area nella quale i processi sono stati più intensi è la Germania, dove l’assenza di poteri centrali forti faceva sì che la pressione dal basso, assai importante nella caccia alle streghe, avesse maggiore efficacia. In pratica, si uccidevano streghe e stregoni perché le comunità locali lo chiedevano. Le statistiche ci dicono che in circa tre secoli, in Europa occidentale ci sono state fra le 40mila e le 60mila condanne capitali. Di queste circa la metà sono state eseguite in Germania da tribunali sia laici sia religiosi, tanto cattolici quanto protestanti.

Quali furono i casi più eclatanti di stregoneria?
Come detto, un numero consistente di processi si svolsero in Germania, soprattutto nel corso del Seicento. Tra gli epicentri vi furono le città e le circoscrizioni di Würzburg, Bamberga, Eichstätt, Ellwangen, Treviri, Colonia, Magonza. La cifra totale delle vittime si aggira tra le 22.000 e le 25.000 (c’è chi si spinge fino a ipotizzarne 30.000). Una menzione a parte va riservata al Liechtenstein, piccolo territorio incuneato tra Svizzera, Austria e Germania. A partire dal 1613, sotto il dominio dei conti di Hohenems, quest’area sperimentò un secolo di terrore; immiserito dalle carestie, dalla peste e dalle conseguenze della Guerra dei Trent’Anni, il Liechtenstein contava una popolazione di sole tremila unità e i processi per stregoneria condussero alla condanna a morte di circa 300 persone, pari alla media più elevata che si conosca. Tanto per dare un’idea, la Germania del Seicento aveva in media 16 milioni di abitanti. E’ poi da segnalare la brutalità della caccia scatenata nella regione settentrionale del Finnmark, parte della Lapponia, che contava una popolazione di appena 3000 persone intorno al 1600, tanto norvegesi quanto sami; le vittime furono infatti 92,  sebbene – contrariamente a quanto si sarebbe portati a pensare – i sami venissero accusati meno dei conterranei (e soprattutto delle conterranee) norvegesi. Nell’Europa mediterranea e occidentale il totale delle condanne è decisamente più basso che nelle aree centro-orientali, con un’unica, forte eccezione: la Confederazione elvetica e l’Arco alpino, fra le più precoci nel registrare l’avvio della caccia alle streghe.

Se invece vogliamo parlare di casi emblematici, possiamo ricordare la tragica vicenda di Loudun in Francia. Intorno alla metà del Seicento la Madre superiora di un convento di Orsoline aveva mostrato segni di squilibrio che vennero da lei stessa e da altre suore interpretati come possessione diabolica; si sottopose a pubblici esorcismi – guidati dai frati cappuccini -, che finirono per contagiare  altre suore; esse accusarono di stregoneria un canonico locale – personaggio influente, ma anche criticato per il suo libertinismo -, Urbain Grandier, che si era inimicato il cardinale Richelieu esprimendo pubblicamente un parere critico verso la sua politica. Nonostante la tortura Grandier negò ogni addebito, ma nel 1634 venne ugualmente condannato al rogo. I molti dubbi suscitati dalla vicenda – per gli interessi politici sottesi, per la volontà dei cappuccini di colpire Grandier, per la perturbata personalità della Superiora – diedero comunque luogo al dibattito in tutta la Francia e contribuirono a influenzare i giudici affinché ponessero un freno definitivo alla caccia.

Si suole pensare che le vittime fossero sempre donne appartenenti alle classi meno abbienti: vi furono casi di stregoneria maschile o di condanne di nobili o ricchi?
La questione del genere ha molto interessato chi si occupa di caccia alle streghe; come sappiamo, infatti, sono comuni le interpretazioni di tale fenomeno alla luce di un generale attacco di misoginia che avrebbe preso piede alla fine del medioevo e imperversato nei due secoli successivi. Se molti trattati, a cominciare dal Malleus maleficarum, mostrano indubbiamente un atteggiamento di pregiudizio nei confronti delle donne, sospettate più degli uomini di esser soggette al patto demonico, bisogna sottolineare che le eccezioni furono molte. In generale, le stime europee ci dicono che il 75% circa delle vittime furono in effetti donne; tuttavia alcune regioni si distaccano o addirittura invertono questa tendenza. In Carinzia, per esempio, due terzi degli accusati di stregoneria erano uomini, spesso dediti al vagabondaggio e alla mendicità; in Normandia, Islanda, Estonia e Russia la maggioranza è ancora più schiacciante. Se anche in Russia gli accusati erano sovente vagabondi, accattoni o stranieri, comunque dei marginali, in Normandia si trattava spesso di pastori legati a una delle attività più redditizie per la regione, la produzione del formaggio, e in misura minore di fabbri; non mancavano poi i preti. In altre aree, come il Senese o la Finlandia, le corti raccoglievano accuse di malefìci perpetrati da uomini, ma condannavano in misura maggiore le donne. Alcune aree germanofone occidentali che vanno dal Belgio alle Alpi registrano pure un numero non maggioritario ma pur sempre elevato di uomini. Così come bisogna considerare alcuni episodi particolari: nella Svizzera romanda le prime cacce perseguono soggetti maschili, e non donne, forse perché il carattere che emerge con maggior evidenza è il legame esistente tra le accuse di eresia conosciute nei secoli precedenti in queste stesse terre a carico dei valdesi e quelle di stregoneria.

Per quanto riguarda il ceto sociale, non c’è dubbio che i marginali siano stati i più colpiti. Ma anche qui è difficile generalizzare, perché le eccezioni sono state talmente tante da non poter, forse, essere considerate tali. L’accusa di stregoneria poteva colpire pressoché chiunque. Per esempio a Treviri il giudice Dietrich Flade, evidentemente scettico circa la realtà dei poteri stregonici, durante una recrudescenza di denunce e processi cominciata per volontà dell’arcivescovo Johann von Schönenberg nel 1587,  aveva giudicato con lievità e spesso liberato numerosi imputati giudicati innocenti; accusato a sua volta di stregoneria e di collusione con il demonio, nel 1589 fu torturato, strangolato  e bruciato sul rogo.

La caccia alle streghe superò i confini religiosi e le distanze, per approdare anche oltre oceano tra i coloni americani protestanti
Sebbene la colonizzazione europea possa aver avuto un peso nell’esportare alcune delle idee in materia stregonica in territori dove prima esse erano sconosciute, l’interazione con le culture locali consegue risultati troppo differenti perché li si prenda in considerazione in questa sede. Unica eccezione per il New England americano, che alla fine del Seicento può difficilmente esser considerato un luogo extraeuropeo, dati i forti legami culturali che i coloni conservavano con la propria terra d’origine. Il caso più grave, nonché il più noto, è quello di Salem, ma nella regione si ebbero altri 61 processi per stregoneria nel corso del XVII secolo. Nel 1691 a Salem alcune ragazzine avevano tentato esperimenti di divinazione; successivamente erano state colte da turbe e strane visioni, che gli adulti interpretarono come causate da malefici; dietro indicazione delle stesse giovani vennero incarcerate tre donne. Ma i fenomeni non cessarono con i primi arresti, e anzi le denunce finirono per coinvolgere oltre 150 persone di differenti villaggi e cittadine. 19 furono le condanne a morte per impiccagione, alle quali si deve aggiungere l’uccisione di un accusato in assenza di condanna; l’ingresso – sia pur marginale – di personaggi latori di una cultura “altra” rispetto a quella europea (in questo caso due schiavi di origine caraibica) ha un peso ben minore rispetto alle considerazioni che si possono fare circa il particolare tipo di comunità – chiusa, ossessionata da preoccupazioni demoniache – che i puritani avevano creato nel New England. A scatenare l’episodio contribuì molto lo smodato interesse che percorreva la comunità per i trattati in materia di stregoneria e di possessione, anche se oggi si tende a dare un forte peso alle tensioni di tipo socio-economico e alle liti di vicinato che all’epoca attraversavano la comunità. La “caccia” fu interrotta solo dall’interessamento alla vicenda di alcuni pastori che – mossi da considerazioni giuridiche sull’inadeguatezza dei procedimenti osservati – ne accelerarono la fine, nonostante l’opposizione di molti, e dall’intervento delle autorità amministrative; lo stesso governatore Phips ordinò la sospensione dei processi in corso, forse anche perché accuse di stregoneria erano ormai arrivate a toccare sua moglie.

Esistono episodi contemporanei di persecuzione antistregonica?
Vi sono studi antropologici che hanno parlato di stregoneria in Africa e in America latina: si tratta comunque di una stregoneria che ha caratteri differenti rispetto a quella europea d’età moderna; e anche le persecuzioni sono episodiche, sebbene sanguinose. Tuttavia è interessante notare come anche in questi luoghi le stesse credenze in materia di stregoneria siano sensibilmente mutate con l’arrivo della modernità e con il loro ingresso nel mondo globale. Spesso per comprendere le persecuzioni non si deve pensare a un retaggio delle tradizioni ancestrali; sono piuttosto il frutto della modernità, esattamente com’è avvenuto in Europa.
Nel mondo occidentale odierno la caccia alle streghe è utilizzata soprattutto come metafora: è quanto hanno fatto nel Novecento Michail Bulgakov con il Maestro e Margherita e Arthur Miller con Il crogiuolo. Nel mio libro Caccia alle streghe propongo un parallelo con i casi di panico collettivo legati a presunti abusi rituali satanisti che si sono verificati soprattutto negli Stati Uniti degli anni ’80 del Novecento, e nei decenni successivi anche in Europa, Italia compresa.

Si sono letti nella caccia alle streghe i più diversi motivi ispiratori: da manifestazione del potere maschile a repressione di classe. Qual è il Suo parere al riguardo?
Come detto, la caccia alle streghe ha diverse cause: alcune materiali, come il peggiorare delle condizioni di vita e la ricerca di capri espiatori; altre più spiccatamente culturali, come la demonomania che ha investito l’Europa nei secoli in questione, che conduceva a una lettura in chiave demonologica delle pratiche folkloriche. Tuttavia, quanto emerge dagli studi più recente è che al di là delle cause e delle origini, una volta che le credenze nei poteri di streghe e stregoni si erano radicati in larga parte della società e nei più diversi strati sociali, l’accusa di stregoneria diveniva adatta a liberarsi di molti “problemi”: accattoni, mezzane, vagabondi, stranieri, insomma indesiderabili di vario genere. Ma anche vicini di casa con i quali si aveva in corso qualche contenzioso, come avvenne a Salem o in molti altri casi. Oppure avversari politici. L’accusa di stregoneria diveniva insomma utile e spendibile in tante situazioni differenti. E’ per questo che riflettere sul significato della caccia alle streghe si rende necessario ancora oggi: non solo per conoscere tragiche vicende del passato, ma anche per mettere in guardia sulla facilità con la quale si può cadere ancora oggi negli stessi errori. I secoli che hanno prodotto la caccia alle streghe non erano né bui né ignoranti; erano l’età del rinascimento, del razionalismo e della formazione degli stati nazionali. Non abbiamo alcun diritto, oggi, di sentirci superiori o distanti da quel passato: che è comunque il nostro, in quanto Europei e occidentali.

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